Che il ventaglio di possibili personaggi interpretabili da Ana De Armas fosse piuttosto ampio lo sapevamo. Del resto, l’attrice cubana si era guadagnata la nomination all’Oscar per il suo ruolo in Blonde, biopic sulla vita di Marilyn Monroe. Ma sapevamo altrettanto bene quanto si trovasse bene con ruoli prettamente d’azione, come già visto nell’ultimo 007 con Daniel Craig, in cui ha vestito i panni dell’avvenente (e letale) Paloma. Adesso tocca a un altro franchise ad alto tasso adrenalinico, quel John Wick che Keanu Reeves ha portato al successo e il cui filone principale si è (forse) concluso col quarto capitolo uscito nel 2023. Il protagonista della recensione di oggi è uno spin-off del film diretto da Chad Stahelski, Ballerina. Dietro la cinepresa abbiamo Len Wiseman, mentre alla sceneggiatura Shay Hatten, che aveva lavorato agli ultimi due capitoli della saga. Oltre alla già citata Ana De Armas, nel cast Anjelica Houston, Ian McShane, Catalina Sandino Moreno, Norman Reedus, Gabriel Byrne, Keanu Reeves e Lance Reddick, in una delle sue ultime interpretazioni. Abbiamo visto Ballerina in anteprima (uscirà nelle sale il 12 giugno distribuito da 01 Distribution) e vogliamo darvi le nostre impressioni, come al solito in una classica recensione in 5 motivi.
Di cosa parla la trama di Ballerina?
La storia di Ballerina è parallela a quella di John Wick 3 – Parabellum e ha come protagonista Eve MaCarro (Ana De Armas), orfana allevata e addestrata dalla Ruska Roma, la confraternita di assassine danzatrici della Gran Tavola che più volte compare nella saga originale. Eve viene presa sotto la propria ala dalla Direttrice (Anjelica Houston) quando è ancora da bambina, dopo che un misterioso gruppo di killer le uccide il padre, reo di averla portata via proprio da loro. La ragazzina, fuggita anche grazie all’aiuto del solito onnipresente Winston (Ian McShane), carica di dolore, rancore e risentimento decide di unirsi alla Ruska Roma.
Il cammino verso la realizzazione della propria vendetta personale è, però, difficile e passa attraverso molta sofferenza, sia fisica, sia mentale. Tuttavia, quando Eve trova sul proprio cammino la piccola Ella, capisce che probabilmente deve mettere da parte il proprio obiettivo per evitare che un’altra sfortunata patisca il suo stesso destino.
La recensione in 5 motivi di Ballerina
Ana De Armas “sfonda” lo schermo
Partiamo dal punto probabilmente più condivisibile e innegabile: la presenza scenica di Ana De Armas. Ogni volta che appare sullo schermo tutto si illumina, creando un particolare contrasto con l’altrimenti cupa e oscura ambientazione tipica della saga. Purtroppo, però, se da un lato le sue doti attoriali sono indiscutibili, non si può dire lo stesso di quelle atletiche. L’impegno c’è e si vede, anche guardando alcuni dietro le quinte della produzione. Ma il fatto che non abbia studiato arti marziali, a differenza di altri suoi colleghi, o che non abbia lo stile di altri attori e attrici ben più navigati nel genere (tipo un Tom Cruise o una Uma Thurman) è altrettanto palese. Per fortuna il carisma in parte compensa le mancanze.

“Lotta come una ragazza”… circa.
Rimanendo in tema combattimento e coreografie, sempre spettacolari e ai limiti dell’incredibile in più di una scena (e alcune volte anche troppo), lo stesso film cerca in qualche modo di mettervi una pezza. Sono proprio i suoi insegnanti alla Ruska Roma, nell’introduttiva sequenza di allenamento, a dirle chiaramente “Sarai sempre più piccola e debole. Vuoi vincere? Cambia i termini del combattimento. Lotta come una ragazza“. Un discreto assist al movimento del girl power, ma che in generale porta a quella (necessaria) sospensione volontaria dell’incredulità utile per godere appieno di film come questi. In più di un caso, però, anche quest’ultima non basta. In diverse sequenze ci è sembrato vegliare sopra Eve una sorta di Deus Ex Machina. Un vigilante sempre pronto a toglierle le castagne dal fuoco quando le cose si mettono in maniera eccessivamente negativa.
Keanu e Ana
Gli amanti della saga sicuramente apprezzeranno questo spin-off. Non solo perchè riporta in scena personaggi amati come, appunto, Winston, la Direttrice e Charon. Ma anche poiché ci regala nuovamente una coppia, quella formata da Keanu Reeves e Ana De Armas, dalla grandissima alchimia. I due avevano già recitato assieme in Knock Knock di Eli Roth (2015), ma anche in Nell’Ombra di un Delitto. Insomma, per quanto le scene condivise non siano moltissime e nemmeno lunghissime come minutaggio, funzionano abbastanza bene. Anche grazie al già citato contrasto nato dalla naturale luminosità di Ana/Eve rispetto alla cupa crudezza di Keanu/John. E, soprattutto, ci dimostrano come Eve non sia un mero copia-incolla al femminile di John, ma invece un personaggio con le sue sfaccettature e con le sue peculiarità.

Non c’è Chad e si vede
L’elemento più debole della pellicola, è la regia. Len Wiseman non è Chad Stahelski, che vanta un background da ex stunt-man e artista marziale. Il regista di Palmer, Massachusetts, si nutre di pane e azione e sa trattarla come pochi a Hollywood. Wiseman non può dire lo stesso e si vede. Parecchia ruggine sulle spalle del californiano, che mancava dietro a una cinepresa dal lontano 2012, quando diresse il remake di Total Recall. La sua regia è abbastanza piatta e manca del mordente che aveva caratterizzato la saga originale. Nessun errore evidente, ma siamo lontani anni luce dai fasti dei primi tre, gloriosi capitoli. Un appunto, benché ci rendiamo conto sia probabilmente un superfluo esercizio retorico, va fatto anche alla fisica. Ogni capitolo è stato caratterizzato dall’utilizzo di un’arma specifica. In questo caso si tratta di lanciafiamme, che regalano diverse sequenze altamente pirotecniche. Essi, però, seguono delle regole tutte loro e subalterne esclusivamente alle necessità di trama. Lo stesso dicasi per la notevole mole di granate impiegate da Eve, spesso a distanza troppo ravvicinata e la cui esplosione sembra dirigersi sempre e solo nella direzione voluta.
Qualche scelta francamente insensata
Un’altra mancanza piuttosto pesante riguarda il lato sceneggiatura, come detto curata da Shay Hatten. Niente Derek Kolstad, creatore originale della serie, nemmeno nelle vesti di supervisore. Un’assenza che si riflette in una narrazione tanto lineare quanto debole, e con diversi colpi di scena (se così possiamo chiamarli) abbastanza forzati. Da film di questo genere non pretendiamo trame complicate e cervellotiche, ma nel mezzo ci sono mille sfumature. Postilla relativa al personaggio interpretato da Norman Reedus, il cui passaggio in scena è davvero troppo fugace e privo di reale spessore narrativo. La scelta di un attore sulla cresta dell’onda per un ruolo così marginale non ha quasi senso, a meno che non preannunci un impiego futuro ben più corposo in un eventuale secondo spin-off. Chi vivrà, vedrà.

Vale la pena di andare a vedere Ballerina?
Benché decisamente lontano dai fasti dei primi tre film, Ballerina, come detto nella nostra recensione, ha diversi elementi che i fan apprezzeranno. L’azione tipica del franchise, per quanto meno ispirata rispetto a quella delle pellicole girate da Stahelski, c’è. Eve MaCarro è un personaggio carismatico e che vive soprattutto della naturale presenza scenica di Ana De Armas. Quest’ultima in grado anche di compensare alcune lacune atletiche. Apprezzabile aver ritrovato personaggi amati della serie, come la Direttrice e Winston, e aver potuto vivere l’ultima avventura da Concierge del Continental per il compianto Lance Reddick. La narrazione, un revenge movie lineare e senza pretese, soffre di alcune forzature che sarebbero state evitabili. Qualche appunto sulla fisica “piegata” alle necessità di trama, anche oltre gli standard per questo genere di produzioni. In ogni caso Ballerina ha il merito di ampliare una lore, quella legata alla Ruska Roma, solo sfiorata nei capitoli principali e gliene va dato atto. Se volete dargli una chance, il film è al cinema a partire dal 12 giugno. E chissà che non faccia da apripista per una serie di altri spin-off legati alla Gran Tavola.
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