Gérard Depardieu non presenzierà al processo per aggressione sessuale: ecco perché

Federica Massari

Gérard Depardieu non presenzierà al processo per aggressione sessuale per motivi di salute

A causa di problemi di salute Gérard Depardieu non potrà prendere parte al processo per aggressione sessuale che lo vede coinvolto. I fatti risalgono al 2021 e si riferiscono al periodo in cui si stavano svolgendo le riprese del film The Green Shutters.

Gérard Depardieu e il processo per aggressione sessuale

A rendere noto che Gérard Depardieu sarà assente al processo che inizierà oggi a Parigi è stato il suo avvocato Jérémie Assous. L’attore francese avrebbe problemi di salute per cui i suoi medici gli avrebbero sconsigliato di prendere parte al processo. Adesso vorrebbe chiedere un rinvio dell’udienza che lo vede coinvolto per aggressione sessuale nei confronti di varie donne sul set del film del 2021.

Il suo legale ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: “Non si tratta affatto di una fuga. Al contrario, Depardieu vuole essere ascoltato dai giudici e vuole che la verità venga a galla, perché sinora tutto ciò che avete sentito è falsa informazione, disinformazione e imprecisioni. […] Depardieu si aspettava di partecipare ma ha 75 anni, è diabetico da venticinque e i medici gli hanno detto di no”.

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Le accuse all’attore

Il processo che vede coinvolto Gérard Depardieu è uno dei principali del movimento #MeToo, considerato un simbolo e l’opinione pubblica è completamente posizionata dall’altra parte rispetto all’industria cinematografica francese. Pochi giorni fa un altro regista e attore d’oltralpe, Nicolas Bedos, è stato condannato a un anno di carcere, sospeso poi a sei mesi, per violenza sessuale.

Non è la prima volta che Gérard Depardieu è accusato di crimini a sfondo sessuale. Già nel 2018 infatti l’attrice Charlotte Arnould lo denunciò per stupro. Ad agosto del 2023 l’ufficio del procuratore ha fatto richiesta affinché l’attore si presenti in un tribunale penale ma ancora non ha ricevuto risposta. A ottobre dello stesso anno il regista francese ha fatto pubblicare una lettera su Le Figaro per difendersi dalle accuse, sostenendo di essere stato mal interpretato.