Bello come allora, ma senza un perchè: Lilo & Stitch, la recensione del film remake in 5 motivi

Roberto Ciucci

Lilo & Stitch: la recensione del film remake in 5 motivi cover

Disney continua imperterrita, e con alterne fortune, la propria opera di rifacimento con attori reali dei suoi classici animati. Se infatti era riuscita, bene o male, a centrare il punto con Aladdin e con La Bella e la Bestia, per quanto non esenti da difetti e appesantiti da qualche non necessaria rilettura di troppo, non si può assolutamente dire lo stesso per i disastrosi Biancavene, La Sirenetta e Il Re Leone. Era quindi naturale avere un po’ di timore all’alba dell’uscita nelle sale (il 21 maggio 2025) del remake di Lilo & Stitch, oggetto della recensione di oggi. Il classico animato del 2002, creato da Chris Sanders, negli anni si è scavato un posto speciale nel cuore di milioni di bambini, oggi adulti, in parte vero target di quella che a conti fatti è un’operazione esclusivamente all’insegna della nostalgia. Nel cast del film diretto da Dean Fleischer Camp troviamo Sydney Agudong, Maia Kealoha, Tia Carrere, Courtney B. Vance, Zack Galifianakis e Billy Magnussen.

Di c0sa parla la trama di Lilo & Stitch?

Come per Il Re Leone, anche in questo caso Disney ha scelto (saggiamente) di riproporre la struttura narrativa originale in modo quasi pedissequo. Troviamo infatti la piccola Lilo (Maia Kealoha), bambina hawaiana che fatica a integrarsi tra i coetanei e a farsi degli amici, e sua sorella Nani (Sydney Agudong), che deve farle da madre per la recente scomparsa dei genitori. La vita delle due ragazze è difficile e l’ombra degli assistenti sociali incombe: se Nani non riuscirà a dare stabilità alla sorellina, potrebbe perderla per sempre. A sua volta Lilo fatica a gestire il turbinio di sentimenti ed emozioni causate dalla situazione, finendo per sfogarli con dispetti e scherzi.

Lilo & Stitch: la recensione del film remake in 5 motivi

Nella sua vita piomba per caso l’Esperimento 626, ultima creazione del geniale scienziato Jumba Jookiba (Zack Galifianakis). Creato come arma di distruzione di massa, il piccolo alieno blu viene condannato all’esilio, ma scappa e finisce sulla Terra. Scambiato per un cucciolo di cane, riesce a farsi adottare da Lilo per sfuggire a Jumba, messo sulle sue tracce in cambio del condono della pena, e a Pleakley (Billy Magnussen), strambo alieno affascinato dalla Terra e dai suoi abitanti.

La recensione in 5 motivi di Lilo & Stitch

Sempre Ohana, anche dopo 22 anni

Come già accennato a inizio recensione, la struttura narrativa del remake di Lilo & Stitch non cambia sostanzialmente di una virgola. Troviamo gli stessi, funzionanti elementi: fantascienza, umorismo, gag, cultura hawaiana e quel delicato e dolce sottotesto familiare. Il live-action riprende la formula e semplicemente la adatta con attori in carne e ossa. Certo, ci sono delle piccole differenze, sia di scrittura, sia nei personaggi, ma si tratta di minuzie che non rovinano l’esperienza finale. La commovente storia di Lilo, Nani, Stitch e della loro Ohana “piccola e disastrata, ma bellaè sempre lì, in tutto il suo dolce splendore.

Un adattamento (finalmente) ben riuscito…

Qualcosa che, purtroppo, abbiamo potuto dire molto di rado parlando dei rifacimenti live-action dei Classici Disney: Lilo & Stich funziona. Il modello del piccolo alieno blu è ben fatto e riproduce perfettamente le strambe espressioni e movenze che aveva nel cartone originale. Anche l’interazione con i personaggi umani non risulta troppo posticcia (a parte un paio di situazioni in cui la CGI era veramente da brividi, e non in senso buono). Abbiamo apprezzato la scelta narrativa di dotare Jumba e Pleakley di un dispositivo che gli conferisce sembianze umane (quelle dei loro doppiatori originali). Ciò ha permesso di aggiungere al film nuove gag e siparietti comici in salsa slapstick comedy.

Lilo & Stitch: la recensione del film remake in 5 motivi

… Pur con qualche rinuncia

Come i più attenti avranno sicuramente notato, non compare nella lista del cast un doppiatore per il colossale e cattivissimo Capitano Gantu, antagonista principale del film del 2002. Questo perchè, per non strafare con la CGI, il personaggio è stato eliminato, travasando in un altro il ruolo di cattivo. Una modifica che probabilmente farà storcere il naso ai puristi dell’originale e che, per ora, cancella dal canone un personaggio ricorrente in tutti i prodotti successivi legati alla pellicola d’animazione, tra sequel e serie tv. A conti fatti, però, si tratta di una modifica che non pesa eccessivamente e che non inficia troppo sul godimento finale della visione.

Un focus “diverso”

Altro piccolo cambiamento è stato lo spostamento della lente di ingrandimento dall’amicizia tra Lilo e Stitch al rapporto della bimba con sua sorella Nani, a cui è stato anche conferito un background più approfondito. Ciò ha donato un maggiore spessore al rapporto tra le due sorelle, che qui è ancor più centrale e di rilievo rispetto al film del 2002. Molto convincenti nel ruolo l’esordiente Maia Kealoha e Sydney Agudong. Cambia (seppur di poco) anche il personaggio di Cobra Bubbles (Courtney B. Vance), qui non più finto assistente sociale ma esplicitamente agente della CIA sin dall’inizio. Questo lato è stato trasferito al personaggio interpretato da Tia Carrere, che nel film d’animazione era la voce originale di Nani. La donna veste infatti i panni della Signora Kekoa, assistente sociale assegnata al caso di Lilo.

Lilo & Stitch: la recensione del film remake in 5 motivi

Peccato per l’atmosfera

Ciò che davvero manca a questo remake live-action di Lilo & Stitch è parte dell’atmosfera che permeava il film originale. La regia non è sempre all’altezza e manca quel particolare estro creativo, in questo caso parzialmente castrato da limiti di un reale che pone obblighi e divieti. Dimenticatevi, quindi i vezzi della pellicola del 2002 e la sua totale libertà di messa in scena. Alcune inquadrature sono riprese quasi 1:1, ma manca proprio quel gusto particolare che il vecchio film poteva vantare.

Vale la pena di vedere Lilo & Stitch?

Pur con qualche lieve modifica e privo dello splendido estro creativo del film del 2002, come detto nella nostra recensione, il remake di Lilo & Stitch fa il suo compito. Nel tentativo di relazionarsi in modo diverso con un pubblico nostalgico e con le nuove generazioni, il film riesce nell’intento più importante, ovvero quello di veicolare il suo dolce messaggio. Permangono le diverse chiavi di lettura presenti nella pellicola originale, rendendolo adatto sia a un pubblico di giovanissimi, sia a uno di spettatori più agée. La regia di Dean Fleischer Camp, purtroppo, vive di momenti altalenanti e si perde, per i limiti del live-action, quell’estro creativo visto nell’opera originale. Maia Kealoha e Sydney Agudong brillano come Lilo e Nani e il modello che anima Stitch funziona egregiamente. Ciò che risulta comunque molto difficile, se non impossibile, è trovare uno scopo a questa operazione che vada oltre la pura nostalgia. Il film del 2002 rimane infatti attualissimo, sia come struttura narrativa, sia come messa in scena. Se vorrete dargli una chance, anche solo per rivivere le emozioni provate da bambini (e che qui ci sono ancora tutte), Lilo & Stitch è in sala dal 21 maggio.

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