50 km all’ora: la recensione del film in 5 Motivi

Rosanna Donato

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50 km all'ora recensione

Giovedì 4 gennaio è approdato al cinema 50 km all’ora, il nuovo film diretto da Fabio De Luigi e da lui interpretato al fianco di Stefano Accorsi, di cui vi proponiamo la nostra recensione in 5 Motivi. La storia ruota a due fratelli che si ritrovano dopo tanti anni al funerale del padre. Tra rancori passati e affetto sopito, i due affrontano un percorso allo scopo di portare le ceneri del loro genitore accanto alla moglie, seguendo le sue ultime volontà. I protagonisti salgono a bordo di due motorini scassati, costruiti anni fa quando erano due ragazzini. L’obiettivo è percorrere un viaggio attraverso l’Emilia-Romagna e i loro sentimenti per scoprire che c’è sempre tempo per litigare e amarsi di nuovo. Ricordiamo che il film è un adattamento italiano dell’originale tedesco 25 km/h, diretto da Markus Goller.

50 km all’ora, la recensione in 5 Motivi

La strana coppia che funziona

Fabio De Luigi e Stefano Accorsi mostrano una grande chimica sullo schermo, interpretando due personaggi opposti ma complementari allo stesso tempo. Una diversità comportamentale, caratteriale e di pensiero che rende la visione più piacevole e divertente. In particolare è il loro modo di interagire l’uno con l’altro a contribuire più di qualunque altro aspetto alla riuscita della commedia on the road.

Mancanza di guizzi registici

Una struttura narrativa classica e prevedibile è quella che caratterizza il film di Fabio De Luigi e che rende 50km all’ora meno stimolante per lo spettatore dal punto di vista della trama. La storia, infatti, manca di elementi visivi e registici distintivi, poiché si focalizza perlopiù sulla descrizione dei personaggi. Una regia più audace e creativa avrebbe sicuramente giovato al lungometraggio – il terzo diretto da Fabio De Luigi dopo Tiramisù e Tre di troppo – ma i suggestivi paesaggi dell’Emilia Romagna che offre la pellicola di certo non deludono.

Le fragilità maschili

Il film riesce a scavare a fondo le fragilità maschili, nonostante venga lasciato largo spazio a momenti comici a dir poco divertenti, dati soprattutto dalle situazioni paradossali (e le reazioni) che coinvolgono i due protagonisti. C’è quindi la volontà di indagare l’animo umano con attenzione, un intento chiaro e messo in risalto. Questa fragilità appartiene a entrambi i fratelli – Rocco e Guido – ed emerge in particolar modo nel personaggio interpretato da Fabio De Luigi. Quest’ultimo infatti non ha paura di esternare i suoi sentimenti in un mondo in cui le lacrime sono considerate un segno di debolezza, né di parlare a cuore aperto.

Alla fine capiremo che, seppure la paura sembra appartenere più a Rocco, anche Guido ne prova tanta, ma adopera la sua spavalderia per nasconderla. Cosa c’è di meglio di costruire personaggi complessi e riuscire a far spiccare tutta questa loro profondità sullo schermo? Non è certo cosa da poco, né tantomeno una capacità di tutti i registi. Lo spettatore difficilmente non ne rimarrà colpito.

Viaggio di formazione

Il film rappresenta un viaggio di formazione, un percorso di crescita personale che i due fratelli vivono in prima persona e che li porta a cambiare nel profondo. Da anni nemici, e poi, tra una partita a ping pong, una fuga in motorino e una notte all’insegna dell’esagerazione, arriva la riappacificazione. I due si avvicinano e allontanano di continuo. Si rinfacciano più volte il passato ma mantengono vivo il rapporto di fratellanza aiutandosi l’un l’altro nel momento del bisogno.

A dirla tutta, è Rocco il più sensibile tra i due, e lo notiamo dalla rabbia che dimostra nei confronti del fratello a distanza di anni. Quasi un odio intenso da parte di quest’ultimo, dovuto all’abbandono di Guido tanti anni prima. Al personaggio viene lasciato inoltre l’arduo compito di rimettere insieme i pezzi, pur non apprezzando gesti e scelte del fratello legati al suo passato. È spesso Rocco infatti a cercare una soluzione, un confronto, e a spronare e accompagnare Guido nel migliorarsi e a prendere coraggio.

Nel grande finale capiamo che l’amore per la famiglia è più forte di qualsiasi dissapore. Da qui emerge inoltre quella profondità che caratterizza il personaggio di Fabio De Luigi e quel legame familiare da lui sentito e mai veramente perso. I due imparano tanto, divertendosi e battibeccando: crescono di pensiero, cambiano punto di vista, ritrovano sé stessi e l’altro e comprendono ciò che prima non gli era così chiaro.

La descrizione dei personaggi e l’interpretazione

Il lungometraggio riesce a bilanciare momenti comici con emozioni genuine, senza dimenticare di dare il giusto spessore ai personaggi coinvolti. Come già accennato, Rocco e Guido hanno personalità molto diverse. Il primo è spesso serio e introverso, il secondo molto spavaldo ed egocentrico, pure troppo alle volte. Sebbene De Luigi sia perfettamente in parte e più sobrio nella sua interpretazione, Accorsi risulta spesso eccessivo per quanto riguarda la caratterizzazione del suo personaggio. Ciò non toglie che la chimica – così come questa forte ed evidente diversità tra i due – emerga per tutta la durata del film e sorprenda più della sceneggiatura in sé, che presenta delle mancanze. Un paio di queste potrebbero portare lo spettatore a chiedersi: “Ma come è possibile questa cosa?”

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Nonostante le piccole pecche di cui abbiamo parlato nella recensione, 50 km all’ora è un film godibile, a tratti leggero ma ricco di spunti di riflessione e momenti emozionanti. Un rapporto tra fratelli che viene portato avanti ed esplorato dall’inizio alla fine. Insomma, rispetto alle ultime commedie uscite al cinema è di sicuro un film che vale la pena vedere. Cosa state aspettando? Il film è uscito nei cinema italiani il 4 gennaio 2024, distribuito da Sony Pictures.

L’immagine di copertina è tratta dal poster ufficiale di 50 km all’ora.