Cobra Kai 6, una storia di amicizia e paternità più che di karate – La recensione del finale della serie in 5 motivi

Anna Montesano

Cobra Kai 6, la recensione del finale della serie Netflix in 5 motivi

Dopo 6 stagioni, tra alti e bassi e colpi di scena, la serie Cobra Kai è giunta alla sua conclusione, e noi ve ne parliamo nella nostra recensione. Lo show targato Netflix ha dato un seguito alle vicende narrate nella saga di film Karate Kid, riportando sullo schermo i due antagonisti – Daniel LaRusso e Johnny Lawrence – e una serie di personaggi che hanno conquistato generazioni. Ma Netflix è riuscito a dare una degna conclusione o questa storia meritava qualcosa di più?

La trama degli episodi finali

Prima di rispondere a questa domanda e, dunque, addentrarci nella nostra recensione del finale di serie Cobra Kai 6, raccontiamo brevemente la trama degli ultimi episodi. La storia riparte dall’interruzione del Seikai Taikai a causa di una tragica morte, quella di Kwon del Cobra Kai. Su pressione di Terry Silver, il torneo, che era stato interrotto, viene ripreso, e con esso le sue gare. Tuttavia, una serie di colpi di scena stravolgono gli equilibri del team e le gare che restano da combattere. I protagonisti dovranno fare i conti con il loro vero io e con consapevolezze che avevano accantonato. Daniel e Johnny, in particolare, hanno ottenuto una seconda chance nel karate, ognuno a suo modo, e non devono buttarla via.

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Cobra Kai 6, La recensione del finale della serie in 5 motivi

L’amicizia viene prima del karate

Se è vero che tutto nasce dal karate, è vero anche che il karate non è la priorità della serie Cobra Kai. Ciò che arriva forte e chiaro sul finale della serie (ma anche a tratti durante), è che il karate funge da mezzo per raccontare i rapporti tra i vari protagonisti, ma non è il protagonista della storia. Combattere e vincere non è sempre la priorità, soprattutto se dall’altra parte c’è un amico. Un insegnamento che regala agli spettatori Samantha LaRusso, protagonista di uno dei momenti più significativi del finale della serie.

L’eredità di Miyagi-Do e Cobra Kai

La serie, soprattutto nei suoi ultimi episodi, riesce a celebrare l’eredità di entrambi i dojo protagonisti, mostrando come i valori di Miyagi-Do e Cobra Kai siano non solo entrambi validi, ma possano coesistere e integrarsi. Il risultato è un mix perfetto che riesce, sul finale, ad emergere su tutto e tutti. Rispetto all’inizio, i due stessi protagonisti sono cambiati, evoluti, proprio perché hanno fatto propri anche i valori del dojo che, fino a quale stagione fa, era ‘il nemico’.

Un cerchio che si chiude alla perfezione

L’ultimo episodio di Cobra Kai 6 chiude un cerchio, iniziato nella prima stagione. Lo fa attraverso dei richiami ben evidenti tra la partenza e il finale. Il primo è il titolo dell’ultimo episodio – ‘L’ex degenerato’ – che richiama quello del primo episodio della prima stagione: “Il più degenerato di tutti”. il ‘degenerato’ in questione è Johnny, che è in realtà il vero protagonista di Cobra Kai. La serie nasce, infatti, come il racconto della storia dell’antieroe, il perdente che ha ora occasione di ottenere la sua seconda chance e far comprendere a tutti che il suo modo, pur non essendo quello del personaggio ‘buono’ (Daniel LaRusso), non è per forza sbagliato, ma soltanto diverso. Il Johnny del primo episodio, quello senza obiettivi e con tanti fallimenti sulle spalle, rinasce nel finale, raggiungendo quella meta in cui riesce a credere davvero solo grazie alle persone che ama.

L’importanza di essere padri

Amicizia e karate sono le fondamenta di Cobra Kai, ma c’è un’altra tematica preponderante, che assume un ruolo determinante nell’intera storia: la paternità o, più in generale, la figura paterna. La serie ci mostra come la sua presenza, o assenza, abbia modellato le vite e le scelte dei protagonisti. A partire da Johnny, cresciuto senza un padre presente e, a sua volta, figura assente con suo figlio Robby. Cerca e crede di aver trovato – negli anni ’80 – quel padre mancante nel suo allenatore, Kreese, ma è poi deluso anche da quest’ultimo. Questi duri colpi influenzano il suo modo di vedere, disilluso e spesso duro. In Cobra Kai, Johnny cerca allora di colmare il vuoto lasciato dal padre diventando a sua volta un mentore per Miguel e, successivamente, suo padre a tutti gli effetti.

Cobra Kai 6, la recensione del finale della serie Netflix in 5 motivi

La paternità è un tema che tocca profondamente anche Daniel, personaggio che ha dovuto fare i conti con l’assenza di una figura paterna stabile. Un amore che ritrova in Mr. Miyagi, che è per lui molto più di un semplice maestro. Ecco perché, quando si ritrova a conoscere una parte di lui inedita, ne rimane totalmente sconvolto.

Personaggi ‘tirati’ un po’ troppo

Se proprio vogliamo evidenziare una pecca, lo facciamo con i ‘villain’ della serie, la cui storia sembra, nell’ultima stagione, un po’ troppo tirata. A tratta, il loro ruolo nella serie perde peso e significato o, comunque, diventa ripetitivo, senza particolari guizzi. Vale per Kreese come per Terry Silver.

Vale la pena vedere la serie? La recensione in breve

Cobra Kai è una serie che ha avuto il merito di riportare alla luce una storia che sembrava ormai passata, dandole invece nuova linfa. Attraverso il karate, è raccontata la storia di protagonisti tanto differenti quanto interessanti, che portano in scena, con leggerezza e un tocco di ironia, temi di spessore. Vale, dunque, sicuramente la pena vedere la serie.

Immagini nell’articolo tratte dalle foto ufficiali della serie Netflix.