Daredevil: Rinascita, operazione “lazzaro” riuscita solo a metà: la recensione in 5 motivi

Roberto Ciucci

Daredevil: Rinascita, la recensione della serie tv

Daredevil: Rinascita è un prodotto dai due volti. Da un lato la volontà di riportare in vita, neanche fosse un Lazzaro televisivo, l’IP originariamente di proprietà di Netflix. Dall’altro quella di inserire in pianta stabile, e con la corretta contestualizzazione narrativa, il Daredevil di Charlie Cox nell’MCU. Il tutto senza tradire il mood della serie originale, da tanti ritenuta la migliore del quadrattico netflixiano formato da lei, Jessica Jones, Iron Fist e Luke Cage. Disponibile su Disney+ dal 4 marzo 2025, Daredevil: Rinascita, oggetto della recensione di oggi, convince purtroppo solo in parte. Riprendono il proprio ruolo, appunto, Charlie Cox e Vincent D’Onofrio, assieme a Elden Henson e Deborah Anne Woll. Ideata da Dario Scardapane, e con Justin Benson e Aaron Moorhead alla regia, ha vissuto un processo produttivo a dir poco travagliato che ne ha minato in parte le fondamenta. Ma siamo comunque davanti a una serie in grado di regalare momenti “cinefumettosi” di altissima qualità.

Di cosa parla la trama di Daredevil: Rinascita

Daredevil: Rinascita riprende sostanzialmente i fili lasciati aperti dalla precedente iterazione, facendoci ritrovare un Matt Murdock (Charlie Cox) avvocato di giorno e implacabile vigilante di notte. A sconvolgere di nuovo la vita dell’uomo è il ritorno in città di Bullseye (Wilson Bethel), che scatena una serie di eventi imprevisti. Tutto questo mentre il nemico giurato del Diavolo di Hell’s Kitchen, Wilson Fisk/Kingpin (Vincent D’Onofrio), trama il suo ritorno in grande stile sulla vetta di New York. L’ex boss mafioso, dopo essere scampato alla morte in Hawkeye, ha apparentemente cambiato vita e ora ambisce al ruolo di sindaco della città. A gestire le sue attività criminali è ora infatti la moglie Vanessa (Aylet Zaurer), mentre la coppia fa buon viso davanti all’opinione pubblica.

Daredevil: Rinascita, la recensione della serie tv

La serie prende il nome da uno dei filoni narrativi più famosi e apprezzati di Daredevil. Uscito nel 1986 e concepito da Frank Miller, ha portato al limite il concetto di alienazione e ambiguità morale, segnando un punto di svolta per la figura del supereroe.

Daredevil: Rinascita, la recensione in 5 motivi

Come detto in apertura di questa recensione, Daredevil: Rinascita ha vissuto uno sviluppo a dir poco travagliato. Nell’idea originale di Disney si doveva trattare di un legal drama procedurale da ben 18 episodi e doveva portare i personaggi originali del franchise all’interno dell’MCU. Questa sorta di soft reboot, però, dopo diversi episodi già girati ha visto un reset totale della produzione. Le alte sfere dei Marvel Studios non erano soddisfatti di quanto fatto fino a quel momento, preferendo optare per una riscrittura totale.

Qualcosa del concept iniziale, che doveva vedere Matt affrontare dei casi settimanali alternandoli alla sua azione da vigilante, è comunque rimasto. Siamo in effetti di fronte alla prima parte di una stagione divisa in due. La seconda uscirà nel 2026. Gli episodi godono ognuno di una propria trama verticale, che però si interseca in un fil rouge orizzontale che porta avanti l’Universo Marvel con alcuni avvenimenti scioccanti. In questo senso, il primo episodi è a dir poco clamoroso e ci lancia di peso nelle atmosfere dark e ultra violente della prima stagione di Netflix.

Giungla di cemento

Oltre agli ovvi Matt Murdock e Wilson Fisk, a essere protagonista in Daredevil: Rinascita è la città di New York. Cemento, tenebre e asfalto fanno da padroni in una serie che prova a essere altro oltre a un prodotto unicamente legato al cinema di arti marziali. Il mondo in cui si muove Daredevil è ovviamente violento e abitato da belve. Nemici che sono tanto terribili quanto spezzati nell’animo, in una sorta di contraltare dello stesso Matt. L’ambivalenza e l’ambiguità dominano, in un continuo domandarsi da parte dello spettatore fino a dove sia lecito spingersi da parte dei vigilanti mascherati.

Nuova vita, vecchi problemi

Daredevil: Rinascita ci trasporta in una New York in cui i vigilanti sono oppressi dall’opinione pubblica e tormentati dalle istituzioni. In questo contesto si muove il sempre splendido Charlie Cox, che torna a vestire in maniera sublime i panni del cieco avvocato in un racconto intimo e di profonda decostruzione e rifondazione. Perché se Matt è alle prese con una nuova vita, deve comunque fare i conti con vecchi problemi. Ovvero la necessita/volontà di salvare quanti più deboli e innocenti possibile dal lato oscuro della giustizia.

Daredevil: Rinascita, la recensione della serie tv

Non è un caso che la parte migliore della serie, oltre ai crudi combattimenti, si svolga proprio nelle luminose aule di tribunale. Lì Matt cerca costantemente di fare la differenza e al tempo stesso mettere i bastoni tra le ruote della macchinazione di Wilson Fisk.

Lontani dalla serie originale

Quello che forse è il vero peccato originale di Daredevil: Rinascita è di aver voluto affrontare diversi temi, redenzione e perdono e, appunto, rinascita, ma tralasciando quello più importante: il rapporto tra Fede, senso di colpa e riscatto. Ciò che contraddisgueva il Matt della serie Netflix, tormentato e ossessionato, era la costante ricerca del sacrificio e dell’espiazione attraverso violenti combattimenti, che spesso lo lasciavano distrutto nel corpo e nello spirito. Ciò rendeva la serie originale uno dei migliori prodotti di arti marziali occidentali degli ultimi anni, e con Rinascita purtroppo non andiamo nemmeno vicini.

Daredevil: Rinascita, la recensione della serie tv

Latitano le lunghe sequenze di lotta dall’alto tenore coreografico tipiche della prima stagione, concentrate unicamente nell’inizio del primo episodio e nell’ultimo, con qualche piccolo intermezzo qui e là.

È un patchwork e si vede

La sensazione che Rinascita sia l’ibridizzazione di ciò che era all’origine assieme a qualcosa di più “MCUesco” è purtroppo sin troppo palese. Le idee originali ci sono ma, purtroppo, il risultato esalta a targhe alterne nel suo tentativo di voler essere troppo al tempo stesso. Ne scaturisce una serie sin troppo disequilibrata, sia nella gestione dei personaggi, sia nello stile di regia e nella direzione artistica. Kingpin ha purtroppo uno spazio insufficiente per lasciare davvero il segno e i numerosi camei sono in più di una circostanza unicamente fini a se stessi. Ci troviamo per le mani un’opera che vive di continui saliscendi, alternando momenti qualitativamente altissimi ad altri che lasciano interdetti e dubbioso. In sostanza, una serie che soddisfa ma che non riesce a risultare memorabile come la prima, fantastica iterazione di Netflix.

vale la pena di vedere la serie TV?

Che su Daredevil: Rinascita, come ribadito nella nostra recensione, ci abbiano lavorato in troppi si vede eccome. La serie è il risultato di un patchwork di idee, a volte buone, a volte meno, con troppe anime al proprio interno. Manca una direzione univoca, con Dario Scardapane chiamato a ridare ordine a un prodotto iniziato per essere qualcosa di forse troppo lontano dalle logiche interne di Disney e dei Marvel Studios. Il finale fa comunque ben sperare in una “seconda parte” che davvero ci riporterà alle atmosfere amate della serie Netflix, ma dovremo attendere almeno il 2026. Se volete vedere Daredevil: Rinascita, e comunque per noi un’occasione gli va data, la trovate disponibile sul catalogo di Disney+.

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