Don’t Move, un thriller piatto che convince in parte: la recensione del film in 5 Motivi

Melania Fiata

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Don t Move recensione film Netflix 5 Motivi

Non senza un pizzico di curiosità, abbiamo visto Don’t Move, film uscito su Netflix il 25 ottobre e di cui vi proponiamo la nostra recensione in 5 Motivi. Trattasi di un thriller horror diretto dal talentuosissimo Sam Raimi e con protagonisti Kelsey Asbille e Finn Wittrock. È vero, è un thriller al cardiopalma e siamo sicuri che gran parte delle persone che lo hanno visto concordino su questa cosa. Tuttavia, c’è un qualcosa che non ci lascia esprimere a pieno l’approvazione che meriterebbe, qualcosa che ci “blocca”. Prima di scoprire cosa leggendo la nostra recensione, diamo un’occhiata alla trama.

La trama del film

La trama del film Don’t Move segue le vicende di un serial killer esperto, che inietta un agente paralizzante a Iris, una donna in lutto per la morte di suo figlio. Questo avviene mentre sono isolati nel bel mezzo di una foresta, dove lei, tra l’altro, poco prima ha tentato il suicidio. Man mano che l’agente prende gradualmente il controllo del suo corpo (in circa venti minuti), la donna deve trovare un modo per salvarsi. Il suo obiettivo sarà quello di nascondersi dal suo aggressore e combattere per la sua vita prima che il suo cervello si spenga del tutto e il suo sistema nervoso si paralizzi.

Don t Move recensione film Netflix 5 Motivi

Don’t Move: la recensione del film in 5 Motivi

Thriller ben strutturato: c’è tensione, ansia, agitazione, paura Ma…manca qualcosa

Vogliamo iniziare questa recensione elogiando il film perché sì, è ben fatto e ci ha tenuti incollati allo schermo dall’inizio alla fine. Un’ora e trenta ricca di emozioni tra ansia, inquietudine e una tensione sempre costante. Tuttavia, d’altra parte, c’è qualcosa che ci fa considerare questo thriller un po’ piatto. Alcune scene, infatti, sono state piuttosto prevedibili, scontate e, alcune anche “surreali“. ALERT SPOILER: Insomma, com’è possibile che un uomo infilzato da un coltello che gli oltrepassa la gola e sparato al corpo con una pistola, quasi non muoia? O meglio, quasi fatichi a morire? Inoltre, come può un poliziotto essere così poco reattivo nel prendere un’arma che ha sul fianco e dare così tanto tempo all’aggressore di massacrarlo? FINE SPOILER. Al di là di questo, la narrazione è lineare e la pellicola scorre davvero bene, senza parti che l’appesantiscano.

Perché definirlo un thriller-horror se non c’è alcuna traccia di horror?

Una domanda che ci ci siamo posti a fine film è stata: “Perché è considerato un thriller-horror?“. Ve lo diciamo senza peli sulla lingua: al di là di un paio di scene un po’ crude, questa pellicola non può essere definita anche di genere horror perché non c’è assolutamente nulla che la colleghi a questo ambito. Un po’ di sangue si vede ma niente che non sia presente anche in altri film. Non bisogna confondere suspense, clima di tensione e agitazione con l’horror perché non è sempre così.

Un finale alternativo e non banale

Il finale del film ci ha colpiti, non perché avviene qualcosa di eclatante, semplicemente perché è diverso dal solito. Non vogliamo fare altri spoiler ma sappiate che la scena finale mostra tutta la determinazione di una donna anzi, di una persona in generale, che decide di aggrapparsi alla vita con tutte le forze e fa di tutto per salvarsi. Una vita che inizialmente non voleva più, tanto da desiderare il suicidio ma, alla quale, decide poi di dare un peso e un’importanza particolare.

Una grande paura al centro del film

Ebbene sì, al centro del film c’è una paura che accomuna gran parte delle persone: quella di rimanere paralizzati, di non riuscire più a muovere il proprio corpo, soprattutto in situazioni di grande pericolo. Come ci si può proteggere senza riuscire a muovere un solo arto? A chi non è capitato di sognare di rimanere paralizzati, incapaci di fare un passo? Probabilmente è proprio questa paura che anima il film e crea quel clima di agitazione, paura e tensione costante. Tutto questo lo rende un bel thriller.

Kelsey Asbille riesce a trasmettere la sua angoscia e la sua determinazione

Kelsey Asbille, l’attrice protagonista che interpreta Iris, ha svolto un ottimo lavoro in questo film. Nella fase in cui era completamente paralizzata, è riuscita trasmettere tutta la sua angoscia, la sua paura, l’ansia perenne di non farcela e la consapevolezza che prima o poi sarebbe potuta passare a miglior vita. Al contempo, quando il suo corpo inizia a risvegliarsi, lei non si dà per vinta e lotta fino alla fine per riuscire a mettersi in salvo.

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Don’t Move recensione in breve: Vale la pena vedere il film?

Alla luce di questi cinque motivi che vi abbiamo esposto, consigliamo di vedere questa pellicola perché è ben fatta e ha quasi tutte le caratteristiche che un film thriller dovrebbe avere. Se avete intenzione, però, di guardare un horror, questo non fa per voi perché lo ribadiamo: di horror non ha niente. Per chi volesse cimentarsi nella visione del film, sappiate che lo trovate in streaming sulla piattaforma Netflix.

Le immagini sono tratte dal poster ufficiale del film Don’t Move.