Poche cose sono sicure nella vita: la morte, le tasse e Dragon Ball. Nonostante il capolavoro del compianto sensei Akira Toriyama stia per compiere 40 anni, la sua fama non accenna a calare. E così, dopo Super (che ha recentemente annunciato l’imminente chiusura), ecco che arriva una nuova serie anime, Dragon Ball Daima. Diretto sequel di Z, scritto da Akira Toriyama in persona e sceneggiato da Yuko Kakihara, si pone tra esso e Super (più o meno, la cosa è un filo complicata) e promette nuove avventure per Goku e compagni. Distribuito in Italia da Netflix e Crunchyroll, il primo episodio è disponibile dall’11 ottobre. Lo abbiamo visto e siamo qui a darvi la nostra opinione in merito. Ecco quindi la recensione in 5 motivi del pilot della serie anime Dragon Ball Daima: ne vale la pena?
Di cosa parla Dragon Ball Daima: la trama della serie
È passato un anno dalla battaglia decisiva tra Goku e Majin Bu e la pace è tornata sulla Terra. L’eroe e i suoi amici sono alle prese col compleanno del giovane Trunks, che sta spegnendo 9 candeline. Non sanno, però, che il malvagio King Gomah, divenuto Re dei Demoni dopo la sconfitta di Darbula per mano di Bu, sta tramando alle loro spalle. Egli, assieme al suo consigliere Degesu, fratello del Kaioshin dell’Est, ha infatti osservato tutta la battaglia tra i Guerrieri Z e Majin Bu. Preoccupato che esseri così potenti possano invadere il Regno dei Demoni e spodestarlo, decide di andare sulla Terra per recuperare le Sfere del Drago. Con esse, intende esprimere tre desideri, tra cui quello di far tornare bambini tutti coloro che hanno combattuto contro Bu, per renderli innocui.
La recensione in 5 motivi di Dragon Ball Daima
Un po’ di confusione temporale…
È indubbio: con la pubblicazione di Super, e ora di Daima, la scansione temporale degli eventi dell’ultimissima porzione di Dragon Ball si è fatta un po’ nebulosa. Cerchiamo di fare ordine. Dragon Ball Super si pone tra il 288° e il 289° capitolo di Dragon Ball e racconta ciò che succede tra la sconfitta di Bu e il 28° Torneo Tenkaichi, 10 anni dopo.
Daima, a sua volta, incomincia un anno dopo la battaglia finale col perfido mostriciattolo rosastro, ma comunque prima degli eventi di Super. Si tratta quindi di un pre-mid-quel, ossia prima di ciò che sta prima del sequel di Dragon Ball Z, ovvero GT. Un bel pastrocchio.
… Ma i combattimenti sembrano belli
Ciò che tutti i fan di Dragon Ball (e dei battle shonen in generale) cercano, in fin dei conti, sono dei bei combattimenti. E in questo Daima, all’apparenza, sembra difendersi bene. Nel primo episodio non si vede, chiaramente, chissà quale scontro, ma vengono mostrate le scene salienti della saga di Majin Bu. Gli spezzoni dei combattimenti (con anche una piccola chicca strappalacrime per i fan di vecchia data) sono una vera gioia per gli occhi. Se Daima dovesse mantenersi su questi standard, ne vedremo delle belle. Il giudizio è parzialmente sospeso perchè non sappiamo come la resa dei combattimenti sarà coi protagonisti ridotti a bambini.

In fin dei conti, però, lo stesso Dragon Ball comincia con Goku giovanissimo. E nessuno si è mai lamentato di come un ragazzino abbia fatto la festa ad adulti grandi e grossi.
Animazione ad alto budget
Dragon Ball Daima, così come la serie originale, GT e Super, ha alle spalle gli studi della Toei Animation. Il risultato, come facilmente immaginabile, è di altissimo livello. Le animazioni sono fluide e ben realizzate, dando l’impressione di un discreto budget messo a disposizione dalla produzione.
La regia, poi, è affidata a due pezzi grossi come Yoshitaka Yashima e Aya Komaki. Il primo ha già lavorato a Dragon Ball, avendo diretto il primo film, Broly – Il super Saiyan della Leggenda (1993), e Il cammino dell’eroe (1996). La seconda, invece, era assistente alla regia nel lungometraggio One Piece: Red, oltre ad aver diretto svariate decine di episodi della serie regolare.
Una trama che sa di già sentito
Forse è ancora presto per dirlo, essendo solo al primo episodio, ma quasi tutto nella trama di Dragon Ball Daima sa di già sentito. L’incipit richiama in maniera netta quello di Dragon Ball GT, in cui Pilaf trasforma Goku in un bambino nel primo episodio usando le Sfere del Drago con le stelle nere. Qui, a vedere la propria età ridotta è praticamente l’intero cast di personaggi, ma la sostanza cambia di poco.

Anche il discorso legato all’ennesima ricerca delle Sfere del Drago puzza un po’ di stantio. Il cattivo, inoltre, non incute un grande timore nello spettatore. Anzi, a più riprese sembra quasi esclusivamente una spalla comica. Lontanissimi, quindi, i tempi di un Freezer, un Cell o dello stesso Majin Bu. Anche in questo caso il giudizio è parzialmente sospeso, ma, dovendo giudicare le premesse, da questo punto di vista non ci siamo molto.
Alla fine, Dragon è pur sempre Dragon Ball
Ciò che, però, senza dubbio traspare anche dal primo episodio è l’anima di Dragon Ball. Daima strizza molto l’occhio alla serie originale, anche solo negli agganci nei primi minuti dell’episodio, proponendosi come un omaggio ai fan più storici. Quanto questo spirito verrà mantenuto non è dato saperlo, ma siamo lontani da Super e dai suoi assurdi power up (apprezzati da qualcuno ma non da chi scrive). Se tutto ciò dovesse mantenersi tale, potremmo trovarci davanti all’ultimo, prezioso regalo di Akira Toriyama. Un lascito per i fan più accaniti del piccolo scimmiotto Goku e delle 7 Sfere del Drago.
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Vale la pena continuare a vedere Dragon Ball Daima?
Le premesse messe in piedi dal pilot di Dragon Ball Daima, di cui vi abbiamo parlato nella recensione in 5 motivi, sono piuttosto buone. Le animazioni sono di altissimo livello e i combattimenti, per quel poco che abbiamo potuto assaggiare, lasciano ben sperare. Il cattivo, però, non incute particolare paura. In regia due addetti ai lavori di grande esperienza. Alla luce di quanto scritto in questa recensione, noi una possibilità a Daima sentiamo di darla. Vi ricordiamo che la serie è disponibile in streaming su Netflix e Crunchyroll a partire dall’11 ottobre 2024.









