Fear Street: Prom Queen, un teen horror che diverte ma non brilla – La recensione del film in 5 motivi

Anna Montesano

Fear Street: Prom Queen, la recensione del film Netflix in 5 motivi

Abbiamo visto Fear Street: Prom Queen, l’atteso quarto capitolo della saga horror di Netflix ispirata ai romanzi di R L Stine, e vi diciamo cosa ne pensiamo in questa recensione senza spoiler. Diretto da Matt Palmer, il film ci porta questa volta nel 1988, immergendoci nell’atmosfera glitterata ma al contempo letale di un ballo di fine anno, dove una spietata minaccia mette in pericolo le aspiranti reginette. Prom Queen cerca di mantenere lo spirito dei predecessori, aggiungendo un tocco di nostalgia anni ’80 e un mistero tutto nuovo. Ma vale la pena vederlo?

La trama del film Netflix

Prima di addentrarci nei vari punti della nostra recensione, raccontiamo in breve la trama di Fear Street: Prom Queen. Siamo alla fine dei fantastici anni ’80: alla Shadyside High i ragazzi sono in fervore per il ballo di fine anno. In tipico stile americano, non può mancare l’elezione della reginetta e del re del ballo. Sono sei le ragazze candidate: un gruppetto di quattro inseparabili amiche, tra cui la rivale cattivissima della nostra protagonista, Lori Granger. Questa porta su di sé un marchio molto pesante: si crede infatti che sua madre, proprio durante il liceo, abbia ucciso il suo fidanzato.

Quando una serie di omicidi brutali inizia a mietere proprio le aspiranti reginette e i loro accompagnatori, la festa si trasforma in un incubo. Le studentesse si ritrovano bloccate nella scuola e costrette a scoprire chi sta seminando il terrore.

Fear Street: Prom Queen, la recensione del film Netflix in 5 motivi

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La recensione di Fear Street: Prom Queen in 5 motivi

Quell’effetto nostalgia che funziona sempre

Se c’è una cosa che in Fear Street: Prom Queen funziona è sicuramente l’atmosfera. Gli anni ’80, con i suoi abiti variopinti, le musicassette, le sue inconfondibili pettinature, sono rappresentati con cura e attenzione ai dettagli. A rendere tutto ancora più credibile e nostalgico è la parte musicale che accompagna le scene: per il ballo sono stati scelti brani iconici – dagli Eurythmics ai Duran Duran fino all’iconica ‘Gloria’ – che non solo creano l’ambientazione, ma spesso commentano in modo sottile le scene, rendendo l’esperienza coinvolgente e divertente per chi ha vissuto quell’epoca o ne è appassionato. È chiaro che l’obiettivo è quello di accattivarsi il pubblico, ma il risultato è tale da farlo dimenticare.

Un capitolo ‘indipendente’

Prom Queen abbraccia pienamente le radici slasher, concentrandosi questa volta su un mistero all’interno di un evento specifico. Si tratta di un capitolo differente dai precedenti perché non ha con questo collegamenti diretti o che, comunque, lo lega a loro. Lo stesso regista ha infatti dichiarato che è un film a sé stante, anche se, va detto, alcuni velati collegamenti non mancano, seppur non determinanti nella comprensione della storia. Ad accomunarli è sicuramente una tensione presente e crescente man mano che ci si addentra nello svolgimento del ballo.

Divertimento assicurato ma…

Il film fa sicuramente il suo dovere. Promo Queen è il classico teen horror slasher in cui la trama passa in secondo piano rispetto alla tensione costante e crescente e alle scene di omicidi efferati. Il risultato è una pellicola che tiene incollato e diverte lo spettatore, 90 minuti di intrattenimento puro ma dai quali non si deve pretendere troppo. Perché, come dicevamo all’inizio, pecche e punti deboli non mancano.

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…poca originalità

Uno di questi punti deboli, senza particolare sorpresa, è la mancanza di originalità. Promo Queen non è uno di quei film che rimarranno impressi nella memoria o che aggiunge qualcosa a capisaldi del genere come Scream. Diciamocelo: il mix di serial killer mascherato, scuola di notte e affascinanti adolescenti a rischio è trito e ritrito. E la resa non è di livello tale da dimenticare che molti elementi li abbiamo già visti e rivisti.

Personaggi ‘superficiali’

Ma non è tutto. Dato il focus sul mistero dell’omicidio e sul numero elevato di vittime potenziali, lo sviluppo dei personaggi può risultare inoltre superficiale. Le aspiranti reginette e i loro amici sono spesso archetipi del genere, e c’è poco tempo per empatizzare con loro. Questo riduce inevitabilmente l’impatto emotivo delle morti. Eppure, nonostante questi palesi difetti, non possiamo negare che la visione risulta, alla fine, piacevole.

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Vale la pena vedere il film?

Fear Street: Prom Queen è insomma un divertente e stilisticamente azzeccato slasher anni ’80. Buona l’atmosfera, meno la complessità narrativa, che a tratti manca del tutto. Nonostante questo, il film intrattiene, soprattutto se non avete pretese di originalità ma cercate soltanto tensione e una sfilza di omicidi.

Immagini nell’articolo dai poster del film Netflix.