Opus – Venera la tua stella, horror in salsa pop che convince a metà: la recensione del film in 5 motivi

Roberto Ciucci

Opus - Venera la tua stella: la recensione del film

Un po’ The Menu, un po’ Midsommar, un po’ thriller, un po’ horror. Questo è Opus – Venera la tua stella, opera prima del regista Mark Anthony Green e in uscita il 27 marzo 2025. Prodotto da A24 e distribuito da I Wonder Pictures, vanta un cast stellare (pun intended), il cui più fulgido esponente è un John Malkovich in grandissimo spolvero (e un sacco di lustrini). Assieme a lui la sempre bravissima Ayo Edebiri (The Bear, Bottoms e Sweet East), Murray Bartlett (The Last of Us e The White Lotus), Amber Midthunder (Prey e L’Uomo dei ghiacci), Peter Diseth (Flamin’ Hot) e Tamera Tomakili (Happy Face e Winning Time). Abbiamo visto in anteprima Opus – Venera la tua stella e vogliamo darvi la nostra opinione, come sempre in una classica recensione in 5 motivi.

Di cosa parla la trama di Opus – Venera la tua stella

Ariel Ecton (Ayo Edebiri) è una giovane e ambiziosa giornalista che cerca di farsi strada nell’affollato mondo delle riviste musicali. Un giorno, senza un apparente motivo, riceve assieme al suo capo Stan (Murray Bartlett) un invito da Alfred Moretti (John Malkovich). La grandissima pop star, sulla cresta dell’onda negli anni ’90 e ormai sparita da 30 anni, sta per tornare sulle scene con un nuovo album. Ariel, Stan e un selezionassimo gruppo di critici e paparazzi dovranno recarsi nel remoto ranch di Moretti per un weekend in cui potranno ascoltare in anteprima il suo nuovo lavoro.

Per Ariel, pur adombrata dall’ingombrante superiore, è l’occasione della vita. Strappare un’intervista ad Alfred Moretti potrebbe consacrarla definitivamente e aprirle le porte del panorama giornalistico. Giunti nel ranch, però, le cose iniziano da subito a farsi molto strane e la ragazza si renderà presto conto che il culto della celebrità può rivelarsi una religione molto pericolosa.

La recensione in 5 motivi di OPus – Venera la tua stella

“Sa solo quello che non è”

Una delle più famose battute del film d’animazione Balto parafrasa piuttosto bene il problema principale di questo film. Opus – Venera la tua stella, come abbiamo riscontrato in sede di recensione, ha una valida idea di fondo, che però si perde sin troppo presto. La prima parte strizza fortemente l’occhio al folk horror alla Midsommar maniera, descrivendo una comune che ha tutti i tratti inquietanti di una setta. Nella seconda metà, però, il binario s’interrompe bruscamente e il convoglio deraglia verso canoni molto più classici del genere, sfociando nel banale e nel già visto.

Opus - Venera la tua stella: la recensione del film

Parlando di già visto, poi, impossibile non provare una decisa sensazione di deja vu nei confronti di The Menu, commedia grottesca del 2022. La pellicola con l’immenso Ralph Fiennes danzava con raffinatezza e ricercatezza sul sottile confine tra esagerazione e metafora, offrendo allo spettatore un messaggio di fondo su cui riflettere e lanciando una forte critica alle contraddizioni della moderna società. Opus prova a procedere nel medesimo solco, ricalcando solo parzialmente l’efficace formula adottata da Mark Mylod.

Cosa concediamo al genio?

Ciò che, tutto sommato, funziona in Opus è la messa alla berlina della tendenza, molto comune oggigiorno, a perdonare qualsiasi cosa a quegli individui che classifichiamo come “geni“. Parliamo in sostanza dell’impunità di cui gode chi può vantare una vera (o presunta) genialità, uno status che rende quasi immuni da qualsiasi ripercussione. Anche di fronte all’evidenza dei fatti. Ariel è la prima ad accorgersi che qualcosa, nel ranch di Moretti, sta andando drammaticamente storto. Tutti, però, stentano a credere alla ragazza, talmente sono ammaliati dalla figura quasi mitologica della pop star e riconoscenti per essere stati inclusi in un evento così riservato. All’uomo viene concesso e perdonato tutto, forte dell’aura che esercita non solo sui suoi adepti, ma anche sul gruppo di ospiti. Per non parlare del culto dei Livellisti, convinti che a guidare il mondo debbano, appunto, essere individui geniali, in una sorta di oligarchia dei più dotati.

Strepitoso Malkovich

Green ha sempre e solo voluto John Malkovich per interpretare Alfred Moretti. E chi meglio di un leggendario attore, assurto allo status di personaggio cult, per interpretare una pop star dai tratti quasi messianici? Il suo innegabile magnetismo dona energia e potenza a Moretti, vero e proprio faro accecante ogni volta che è presente sulla scena. E non solo per la miriade di lustrini che adornano i suoi vestiti, chiaramente ispirati al guardaroba di Elton John. Malkovich regala un’interpretazione potente, a volte energica e passionale (con una scena di ballo sfrenato che già ora è un cult) a volte calma e pacata, in pieno ma funzionale contrasto con la follia di alcune situazioni. Grande merito anche per la resa canora dei brani scritti appositamente per il film da Nile Rogers, vincitore di un Grammy e leggendario produttore di band come i Daft Punk e gli Chic, ma anche di David Bowie e Madonna.

Edebiri sempre più lanciata

Parlando di stelle, brilla sempre di più quella di Ayo Edebiri. L’eclettica attrice (è anche scrittrice, stand up comedian e regista) è l’altro pilastro su cui si basa Opus. La sua Ariel è la coscienza del racconto. In un certo senso dà voce alla critica sulla costante ricerca di affermazione e sul bisogno di fama in epoca social. Ogni tanto forse un po’ troppo ai margini della scena, Edebiri si stacca parzialmente dai canoni tradizionali della Scream Queen. Il volto di quella generazione di interpreti GenZ che vuole imporre un passo diverso alla narrazione dei personaggi.

Opus - Venera la tua stella: la recensione del film

La tensione c’è (in parte)

Riprendendo quanto detto in apertura di pezzo, Opus soffre di un ritmo zoppicante, soprattutto per via della metà finale. Ciò inficia anche la buona tensione costruita nella prima parte, in cui lo spettatore scopre pian piano, assieme ad Ariel, tutti i misteri che si celano nel ranch di Moretti. Quando però il film vira sui toni più abusati e prevedibili, tipici del genere slasher, la tensione scema. Il finale è facilmente intuibile e nemmeno gli ultimi intensi minuti lo salvano totalmente. Un peccato, perchè la premessa (basata sugli anni di Green nella redazione di GQ) aveva del potenziale.

Vale la pena di andare a vedere il film?

L’opera prima di Mark Anthony Green è un prodotto complesso e al tempo stesso molto semplice. Opus – Venera la tua stella, come descritto nella nostra recensione, è un film che ha basi solide ma che pecca nella realizzazione finale. A una prima parte in cui la tensione viene costruita molto bene, anche grazie a soluzioni registiche interessanti, se ne contrappone una seconda dai toni banali e usurati. John Malkovich dà vita a un Alfred Moretti follemente geniale e genialmente folle.

Ayo Edebiri si conferma un’ottima attrice, per quanto ogni tanto finisca senza motivo ai margini della scena. Si percepisce la volontà di condannare l’esaltazione spasmodica della celebrità e dei cosiddetti “geni”, ma il tutto è appesantito da una narrazione zoppicante. Se volete dare una chance al debutto alla regia di Mark Anthony Green, Opus – Venera la tua stella è al cinema dal 27 marzo 2025.

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