Holland, Nicole Kidman cerca la verità in un film confuso e con varie lacune: La recensione in 5 motivi

Anna Montesano

Holland: la recensione del film con Nicole Kidman in 5 motivi

Abbiamo visto Holland, il film diretto da Mimi Cave disponibile su Prime Video, e ve ne parliamo nella nostra recensione senza spoiler. Con Nicole Kidman, Matthew Macfadyen e Gael García Bernal, il film è un thriller psicologico ricco di colpi di scena, ambientato in una comunità olandese nel Midwest americano. Ma quali sono i suoi punti di forza e quali, invece, i suoi punti deboli?

La trama del film

Prima di addentrarci nella recensione del film Holland, ricordiamo in breve la trama. Protagonista della storia è Nancy Vandergroot (Nicole Kidman), che si trasferisce a Holland con il marito Fred (Matthew Macfadyen) e il figlio dodicenne Henry. Qui vivono una vita apparentemente perfetta in un luogo da cartolina: lei è una insegnante e il marito un oculista, una coppia da tutti considerata perfetta e anche nota in questa città fondata da coloni olandesi-americani. Tutto scorre in modo perfetto fino a quando Nancy inizia a notare delle stranezze nel comportamento del marito.

L’uomo va spesso fuori per lavoro, ma il ritrovamento dello scontrino di una multa porta la donna a scoprire che il marito non era lì dove diceva di essere. Inizia così una vera e propria caccia alla verità da parte di Nancy, aiutata dal collega Dave Delgado (Gael Garcia Bernal). Una caccia che la porterà a scoprire che la vita che sta vivendo è ben lontana dalla verità.

Holland: la recensione del film con Nicole Kidman in 5 motivi

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La recensione del film Holland in 5 motivi

Luoghi e situazioni a contrasto

Holland è “il miglior posto sulla faccia della Terra” ammette Nancy all’inizio del film e, in effetti, sin dalle prime immagini del film viene messa in evidenza questa location da cartolina. Il piccolo pezzo di Olanda, con tutto il suo verde e i suoi immancabili tulipani, sono però totalmente in contrasto con la narrazione, oscura e a tratti grottesca, del film. Se la patina, l’estetica del film è colorata e brillante, tutto cambia quando ci si addentra nelle storie dei protagonisti, Nancy in primis. Un contrasto di cui si serve la regista Mimi Cave per dare spessore ad una storia che, come vedremo, ha delle lacune.

Elementi senza connessione con la trama

Uno dei fattori che più lascia perplessi del film è la presenza di una serie di elementi che non hanno alcuna connessione tra loro e con la storia principale. A partire dalla scelta di ambientare il film a oltre 20 anni fa, al tempo delle videocassette e prima degli smartphone, fino al cenno al razzismo vissuto da uno dei protagonisti del film: nulla di questo ha un legame solido o evidente con la trama. Stessa cosa per i sogni grotteschi e quasi psichedelici di Nancy, che spezzano la narrazione in più di un’occasione. Si tratta di dettagli e situazioni che infarciscono la storia senza, tuttavia, avere un peso specifico su questa. Il che li rende orpelli dovuti semplicemente al gusto della regista.

Confusione e pathos poco rilevato

Il risultato dell’inserimento di così tanti elementi sconnessi dalla trama è una confusione nello spettatore, che si chiede, per almeno un’ora del film, quando tutto si connetterà e darà un senso a ciò che stiamo vedendo. La realtà è che questa connessione non arriva. Ma, ad aggravare la situazione, è il fatto che il film, per la prima metà, manchi di pathos e tensione. La storia fa fatica ad ingranare, risulta lenta e a tratti inconcludente, e bisogna attendere la parte finale per un’esplosione di fatti e rivelazioni.

Cast e fotografia colmano le lacune

A fare il lavoro sporco, riportando il film sui binari, è sicuramente il lavoro dell’eccezionale cast messo insieme per Holland. Nicole Kidman spicca nei panni di una vera e propria ‘bambola olandese’, di cui assume anche la posizione e lo sguardo (inquietante) all’inizio e alla fine del film. L’attrice è perfettamente immedesimata nella scenografia, per aspetto e atteggiamento, che talvolta sembra anche a limite dell’esagerato. Ottima anche la performance di Matthew Macfadyen nei panni del ‘marito perfetto’. Fa invece un po’ fatica Gael García Bernal ad affiancare Nicole Kidman oltre che a gestire una serie di situazioni sconnesse tra loro. La fotografia del film, infine, fa il resto: risulta, infatti, curata e suggestiva, contribuendo a creare un’atmosfera di mistero e inquietudine.

Un ottimo messaggio che si perde tra le pecche

È chiaro che il sottotesto di Holland sia quello di puntare il dito contro il bigottismo, mostrando come anche dietro la perfezione ci sia, in realtà, il marcio. Lo sottolinea spesso Nancy a parole, ma lo vive anche Dave, che deve combattere contro il razzismo dovuto alle sue origini messicane. Il fine della regista e dello sceneggiatore Andrew Sodorski è chiaro e buono, ma la messa in pratica, come visto, pecca un po’.

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Vale la pena vedere il film?

Nonostante Holland, come visto, sia un film con evidenti difetti, non ci sentiamo di sconsigliarlo del tutto. La nuova performance di Nicole Kidman e Matthew Macfadyen merita una chance, grazie, soprattutto, al finale e all’importante messaggio della pellicola.

Immagini nell’articolo dai poster ufficiali del film di Prime Video.