Il Regno del Pianeta delle Scimmie, la recensione del film in 5 motivi

Rosanna Donato

Updated on:

Il Regno del Pianeta delle Scimmie recensione film

È al cinema Il Regno del Pianeta delle Scimmie, il nuovo film diretto da Wes Ball di cui vi proponiamo la recensione in 5 motivi. Il regista dà nuova vita all’epico franchise con un film ambientato diverse generazioni dopo il regno di Cesare, in cui le scimmie sono la specie dominante che vive in armonia e gli umani sono costretti a vivere nell’ombra. Mentre un nuovo tirannico leader delle scimmie costruisce il suo impero, una giovane scimmia intraprende uno straziante viaggio che la porterà a mettere in discussione tutto ciò che conosceva sul passato e a fare scelte che definiranno un futuro sia per le scimmie che per gli umani. Il finale del film infatti è aperto: l’ultima scena prima dei titolo di coda lascia intuire che ci troviamo davanti al primo lungometraggio di una nuova trilogia, ma per saperne di più vi consigliamo di andare al cinema.

Il Regno del Pianeta delle Scimmie vede nel cast Owen Teague (It), Freya Allan (The Witcher), Kevin Durand (Locke & Key), Peter Macon (Shameless) e William H. Macy (Fargo). La sceneggiatura è di Josh Friedman (La guerra dei mondi), basata sui personaggi creati da Rick Jaffa & Amanda Silver (Avatar: La Via dell’Acqua). Il film è prodotto da Wes Ball, Joe Hartwick Jr., p.g.a. (Maze Runner), Rick Jaffa, p.g.a., Amanda Silver, p.g.a., e Jason Reed, p.g.a. (Mulan), mentre Peter Chernin (trilogia de Il Pianeta delle Scimmie) e Jenno Topping (Le Mans ’66 – La grande sfida) sono i produttori esecutivi.

Nuovi personaggi, diversi pensieri

Iniziamo la recensione de Il Regno del Pianeta delle Scimmie partendo dalla presenza di nuovi personaggi, tra cui Noa (lo scimpanzé protagonista) e Proximus, il tiranno cattivo. Prendiamo come esempi questi ultimi perché seguono sì la legge di Cesare, ma in maniera diversa.

Divisi tra buoni e cattivi, i primi – tra cui Noa (grazie a Raka, comprende il precedente legame tra scimmie e umani e gli insegnamenti di Cesare, a lui prima sconosciuto) – intendono le parole del Maestro (“Scimmie insieme forti“) nel senso più nobile: collaborare gli uni con gli altri, pur appartenendo a clan distinti (vedi Raka e Noa), in piena libertà, per difendersi dal male; i secondi invece usano in malo modo le altre scimmie (sempre al grido di “Scimmie insieme forti“) per raggiungere i propri obiettivi: creare un Regno delle Scimmie dove il potere è tutto nelle loro mani, cercando di impossessarsi della nuova tecnologia degli umani per evitare di tornare alle origini e quindi in una sorta di prigione dove sono gli uomini a comandare. L’unico punto che li vede uniti è, appunto, il desiderio di mantenere la propria libertà (in relazione agli umani prima di tutto).

Pur non rappresentando nulla di nuovo, perché spesso abbiamo visto questo tipo di dinamiche sul grande schermo, a noi questa contrapposizione tra le due specie (sotto differenti aspetti), affascina molto per come è ben delineata, tanto da emergere in ogni inquadratura: infatti tale aspetto non è reso bene solo a livello di scrittura – con le brevi interazioni tra “buoni” e “cattivi” – ma anche a livello visivo, attraverso gli atteggiamenti, le dimensioni del corpo dei personaggi e i tratti del viso e caratteriali. Sicuramente qui la sete di potere dei secondi e i nobili valori dei primi è resa con una profondità al di sopra delle aspettative.

Il finale aperto

Interessante è anche l’evoluzione nel tempo delle scimmie e degli umani, perché qui i ruoli sono completamente invertiti: passati circa 300 anni, tutto è cambiato. Ora le scimmie sono progredite e libere, mentre gli uomini sono regrediti a uno stadio animale a causa degli effetti del virus ALZ-113 mutato trecento anni prima e perseguitati dalle prime, almeno i sopravvissuti: in sostanza non sono più nemmeno in grado di comunicare. Nel nuovo film di Wes Ball, seppure le Scimmie non si evolvano in maniera significativa, parlando con frasi fatte, banali, quasi come fossero dei bambini che stanno imparando a mettere insieme due parole, sono più sviluppate rispetto al resto del mondo circostante.

Ma nel finale, prima dei titoli di coda, scopriamo che presto tutto potrebbe nuovamente cambiare e forse la piena libertà tanto desiderata dalle scimmie (e ottenuta, per ora), che Proximus usa come arma a suo favore, non sarà più possibile. A noi questo finale convince, proprio perché non c’è nulla di certo, e infatti siamo curiosi di scoprire come il regista, se resterà al timone di un possibile sequel, sceglierà di agire, se ci saranno ulteriori confronti tra certi personaggi e quale sarà la sorte di tutti.

Il ritmo scostante

Nella recensione de Il Regno del Pianeta della Scimmie non ci siamo ancora soffermati sul fronte tecnico, e vogliamo partire dal ritmo della narrazione, decisamente troppo altalenante per mantenere viva la tensione dall’inizio alla fine. Ogni scena dal ritmo rallentato – drammi familiari, ricongiungimenti e momenti di crescita personale (per Noa in particolare, ma anche per la ragazza, Mae) – viene poi interrotta da un evento a dir poco inaspettato e impetuoso, che cattura maggiormente l’attenzione nel film e che viene sottolineato da una colonna sonora incisiva, la cui intensità cresce nelle scene clou. Peccato che spesso la durata dei momenti meno impattanti visivamente, dove anche la tensione viene a mancare, sia superiore e questo crei un po’ di appiattimento in alcune parti della pellicola. Al di là di ciò, bisogna ammettere che le sorprese non mancano, sia visivamente che in termini di contenuti.

La caratterizzazione dei personaggi

Sebbene le storie personali siano messe da parte e fisicamente le scimmie si assomiglino un po’ tutte – almeno quelle appartenenti allo stesso clan -, tanto che risulta difficile distinguere con chi stia “parlando” il protagonista in certi momenti, almeno Noa è ben caratterizzato a livello espressivo, più dei suoi compagni di viaggio, di Proximus e dei suoi scagnozzi, ed è facile empatizzare con lui, perché dalla mimica facciale costruita sul personaggio emergono tutte le emozioni che prova: rabbia, paura, gioia, tensione. Tutto traspare dalla gestualità e dal suo volto in un film che vuole soprattutto creare un forte impatto visivo nello spettatore e dove regnano i silenzi e brevi dialoghi che sostanzialmente non hanno mordente. Eppure il regista riesce a creare un buon prodotto grazie a inquadrature perlopiù ampie e a un uso sapiente e straordinario della CGI.

Una tensione esplosiva

Nella recensione de Il Regno del Pianeta delle Scimmie abbiamo già parlato della tensione che determinate scene vanno a creare nello spettatore, ma non vi abbiamo ancora detto che una di queste, decisamente una delle due più esplosive in termini di inquietudine e carica di suspense, segna anche il passaggio dal silenzio alla parole, dalla diffidenza all’apertura verso l’altro da sé: il primo momento in cui la protagonista umana – Nova – si espone, facendo affidamento su una scimmia per la prima volta. È come se il regista volesse lasciarci sperare che una realtà diversa sia possibile, facendosi capire inoltre che alle volte il dialogo è l’unico modo per farsi comprendere, aiutare e ascoltare. Ma, quando in ballo c’è qualcosa di molto più importante, non è detto che tutta questa fiducia porti a qualcosa di buono a lungo andare…

C’è anche chi riesce a capire una persona/un animale senza bisogno di comunicare, con la saggezza che lo distingue da tutte le altre scimmie: stiamo parlando di Raka, ormai l’unico a conoscere le antiche imprese di Cesare. Ciò dimostra quanto sia importante il sapere e che si può dialogare in diversi modi, ma per riuscire a farlo bisogna prima conoscere l’altro, dandogli l’opportunità di farsi conoscere senza giudicarlo prima.

Il film, lo ricordiamo, è distribuito da The Walt Disney Company Italia.

LEGGI ANCHE: IL TATUATORE DI AUSCHWITZ: LA RECENSIONE DEL PRIMO EPISODIO DELLA SERIE TV IN 5 MOTIVI

L’immagine di copertina è tratta dal poster ufficiale del film Il Regno del Pianeta delle Scimmie.