Skeleton Crew, quando Star Wars incontra I Goonies: la recensione della serie tv in 5 Motivi

Roberto Ciucci

La recensione in 5 motivi della serie tv Disney+ Skeleton Crew

Il recente passato è stato costellato di prodotti brandizzati Star Wars e destinati alla distribuzione in streaming sulla piattaforma Disney+. Con alterne fortune, purtroppo per i fan e per la Casa di Topolino. Agli ottimi The Mandalorian e Ahsoka, e ai pessimi The Acolyte e The Book of Boba Fett, dal 4 dicembre si aggiunge Star Wars: Skeleton Crew, di cui vi proponiamo la recensione in 5 motivi.

È un prodotto chiaramente destinato a un pubblico di giovanissimi, sebbene qualche appiglio per i più adulti ci sia. A cominciare dal sempre ottimo Jude Law, qui nei panni dell’enigmatico Jod Na Nawood, per proseguire con Nick Frost, voce dell’androide SM-33. Per i protagonisti un quadrattico di volti nuovi, composto da Ravi Cabot-Conyers, Ryan Keira Armstrong, Kyriana Kratter e Robert Timothy Smith. Come Showrunner troviamo quel Jon Watts già visto dietro la cinepresa dei film dedicati a Spider-Man nell’MCU. Tra i produttori, oltre allo stesso Watts, gli immancabili Jon Favreau e Dave Filoni. Abbiamo visto i primi due episodi sino a qui disponibili di Skeleton Crew e vogliamo dirvi la nostra attraverso una recensione in 5 motivi. Disney avrà fatto centro o siamo davanti a un altro buco nell’acqua… o meglio, nello spazio?

Di cosa parla la serie tv Skeleton Crew

Dopo un’introduzione rapida e piuttosto spettacolare in cui seguiamo le gesta di alcuni pirati spaziali, il focus si sposta sul pianeta di At Attin. Qui, dove tutto sembra ordinato, preciso e attento a non deviare da un percorso ben definito e logico, facciamo la conoscenza di Wim (Ravi Cabot-Conyers). Il giovane appare da subito come un pesce fuor d’acqua. Appassionato delle avventure dei Jedi, vuole ardentemente viverne una propria, ma ciò va in contrasto con gli stretti dettami di At Attin e del padre, Wendle (Tunde Adebimpe). Wim, assieme al suo amico Neel (Robert Timothy Smith), un alieno dalle fattezze elefantine, frequenta un’accademia di cui fanno parte anche Fern (Ryan Keira Armstrong) e KB (Kyriana Kratter). Le due giovani sono, in maniera non dissimile da Wim, delle teste calde. In particolare Fern, che ama scorrazzare in giro sulla sua hover-bike.

La recensione in 5 motivi della serie tv Disney+ Skeleton Crew

Un giorno, in ritardo per un importante test a scuola, Wim imbatte casualmente in un portellone, che scambia per l’ingresso a un Tempio Jedi perduto. Assieme a Neel e, suo malgrado, Fern e KB, scopre che si tratta di un’astronave dormiente. Preso dall’eccitazione per questa scoperta, Wim preme un pulsante risvegliando il velivolo e settandolo su una rotta preimpostata… con lui e i suoi improvvisati compagni di avventure a bordo. Sparato chissà dove nello spazio dopo un viaggio a velocità luce, il gruppo si rende conto di non sapere come tornare a casa. At Attin, infatti, misteriosamente non compare su nessuna mappa…

Skeleton Crew, la recensione della serie in 5 motivi

I Goonies + Il Pianeta del Tesoro + Star Wars

Già dopo pochissimi minuti dall’inizio dell’episodio, si coglie lo spirito che caratterizza la serie. Sembra di trovarsi davanti a uno di quei film che spopolavano negli anni ’80, con un gruppo di ragazzi e ragazze alle prese con misteriose avventure in un viaggio di formazione personale. Nulla di nuovo sotto al sole, quindi, per un prodotto che non fa mistero del suo target di riferimento: i giovanissimi. A partire dal cast composto interamente (o quasi) da preadolescenti, per arrivare alle tematiche trattate. Ribellione, desiderio di avventura, dovere, rispetto e cameratismo tra amici.

L’aria di “già visto” che pervade Skeleton Crew, però, non sarebbe un problema. Se il titolo della serie non comprendesse anche le parole “Star Wars”, ovviamente. Purtroppo, almeno per quanto si è potuto vedere sin qui, siamo sin troppo lontani dalle atmosfere e dai temi esplorati nei film principali o nelle altre serie. Di Guerre Stellari, purtroppo, c’è proprio poco. E non basta inserire qualche vago richiamo ai Jedi o qualche strizzatina d’occhio qui e là per i fan storici.

Un romanzo di formazione… e basta

Riprendendo il discorso cominciato nel paragrafo precedente, purtroppo Skeleton Crew non offre grandi appigli per lo spettatore. Mi spiego meglio. The Mandalorian e Ahsoka sono andati a riprendere direttamente filoni narrativi aperti coi film. Un discorso simile può essere fatto anche per Andor, che funge da prequel all’ottimo Rogue One. Skeleton Crew, invece, ci butta nel mezzo di un racconto di formazione tutto sommato fine a sé stesso, in cui l’unico motivo di interesse è dato, appunto, dalla storia dei 4 giovani protagonisti.

La recensione in 5 motivi della serie tv Disney+ Skeleton Crew

E qui sorge un altro problema: il distacco col target di riferimento. Gli adulti, a meno che non siano appassionatissimi di Star Wars e consumino ogni singolo prodotto audiovisivo legato al brand, difficilmente si potranno interessare alla serie. Ma, al contrario, anche l’attuale pubblico giovanile non avrebbe grossi motivi per seguire la serie, non ritrovandosi quasi più nelle tematiche trattate.

Buona trama ma che semplicità nei dialoghi

Il lato narrativo di Skeleton Crew, rispetto a quanto visto soprattutto nel recentissimo The Acolyte, per lo meno non crea ulteriori problemi. Tutto risulta (sin qui) coerente, anche col canone originale. La serie si piazza temporalmente in contemporanea (circa) con The Mandalorian e con The Book of Boba Fett, quindi qualche anno dopo la sconfitta dell’Impero da parte della Ribellione. Ciò che, invece, fa davvero storcere il naso in alcuni momenti sono i dialoghi. Va bene essere una serie destinata a un pubblico di giovanissimi, ma il piattume e la banalità riscontrate in alcuni scambi tra personaggi ci ha a volte lasciati basiti. Speriamo che, col tempo, migliori.

Skeleton Crew è Visivamente appagante, ma…

Anche dal lato della direzione artistica a Skeleton Crew si può dire poco. L’atmosfera da “galassia lontana lontana” c’è, così come il giusto mix di alieni e non. At Attin, con i suoi ambienti asettici e perfetti si contrappone alla sporcizia degli astroporti, creando un ottimo dualismo. Anche le (sin qui pochine, a dire il vero) scene nello spazio risultano coinvolgenti e col giusto tasso d’azione. A prestare il fianco, purtroppo, a volte è il comparto CGI, che zoppica in alcune situazioni.

Il misterioso straniero e il robot

Ad attirare senza dubbio una certa attenzione sono i personaggi interpretati da Jude Law e da Nick Frost. Se sul primo, che compare al termine del secondo episodi, non vogliamo dilungarci troppo per evitare spoiler, tranne dire che almeno un po’ di curiosità la desta, è sul secondo che va speso qualche secondo in più. Come ormai da tradizione per quasi ogni prodotto proveniente dall’universo di Star Wars, non poteva mancare un droide. In questo caso è SM-33, trovato dai ragazzi abbandonato assieme all’astronave. Il burbero essere meccanico diventa da subito una sorta di tutore per il quadrittico di giovani avventurieri, fungendo da sorta di “Long John Silver” di Skeleton Crew, per riprendere il collegamento con L’isola/Il Pianeta del tesoro.

La recensione in 5 motivi della serie tv Disney+ Skeleton Crew

Il lavoro di doppiaggio di Nick Frost è ottimo e offre grande spessore e caratterizzazione a un personaggio che buca lo schermo.

Vale la pena andare avanti con la serie TV?

La nuova serie originale Disney+ è chiaramente destinata a un pubblico molto giovane e non ne fa mistero. Di conseguenza difficilmente un’audience adulta potrà appassionarvisi, sebbene la presenza di alcuni misteri, legati al personaggio di Jude Law e al pianeta At Attin, possano scatenare una qualche curiosità. La serie tv Skeleton Crew, come ampiamente detto nella nostra recensione in 5 motivi, non offre niente di nuovo, pescando a piene mani da altri prodotti simili.

La piattezza dei dialoghi non aiuta, sebbene un ottimo Nick Frost provi in tutti i modi a tenere in piedi la baracca, resa ancora meno solida dalla mancanza totale (o quasi) di rimandi al resto della saga. Il consiglio è quindi di affrontare la visione degli 8 episodi che la compongono, distribuiti a cadenza settimanale su Disney+, solo se realmente appassionati. Altrimenti potete saltarla senza troppe remore.

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