Supacell Netflix: supereroi londinesi dalla mente di Rapman. La recensione in 5 motivi della serie tv

Roberto Ciucci

Supacell recensione serie TV Netflix

Dopo Baby Reindeer e la terza stagione di Bridgerton, il portale di streaming Netflix ha trovato la sua nuova “serie n. 1”. Stiamo parlando di Supacell, oggetto di questa recensione, il drama inglese tutto supereroi, scontri tra gang e minacce planetarie disponibile dal 27 giugno. Abbiamo visto la prima puntata e siamo qui per raccontarvi se valga la pena continuare attraverso la nostra recensione in 5 motivi.

Supacell Netflix: di cosa parla la serie tv

Sud di Londra. Michael (Tosin Cole) è un fattorino e la sua vita non potrebbe andare meglio di così: ha appena comprato una casa assieme alla sua fidanzata storica, Dionne (Adelayo Adedayo), e sta per chiederle di sposarlo. Rodney (Calvin Demba) è un piccolo spacciatore, sempre alla ricerca di nuovi clienti a cui rifilare qualche grammo di marijuana.

Ad Andre (Eric Kofi-Abrefa), invece, le cose non vanno per niente bene: è sommerso dai debiti, l’ex moglie minaccia di non fargli più vedere il figlio, AJ, e il nuovo capo lo ha lasciato per strada per via dei suoi precedenti penali. Anche Sabrina (Nadine Mills), infermiera, non se la passa per niente bene: al lavoro non ottiene soddisfazione e, dopo l’ennesimo pacco rifilatole dal suo ragazzo, ha scoperto che la tradisce con un’altra da due mesi. Potrebbe andare meglio anche a Tazer (Josh Tedeku), capobanda di una gang locale che, dopo una rissa, si becca una coltellata e viene lasciato per strada dai suoi stessi compagni.

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Tutte le loro vite, però, vengono sconvolte sconvolte allo stesso modo quando dei misteriosi poteri si manifestano, donandogli capacità oltre l’umana comprensione. Sullo sfondo, una misteriosa organizzazione che sembra rapire e fare esperimenti su chi è dotato di questi poteri.

Supacell: la recensione del primo episodio della serie Netflix

Un po’ Heroes, un po’ Misfits, un po’ Attack The Block

Per quanto la trama di Supacell possa sembrare interessante, non siamo certo davanti a nulla di eccezionalmente innovativo. Già diverse serie tv, in passato, hanno avuto come protagonisti un gruppo di individui che, all’improvviso, acquisiscono super poteri. Senza uscire dai confini britannici e senza nemmeno andare troppo indietro nel tempo, il paragone immediato è alla fortunata Misfits, serie andata in onda su E4 (da noi su Fox) dal 2009 al 2013. Ma c’è anche una spruzzata di Heroes nella miscela, con lo sfondo della minaccia globale a cui i nostri improbabili eroi dovranno far fronte, senza dimenticare l’organizzazione segreta di cui sopra.

Tutto questo interpretato da un cast interamente di colore, o quasi (una delle poche eccezioni è il sempre magnifico Eddie Marsan, l’ispettore Lestrade dello Sherlock di Robert Downey Jr). La mente dietro alla serie, Rapman (alias di Andrew Onwubolu, uno dei rapper più influenti della scena musicale inglese), ha infatti deciso di affidare i personaggi principali ad attori afro-discendenti. Il classe 1989, figlio di genitori nigeriani, ricopre i ruoli di creatore, showrunner, sceneggiatore e regista.

Una Londra viva e vibrante

A catturare l’occhio nel primo episodio è la, passateci il termine, “sesta protagonista” della serie, la periferia di South London in cui si svolge la maggior parte delle vicende. La dimensione fortemente urbana dei personaggi, e il modo le loro sottotrame personali si mescolano senza soluzione di continuità, ci restituiscono uno spaccato molto interessante della periferia della capitale inglese.

Supacell recensione serie TV Netflix

Il tutto si traduce in una messa in scena viva e vibrante, organicamente coesa e che non lascia mai la narrazione in mano a momenti morti, scambiando protagonista nel momento giusto per mantenere acceso il fuoco della curiosità nello spettatore. Al di là dell’intreccio principale legato ai superpoteri, a spingere a continuare la visione sono quindi soprattutto le situazioni di “vita vissuta” di Michael e degli altri.

Supacell recensione – I misteriosi superpoteri di Supacell

A differenza del sopracitato Misfits, dove l’origine delle abilità speciali dei protagonisti (la tempesta che li colpisce all’inizio) è spiegata sin dal primo episodio e subito accantonata, in Supacell il mistero rimane ammantato da un velo, contribuendo a generare interesse nel pubblico. Si tratterà di mutazioni stile X-Men? Oppure è il frutto di un piano governativo, magari proprio organizzato da quell’organizzazione dietro ai numerosi rapimenti? Sperando non si sgonfi tutto in una bolla di sapone, la decisione di non rivelare tutto subito funziona.

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CGI non tanto super

A far storcere un po’ il naso, probabilmente figlia di un budget non particolarmente elevato, è la cgi con cui vengono rappresentati i superpoteri. Spesso zoppicante, spezza un po’ l’atmosfera, dando quella sgradevole sensazione di posticcio e di “film da ciclo Fantastica Avventura” della domenica pomeriggio su Italia 1. Nulla di catastrofico, sia chiaro, ma si poteva fare un filo meglio.

Pulita e in generale gradevole la regia, che non brilla per tecnicismi e scelte stilistiche azzardate, ma fa il suo. Pregevole il ritmo dei tagli: la puntata scorre via veloce e, alla fine, quasi non ci si accorge che è già passata un’oretta.

Supacell Netflix: Essere o non essere un Supereroe?

Oltre alla terribile minaccia che sta per abbattersi su Londra, ognuno dei personaggi deve far fronte alla propria quotidianità, fatta di bollette da pagare, figli da crescere e fidanzati traditori. Proprio questa loro dimensione “ordinaria” li rende affascinanti e, qualche modo, ambigui. Si tratta, a conti fatti, di persone comuni, ben lontane dal canone classico dei supereroi che i fumetti ci hanno abituati a conoscere. Sono tutti chiamati a “lottare per il bene superiore”, ma non è assolutamente detto che accettino. Anzi, molti (se non tutti) avrebbero un sacco di motivi per rifiutare…

Supacell recensione – Vale la pena di vedere la Serie TV?

Alla luce di quanto detto nella nostra recensione in 5 motivi di Supacell di Netflix, consigliamo di continuare la visione della serie.