“Chi conosce l’ora della sua morte ha già iniziato a morire”: è con questo incipit che si apre The Calendar Killer, il nuovo film thriller di Adolfo J Kolmerer, di cui siamo pronti a parlarvi nella nostra recensione. Lo scorso ottobre arriva in tutte le librerie italiane Portami a casa, il nuovo romanzo del maestro tedesco del thriller Sebastian Fitzek, che in pochi mesi è diventato un film per Amazon International. Dopo la lettura del romanzo e la visione del film, vi sveliamo cosa ci ha convinti e cosa, invece, meno.
La trama del film
Prima di addentrarci nella nostra recensione di The Calendar Killer, raccontiamo in breve la trama del film. I protagonisti della storia sono due: da una parte c’è Klara Vernet, una donna vittima di violenza fisica e sessuale da parte di suo marito Martin; dall’altra Jules Tannberg, uomo che lavora alla linea telefonica per le donne in difficoltà, che tornano a casa da sole di notte. Il collegamento tra i due protagonisti parte quando Klara chiama per sbaglio la linea, telefonata alla quale risponde Jules.
All’uomo, la donna racconta di avere ancora poche ore di vita, perché il Killer del Calendario – così chiamato perché annuncia la data della morte della vittima prescelta scrivendola sul muro col sangue – le ha annunciato che morirà a mezzanotte. L’unica sua speranza di sopravvivere è uccidere suo marito. In un contatto telefonico che dura quasi tutto il film, si sviluppano le vicende inquietanti e piene di suspense dei due protagonisti, legati da qualcosa di inaspettato.

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La recensione del film The Calendar Killer in 5 motivi
Un tema importante trattato con necessaria durezza
Il tema principale del film, così come del romanzo da cui è tratto, è la violenza sulle donne. Sebastian Fitzek, parlando del libro, ha ammesso di non essersi dovuto impegnare tanto nelle ricerche sulla tematica perché, purtroppo, tanti sono i casi di quello che lui stesso ha definito un ‘crimine di massa’. Nel film, il tema è primario ed è esposto in maniera dura, talvolta cruda e particolarmente dolorosa. Di fronte ad alcune scene è impossibile non essere toccati, sentire dolore a propria volta, e spesso infuriarsi. Ma è questa la strada scelta per dare realismo alla storia e, soprattutto, tentare di aprire occhi e menti.
Una Berlino oscura e claustrofobica
The Calendar Killer è ambientato in una Berlino dalla scarsa illuminazione e dai paesaggi inquietanti. Il che ha il risultato di rendere anche luoghi aperti molto ampi, come boschi o strade statali, claustrofobici e opprimenti. Klara vaga per vie e luoghi che sembrano quasi infestati, ansiogeni. E anche quando non si cammina in strade isolate in piena notte e ci si trova, invece, in casa, le luci sono al massimo soffuse, tenui, giusto il necessario per rendere visibile al pubblico ciò che accade. Un escamotage che funziona sicuramente ai fini della trama del film.
Un killer che fa discutere
Il killer della storia di Sebastian Fitzek non è il solito assassino spietato, senza morale, che uccide per piacere in modo seriale. Il film ci presenta un uomo che, dopo una tragedia personale terribile, vuole ‘aiutare’ le donne vittime di violenza, dando loro una ‘possibilità’: uccidere il proprio carnefice, ovvero l’uomo che le malmena e violenta. In caso contrario, saranno loro a morire per la propria debolezza. Ma si può davvero giustificare ogni mezzo per un fine che può apparire giusto? Quella che viene portata in scena in The Calendar Killer è la situazione paradossale di un assassino che cerca di spezzare la spirale di violenza con altra violenza, dando poi la colpa alla vittima del finale a cui si arriva. Un protagonista che, in poche parole, è destinato a creare discussione.
Un grave pecca per chi ha letto il libro
Arriviamo al tasto dolente. Sì, perché se vi approcciate a questo film senza aver letto il libro e siete amanti del thriller, la visione vi sarà certamente gradita. Il film è comunque un prodotto che riesce ad intrattenere e a tenere la tensione alta nel corso dei suoi 90 minuti. Tuttavia, ben diversa sarà la situazione per coloro che hanno letto il libro di Fitzek. La pellicola, infatti, si prende molte libertà, arrivando a tagliare personaggi, fatti rilevanti e a stravolgere il finale. Il risultato è un film che perde di spessore, con buchi di trama e situazioni banali, in cui a volte si fa fatica a comprendere come si sia arrivati ad una determinata svolta.
Due protagonisti credibili
Se trama ed eventi sono in parte stravolti e tagliati, lo spirito del romanzo di Fitzek riesce a sopravvivere grazie alla performance dei due protagonisti. Luise Heyer nel ruolo di Klara riesce a trasmettere alla perfezione la paura, la disperazione e la determinazione della protagonista. La sua è una maschera di dolore, che non si arrende però al destino che sembra attanagliarla: da una parte il marito violento, dall’altra dal killer. Stessa cosa vale per Rainer Bock. Il veterano attore tedesco interpreta un ruolo chiave nel film, e riesce a mantenerne per tutta la durata l’aura di mistero e ambiguità.

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Vale la pena vedere il film?
È il quarto motivo della nostra recensione a rispondere ampiamente a questa domanda: The Calendar Killer è un film oscuro, che vale sicuramente la pena vedere per le tematiche che tiene a sottolineare. Per coloro che hanno letto il libro, beh, sappiate che potrebbe causarvi qualche dispiacere!
Immagini nell’articolo tratte dalle foto ufficiali del film di Prime Video.









