Abbiamo visto il primo episodio di The Walking Dead: The Ones Who Live, il nuovo spin off della celebre serie ideata da Scott M Gimple, Danai Gurira e Andrew Lincoln, e siamo pronti a dirvi cosa ne pensiamo nella nostra recensione senza spoiler. Ci troviamo di fronte al sesto spinoff della serie ‘centrale’, nonché suo terzo sequel. Tutti coloro che hanno visto tutte e undici le stagioni di The Walking Dead attendono da anni di scoprire cosa sia realmente accaduto al protagonista Rick Grimes; ebbene, il primo episodio ci offre finalmente le risposte che tanto stavamo aspettando.
The Walking Dead: The Ones Who Live, la trama della serie
Prima di addentrarci nella nostra recensione di The Ones Who Lives, ricordiamo brevemente la trama della serie. Il primo episodio ci porta cinque anni dopo i fatti del ponte, ovvero l’esplosione che tutti credevano avesse portato Rick alla morte. L’uomo è stato invece segretamente salvato e rapito dalla Civic Republic Military (CRM), organizzazione che accoglie le persone come forza lavoro. Essendo la sicurezza in cima alle priorità della città, una volta entrati nessuno può più abbandonare il luogo. Rick è quindi rinchiuso, ma tenta in più occasioni di scappare (anche attraverso un gesto drastico), senza però riuscirci. Intanto all’esterno, Michonne continua la sua instancabile ricerca di Rick, avvicinandosi sempre più all’obiettivo.

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La recensione in 5 motivi di The Walking Dead: The Ones Who Live
Le risposte che aspettavamo
The Ones Who Live arriva, per il pubblico di The Walking Dead, dopo anni di attesa e ipotesi. Chi ha seguito la serie fino alla sua conclusione, attende infatti di scoprire (sin dagli eventi del ponte) cosa sia accaduto a Rick. Il primo episodio dello spin-off mette la parola fine a questa estenuante attesa, facendo chiarezza su tutto (o comunque su ciò che serve). Il pilot non si perde in preamboli e, facendo di Rick anche il narratore esterno della storia, ci spiega ogni cosa: dall’arrivo del protagonista in questo luogo sconosciuto al suo tormento interiore, dal funzionamento della CRM alla storia dei personaggi secondari. Nonostante qualche nebuloso flashback e qualche momento onirico di Rick, tutto è chiaro e, finalmente, acquisisce senso.
Il tormento di Rick
La narrazione dei fatti vissuti da Rick Grimes negli anni dopo il ponte finisce però sullo sfondo rispetto al suo tormento interiore. Il focus, più che sulla CRM e il suo funzionamento, è sul dramma che sta vivendo il protagonista, che arriva anche a fare una scelta traumatica pur di scappare da quella che ritiene una prigione e tornare dal suo grande amore, Michonne, e da sua figlia. Scenografie, luci e musica si muovono proprio in virtù di questo tormento interiore, funzionando come amplificatore. Il risultato è un episodio quasi claustrofobico, a tratti confuso.
Rick e Michonne unici veri protagonisti?
Il tormento di Rick non è un caso. Il primo episodio di The Ones Who Live ci chiarisce quasi sin da subito che a tenere in piedi lo spinoff è proprio la storia d’amore tra il protagonista e Michonne. La sensazione latente è che il resto sia un extra, che faccia da sfondo e motivi i fatti che servono a riunire in qualche modo i due protagonisti. La parte sentimentale è, insomma, dominante. Il che ha la conseguenza di penalizzare altri personaggi secondari, la cui storia mostra evidente potenziale.
Un ritorno cinematografico
Da punto di vista visivo, il primo episodio dello spinoff appare uno dei più cinematografici visti fino ad oggi. D’altronde Years, questo il titolo, dura un’ora, più dei consueti 40 minuti circa a cui ci ha abituati The Walking Dead. Il che lo rende più un film che un episodio. Una scelta sicuramente voluta e dovuta, visto quanto c’era da raccontare.
Tutto troppo veloce?
Le alte aspettative su questo spinoff, che dovrebbe essere il definitivo epilogo della storia principale di The Walking Dead, rendono inevitabilmente più critiche le considerazioni su alcuni aspetti dello show. Uno di questi è la velocità con la quale vengono raccontati i fatti. Come detto all’inizio, il primo episodio è esaustivo se parliamo di domande rimaste senza risposta per anni. Tuttavia, la narrazione è così repentina che spesso sembra saltare passaggi importanti. I cinque anni di Rick senza Michonne sono narrati in pochissimi minuti, una scelta che lascia perplessi, ma probabilmente dovuta alla necessità degli sceneggiatori di raccontare tutto in soli sei episodi.
Vale la pena vedere la serie?
Alla luce dei 5 motivi della nostra recensione, pur presentando un po’ di carenze, vale comunque la pena vedere i sei episodi The Ones Who Live. Arrivare al finale di questa lunga e tormentata storia è quasi una tappa obbligatoria, soprattutto per tutti coloro che hanno vissuto più di una decade in compagni di The Walking Dead.
Immagini nell’articolo dalle foto ufficiali della serie (via Instagram)









