Venom: The last dance, addio a Eddie e al Simbionte: la recensione in 5 motivi

Roberto Ciucci

La recensione in 5 motivi di Venom: The Last Dance

A 3 anni di distanza dall’ultima avventura di Eddie Brock e di Venom, La Furia di Carnage, dal 24 ottobre arriva nelle sale il capitolo finale della trilogia, The Last Dance. Il viaggio, iniziato nel 2018, finalmente si chiude. Quest’ultima iterazione sarà finalmente riuscita a convincere i fan, delusi per ben due volte dai film precedenti? O siamo davanti all’ennesimo, fallimentare prodotto del Sony’s Spider-Man Universe? Scopritelo assieme a noi nella nostra recensione in 5 motivi di Venom: The last dance.

Di cosa parla la trama di Venom: The last dance?

Sono passate poche settimane dallo scontro tra Venom e Carnage nella Cattedrale. Eddie e il suo simbionte sono usciti vittoriosi, ma a caro prezzo: l’FBI è alle loro calcagna e li bracca per la “morte” del detective di polizia Patrick Mulligan. L’improbabile duo è quindi fuggito in Messico, dove si è rifugiato passando il tempo a bere. La situazione, però, degenera presto: su un pianeta prigione, il malvagio dio dell’oscurità, Knull, medita vendetta. Egli è infatti prigioniero da tempo a causa del tradimento dei suoi stessi figli, i simbionti di cui fa parte anche Venom.

Knull invia nella galassia delle creature mortali: il loro obiettivo è ritrovare “il Codex”, la chiave per la liberazione del malvagio despota. Neanche a dirlo, “il Codex” è in possesso di Eddie e Venom, che diventano così i bersagli di questa “caccia al tesoro”. Nel frattempo, sulla Terra sono arrivati con un meteorite altri simbionti, finiti nelle mani della Dottoressa Payne, a capo dell’Area 55.

Venom: The Last Dance, la recensione in 5 motivi

Che confusione

Nella recensione partiamo dal primo dei (molti) problemi che affliggono Venom: The Last Dance. La trama. Abituati, come siamo, a vedere film sui supereroi che sfiorano in alcuni case le 3 ore di durata, trovarci davanti a una pellicola “vecchio stampo”, da un’oretta e mezza scarsa, lascia spiazzati. E deve essersi trovata in difficoltà anche Kelly Marcell, al debutto in regia dopo aver curato la sceneggiatura di tutti e tre i film. Venom: The Last Dance è infatti confuso e affrettato, con gli avvenimenti risolti spesso in maniera anche forzata solo per far progredire la trama e concludere entro il tempo rimasto. Tutto succede con una rapidità che non lascia tempo allo spettatore di elaborare gli eventi, e ai personaggi di avere sviluppi dei rapporti e reazioni coerenti. Lo stesso Knull, un’entità cosmica dai notevoli poteri, non costituisce mai una reale minaccia, rimanendo relegato sullo sfondo.

La recensione in 5 motivi di Venom: The Last Dance

Ad aggiungere ingiuria al danno, in questo marasma c’è comunque tempo per alcune scene del tutto fuori luogo e prive di ogni logica. Inutile negarlo: in più di una circostanza ci siamo trovati a domandarci cosa stesse succedendo e perché i protagonisti stessero agendo in quel modo. Non vogliamo fare troppi spoiler, ma uno ce lo dovrete per forza concedere, per meglio comprendere. Il presupposto del film è che Eddie e Venom non possono “trasformarsi” del tutto, altrimenti il cacciatore inviato da Knull sulla Terra li può individuare ovunque. Peccato che Venom “esca” a forza per una (totalmente inutile) sequenza di ballo con la Signora Chen sulle note di Dancing Queen degli ABBA. E, guarda caso, ciò porta all’attacco da parte del mostro e alla cattura del “dinamico duo”.

Un cast di livello non salva Venom: The Last Dance

Che Sony credesse nel progetto, nonostante tutto, era chiaro da tempo. Non a caso il budget stanziato è paradossalmente cresciuto di film in film, arrivando all’ingaggio, per The Last Dance, di una pletora di attori di tutto rispetto. Si aggiungono quindi Juno Temple (direttamente dal fortunatissimo Ted Lasso), Rhys Ifans (Notting Hill, I Love Radio Rock e recentemente Otto Hightower in House of the Dragon) e Chiwetel Ejiofor (2012, 12 anni schiavo), che torna in un progetto Marvel dopo Dr. Strange.

La recensione in 5 motivi di Venom: The Last Dance

La bontà del cast, però, non aiuta a risollevare le sorti del film, aggravato da problemi che vanno ben oltre la seppur buona interpretazione generale. In particolar modo il sempre ottimo Rhys Ifans, evidentemente a suo agio con personaggi strambi ma dal cuore d’oro (e a sorpresa anche ottimo cantante). Un po’ meno in parte Chiwetel Ejiofor, a cui però non ci sentiamo di imputare troppe colpe: il suo personaggio non va molto al di là del classico militare cocciuto. Buona anche Juno Temple, dottoressa con la passione per la vita aliena e un trauma pregresso.

Ma quante gag, basta!

Sin dal primo film ci siamo tutti resi conto di non essere davanti a un Venom 1:1 con i fumetti, quanto una sorta di sua “reinterpretazione”. Tra gag e situazioni al limite della slapstick Comedy, lui ed Eddie si sono infatti ritagliati un ruolo da “duo comico”. Spesso, però, come per questo The Last Dance, il tutto è andato fuori controllo. L’esagerazione la fa da padrone e ci si trova in diverse occasioni davanti a battute che sembrano più destinate a un pubblico di giovanissimi che anche solo di giovani adulti. Tom Hardy ce la mette tutta a interpretare il disagio mentale della presenza di Venom all’interno della propria testa, e gliene va dato atto. Ma spesso si riduce a una banalissima macchietta comica senza spessore. Un vero peccato, visti il personaggio in questione e soprattutto l’attore, in grado di regalare performance di tutto rispetto.

Per lo meno la CGI è migliorata

Ciò a cui va un doveroso plauso è il comparto VFX, che ha visto un notevole balzo in avanti rispetto al primo e, soprattutto, al secondo film. Ampio uso di Green Screen anche in questo caso, è ovvio, ma l’effetto è molto meno posticcio di quanto visto in La Furia di Carnage. Anche i simbionti in scena sono evidentemente più curati rispetto al passato.

L’inevitabile e spettacolare scontro finale rimane uno dei pochissimi aspetti positivi del film, tra buone coreografie ed effetti speciali di rilievo. Anche qua, però, la trama scopre il fianco, con la “gimmick” che risolverà la vicenda in bella vista sin dai primissimi minuti.

Eddie e Venom

Uno degli altri pochi elementi di The Last Dance a salvarsi è il rapporto tra Eddie e Venom, che qui giunge al suo culmine. Lungo l’arco di tutte e tre i film, i due arrivano ad accettarsi e a legare, dimostrandosi finalmente amici e non solo “ospite e parassita”. Come per tutto il resto, però, anche questo è viziato da una pessima scrittura, che alterna dialoghi buoni ad altri assolutamente senza senso e che, per certi versi, contraddicono qualcosa detto minuti prima. Un vero peccato.

La recensione in 5 motivi di Venom: The Last Dance

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Vale la pena vedere Venom: The Last Dance?

Ci risulta davvero difficile consigliare questo film. Troppe le cose sbagliate, tra sceneggiatura, scelte di tempo, regia e montaggio. Venom: The Last Dance, distribuito da Eagle Pictures, ci prova fino all’ultimo, ma finisce per subire lo stesso destino dei due predecessori. A poco è servito aver coinvolto attori di una certa caratura, poiché il materiale dato loro su cui lavorare si dimostra spesso fallace e inadeguato. È una chiusura in linea, nel bene e nel male, con quanto visto nei primi due capitoli della trilogia. In altre parole, recatevi in sala solo se non avete altre alternative e volete concludere la trilogia dedicata al nero simbionte. Altrimenti risparmiate il denaro del biglietto.

Ah, nella recensione di Venom: The Last Dance segnaliamo anche che ci sono scene post-credit, semmai vi venisse davvero voglia di andare a vederlo.