Cent’anni di solitudine: un adattamento che riesce a superare lo scetticismo – La recensione della serie TV in 5 motivi

Anna Montesano

Cent'anni di solitudine recensione della serie TV Netflix in 5 motivi

Abbiamo visto il primo episodio di Cent’anni di solitudine, serie TV Netflix in otto episodi, e siamo pronti a dirvi cosa ne pensiamo nella nostra recensione senza spoiler. Se il titolo vi suggerisce l’omonimo e celebre romanzo di Gabriel García Márquez, non vi sbagliate: la serie è effettivamente ispirata al capolavoro colombiano e si propone di raccontarlo in modo altrettanto epico. Ma riesce davvero in questa dura impresa?

La trama della serie TV

Prima di scoprirlo attraverso la nostra recensione, ricordiamo la trama della serie Cent’anni di solitudine. La storia racconta le vicende di sette generazioni della famiglia Buendía, a partire dai fondatori José Arcadio Buendía e Úrsula Iguarán. Questi due cugini sfidano le convenzioni sociali prima sposandosi e poi decidendo di abbandonare la loro città natale per arrivare in una terra vicina al mare, mai vista dall’uomo prima di allora. I due, insieme ad altri abitanti avventurosi, arrivano a destinazione, in una terra che Buendía chiama Macondo.

Macondo diventa ben presto il centro della loro vita e di quella dei loro numerosi discendenti. La serie ci porta così a conoscere i vari membri della famiglia, ognuno con un suo destino e una propria caratteristica determinante. Ci sono i sognatori, gli amanti, i ribelli, i folli, tutti legati da un destino segnato dalla solitudine e dalla maledizione che incombe sulla loro stirpe. La saga dei Buendía si svolge nel corso di un secolo, raccontando la storia di una famiglia che si confronta con le proprie debolezze, i propri desideri e le proprie paure.

Cent'anni di solitudine recensione della serie TV Netflix in 5 motivi

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La recensione della serie Cent’anni di solitudine in 5 motivi

Una coesistenza difficile ma affascinate

Sin dai primi minuti della serie, mondo onirico e mondo reale si incontrano, scontrano e quasi fondono. La storia che viene portata sullo schermo è, infatti, pregna delle leggende e delle superstizioni di quel periodo storico, capaci di causare incubi anche ad occhi aperti. La regia riesce a far coesistere questi due mondi in modo spontaneo, seppur con evidente sforzo, evitando zone artificiose o stucchevoli nella narrazione. Il risultato è, perciò, molto affascinante.

Scenografia e narratore onnisciente: un faro nelle difficoltà della serie

Un altro plauso va al processo produttivo e alla scenografia che cerca di essere fedele quanto più possibile agli eventi storici. I costumi, le location e il look dei personaggi sono funzionali alla narrazione, aiutandola nei momenti più ‘difficili’. In questo senso, va sottolineato che l’opera letteraria Cent’anni di solitudine è composta da pochi dialoghi, di cui c’è invece assolutamente bisogno nella trasposizione televisiva. Il che rende inevitabile un allontanamento della serie TV dall’originale. Ogni volta che questo accade, oltre alla parte scenografica già citata, a rimettere tutto sulla giusta rotta è la voce del narratore onnisciente.

Esagerazione o nostro errore?

La serie TV Cent’anni di solitudine è girata in Colombia, il che sembrerebbe scontato per un fatto di fedeltà al libro. Eppure, non è così. L’ambientazione nelle terre di Marquéz diventa quasi necessaria, così come sembra lo sia una visione della serie in lingua originale. A noi italiani, la recitazione degli attori di Cent’anni di solitudine in spagnolo ma doppiata nella nostra lingua, potrebbe apparire in alcune parti esagerata, sproporzionata. Perché uno spettatore possa davvero abbracciare questo adattamento, sarebbe infatti consigliabile guardarlo in lingua originale (ovviamente con sottotitoli).

Una regola aurea

La serie TV, sin dai primi minuti, si propone di essere fedele al romanzo. L’emozionante incipit ci immerge sin da subito nell’atmosfera di Cent’anni di solitudine. Tuttavia, l’adattamento televisivo non è un’interpretazione pagina per pagina del romanzo, e soprattutto non è mai stato pensato per esserlo. Sarebbe anche solo impensabile immaginarlo. Motivo per il quale, per godersi pienamente la visione di questa serie, serve affrontarla senza l’aspettativa di una replica perfetta. Alcuni capolavori possono rivivere in nuove forme senza perdere la loro anima: una regola aurea da tenere a mente ogni qualvolta ci si approccia all’adattamento visivo di libri o saghe.

Scetticismo superato?

Quando si parla di adattamenti di capolavori che hanno segnato la storia della letteratura come Cent’anni di solitudine, è sempre difficile anche approcciarsi ad una trasposizione televisiva. E, in effetti, lo scetticismo non è mancato quando Netflix ha annunciato questo titolo. Eppure, basandoci sulla sola visione del primo episodio della serie (che in tutto ne conta 8), una crepa si diffonde nel muro dello scetticismo, che probabilmente potrebbe essere del tutto abbattuto proseguendo con i successivi episodi. La serie, infatti, riesce a non sminuire il romanzo di Gabriel García Márquez, regalandoci anzi immagini di grande bellezza.

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Vale la pena vedere la serie?

Alla luce dei 5 motivi della nostra recensione, Cent’anni di solitudine è una serie che merita di essere vista, ma che richiede pazienza e attenzione. È un’opera ambiziosa e affascinante, che ci porta in un mondo magico e onirico. Chiaro che non è esente da difetti e potrebbe finire per non soddisfare pienamente le aspettative di tutti i fan del romanzo.

Immagini nell’articolo dai poster della serie Netflix.