Tom Hanks considera i critici cinematografici dei succhiac***i: cosa è successo

Federica Massari

Tom Hanks considera i critici cinematografici dei succhiac***i

Nell’ambito di un’intervista concessa al podcast Conan ‘O Brien Tom Hanks ha definito, senza usare mezzi termini, i critici cinematografici dei succhiac***i, riferendosi al suo primo film di cui ha firmato la regia, una commedia-musical del 1996 intitolata Music Graffiti.

Tom Hanks sui critici: “Sono dei succhiac***i”

La pellicola di Tom Hanks Music Graffiti all’epoca della sua uscita fu criticata ma poi con il tempo venne apprezzata, diventando un cult degli anni Novanta. Infatti l’attore e regista ha sottolineato come soltanto il tempo può decidere il valore di un film.

Per spiegarsi l’attore ha fatto l’esempio del Rubicone, il fiume attraversato da Cesare, passato il quale cambiò la storia di Roma: “Una volta era come avere una serie di Rubiconi da attraversare. Il primo era: ti piace questo film? Io avevo letto la sceneggiatura e l’adoravo. Il secondo Rubicone è quando il film è pronto, un anno e mezzo dopo, e lo vedi per la prima volta. Lì potrebbe piacerti o no. Non importa se funziona o no. Lo guardi e dici “Ehi, penso che ce la siamo cavata piuttosto bene.” Quello è il secondo Rubicone“.

Tom Hanks considera i critici cinematografici dei succhiac***i

Arrivati a parlare del terzo Rubicone entrano in gioco i critici: “Lì è sempre un su e giù: “Lo odiamo, lo amiamo. Questo fil è terribile… Oh ehi, Tom, ti ho visto in un film. Era carino”. E allora a te viene da chiedere a tua moglie: “Tesoro, potresti nascondere la pistola? Perché credo che…”.

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“Il fattore tempo”

Continuando il suo discorso nel podcast Tom Hanks ha dichiarato a proposito del fattore tempo: “Il film esiste anche senza dover essere bollato come vincente o perdente. Allora succede che quello che una volta non funzionava, comincia a funzionare, o magari il contrario. Qualcosa che aveva fatto il botto può diventare un pezzo da museo, e non avere più nulla da dire”. E così lo stesso critico che vent’anni prima aveva bollato come non buono il suo Music Graffiti ha cambiato idea e gli ha detto: “Tutto quello che serve è una ventina d’anni da oggi e allora, e il film comincia a parlarti”.