Trump stravolge il mondo del cinema e alcatraz avrà nuova vita

Federica Massari

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Trump, dazi sui film stranieri del 100% e la folle proposta di riaprire Alcatraz

Ancora una mossa protezionista di Donald Trump, questa volta verso l’industria cinematografica: il presidente degli Stati Uniti vuole imporre i dazi sui film stranieri del 100%. Vorrebbe quindi applicare una tariffa del 100% su tutte le pellicole realizzate fuori dai confini a stelle e strisce.

Trump vuole imporre i dazi sui film stranieri del 100%

Secondo il presidente statunitense l’industria cinematografica del Paese sta perdendo terreno a causa della concorrenza internazionale e degli incentivi fiscali che vengono messi sul piatto dalle altre Nazioni. Non ha dato però spiegazioni su quali produzioni andrebbero colpite né su come verranno davvero applicati questi dazi del 100%. E inoltre non ha detto una parola sulle serie tv.

“Vogliamo film realizzati in America, di nuovo!”, ha scritto in un post pubblicato su Truth Social Trump. Ha inoltre accusato i registi degli Stati Uniti di aver abbandonato Hollywood per cercare agevolazioni fiscali negli altri Paesi. Molti film come ad esempio Mission: Impossible – The Final Reckoning sono frutto di collaborazioni tra continenti e quindi non si capisce come il presidente statunitense voglia agire.

La riapertura di Alcatraz: perché è complicata

La prigione di Alcatraz si trovava su un’isola rocciosa nella baia di San Francisco. Costruita nel 1934 era destinata a detenuti molto pericolosi. Infatti tra le sue mura ci sono stati criminali del calibro di Al Capone e George “Machine Gun” Kelly. Oggi è diventata un museo, è gestita dal National Park Service ed è una delle attrazioni più visitate della California con oltre un milione di turisti all’anno.

Fuggire da Alcatraz era altamente sconsigliato visto che per farlo bisognava attraversare le correnti oceaniche e le fredde acque che la circondavano. Era un carcere di altissima sicurezza e rimase aperto soltanto per 20 anni fino al 1963. Trump ha detto che vorrebbe riaprirlo per contenere persone immigrate in attesa di essere riportate nel loro Paese.

Trump, dazi sui film stranieri del 100% e la folle proposta di riaprire Alcatraz
Scena del film Fuga da Alcatraz

Per riaprirlo, visto che oggi è un museo, andrebbe abbattuto e ricostruito totalmente con costi ingenti. Inoltre andrebbe a contenere poche persone, il che non giustificherebbe l’enormità delle spese sostenute. Già nel 1963 la prigione fu chiusa per problemi strutturali ed economici, infatti cibo e acqua dovevano essere trasportate via mare quindi era tutto molto costoso.

Il costo medio per detenuto all’epoca era di 10 dollari, circa tre volte di più a quello di una persona rinchiusa nelle altre prigioni federali. Per tutti questi motivi l’annuncio di voler riaprire la prigione di Alcatraz sembra più un delirio propagandistico che una proposta concreta.

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Il film Fuga da Alcatraz ritorna attuale

La proposta di Donald Trump sulla riapertura della prigione più famosa del mondo porta alla mente il film del 1979 Fuga da Alcatraz diretto da Don Siegel e basato sul romanzo di J. Campbell Bruce con Clint Eastwood. Nella pellicola vediamo il rapinatore Frank Morris fuggire da varie carceri, per questo motivo viene rinchiuso ad Alcatraz che era considerato il penitenziario più sicuro degli Stati Uniti.

Trump, dazi sui film stranieri del 100% e la folle proposta di riaprire Alcatraz
Locandina Fuga da Alcatraz

Il protagonista, insieme a una banda creata all’interno delle mura carcerarie formata da Tornasole, l’afro-americano English, il ladro d’auto Charlie Puzo e i fratelli Anglin, rapinatori di banche, crea un piano di fuga. Pensano di sfruttare la naturale erosione delle mura del carcere a causa dell’acqua del mare e con un tagliaunghie scrostare il muro. Una volta aperta la strada i detenuti si muovono per le vie di areazione fino alla spiaggia. A bordo di alcune zattere riescono a fuggire.

L’indomani le guardie scoprono che nelle brande al posto dei detenuti ci sono dei manichini e iniziano a mettersi sulle loro tracce. Le ricerche via mare, terra e via aerea non danno i loro frutti. Il direttore si autoconvince che i fuggitivi siano morti nel gelo delle acque del mare.