American Primeval, la dura spietatezza della Frontiera americana: la recensione della serie tv

Roberto Ciucci

American Primeval: la recensione della serie tv

Quello della conquista del West e del “sogno della Frontiera” è un tema affrontato da centinaia e centinaia di prodotti audiovisivi. Eppure, la mitologia di cowboy e indiani, della corsa all’oro e della durezza della vita dei pionieri del Nuovo Continente non passa (quasi) mai di moda e nell’ultimo periodo è tornata prepotentemente in auge. Per questo Netflix prova a riproporre il tema con il nuovo American Primeval, miniserie di 6 episodi diretta da Peter Berg (Friday Night Lights) e disponibile dal 9 gennaio 2025. Un cast d’eccezione, formato da Betty Gilpin (Nurse Jackie e GLOW), Taylor Kitsch (John Carter), Dane DeHaan (Chronicle, The Amazing Spider-Man 2 e Oppenheimer) e Shea Whigham (Boardwalk Empire), per un prodotto che prova a raccontare qualcosa di nuovo in un panorama altrimenti saturo: la Guerra dello Utah. Abbiamo visto il primo episodio di American Primeval e vogliamo, attraverso una recensione in 5 motivi, dirvi se per noi vale la pena o meno di andare avanti? Pronti ad avventurarvi nella pericolosa Frontiera americana?

Di cosa parla la trama di American Primeval?

La serie si svolge nel 1857, nel mezzo di quella che passerà alla storia, appunto, come la Guerra dello Utah. Si tratta di scontro armato tra il governo degli Stati Uniti e le forze dello Stato di Deseret, un territorio temporaneo degli USA che i pionieri mormoni cercarono di rendere autonomo con la forza. Sara Rowell (Betty Gilpin) e suo figlio Devin (Preston Mota) stanno cercando di attraversare l’America da Boston fino a Crooks Springs, dove li attende il marito della donna. Abbandonati dalla guida che avevano ingaggiato, si devono affidare al burbero Isaac Reed (Taylor Kitsch) su consiglio del trapper Jim Bridger (Shea Whigham). Al gruppo si aggiunge anche Due Lune (Shawnee Pourier), giovane nativa americana senza voce, in fuga dalla propria tribù.

American Primeval: la recensione della serie tv

Parallelamente, Jacob Pratt (Dane DeHaan) si trova suo malgrado invischiato nella macchinazioni politiche dei Mormoni, che cercano di creare disordini sfruttando lo spauracchio dei nativi. L’uomo parte alla ricerca di sua moglie Abish, catturata durante un assalto indiano a cui lui stesso è sopravvissuto per miracolo.

American Primeval: la recensione in 5 motivi

Selvaggio (e violento) West

American Primeval non fa sconti a nessuno. La rappresentazione che fa della Frontiera americana è dura, cruda e molto violenta. Siamo ben lontani dal West idealizzato, raccontanto nei film con John Wayne e Clint Eastwood, in cui l’onore veniva al di sopra di tutto. La serie offre uno sguardo sanguinolento e mai edulcorato su quella che è stata un’epoca (tra 1850 e 1860) all’insegna dei massacri. A condire il tutto una fotografia cupa che dà perfettamente il tono a un racconto brutale e per stomaci forti.

Senza respiro

Già dal primo episodio si percepisce come American Primeval non abbia la minima intenzione di centellinare sul ritmo. La breve durata (soli 6 episodi) permette alla serie di immergere subito lo spettatore nell’azione, lasciandolo senza un attimo di fiato.

American Primeval: la recensione della serie tv

Storia vera e storia romanzata si mescolano abilmente e regalano personaggi con cui è molto facile empatizzare ed entrare in sintonia, accompagnandoli in un viaggio tanto interiore e metaforico quanto molto reale e faticoso.

Tra religione e patriarcato

Quella che ci viene raccontata è una storia di una società fortemente patriarcale, sia tra le fila degli Indiani, sia tra quelli che si dipingono come portatori di modernità e civilizzazione. Non a caso grande risalto viene dato ai personaggi femminili, primo tra tutti quello della protagonista, Rose.

È anche una società in cui la religione gioca un ruolo fondamentale e che all’epoca creò scontri che sfociarono nella più efferata violenza. Persino nella guerra. Ed è la storia di un mondo all’apparenza senza regole che si scontra con chi è alla ricerca di potere e e libertà. Una storia in cui nessuno è realmente mai al sicuro.

Il figlio illegittimo di The Revenant

La serie richiama facilmente alla memoria il capolavoro che è valso a l’Oscar a Leonardo Di Caprio e non è un caso. Alla sceneggiatura troviamo infatti Mark L. Smith, cosceneggiatore del film del 2015. American Primeval è disseminato di viste mozzafiato e scenari sbalorditivi, tra imperiose montagne e foreste incontaminate. Paesaggi che dipingono una natura tanto maestosa quanto indifferente alle piccole e insignificanti questioni umane.

American primeval recensione

La regia di Peter Berg ci regala scorci stupendi ed è incredibilmente efficace nelle scene d’azione. L’unico (forse) errore risiede nell’eccessivo uso del grandangolo, che però assieme a musica e montaggio regala un’esperienza immersiva e unica.

Performance di livello

Oltre alla violenza e alla maestosità dei paesaggi, l’altro punto di forza di American Primeval sta nella grande prova attoriale del cast. Betty Gilpin e la sua Sara rubano la scena, per forza, carattere e potenza emotiva, con un Taylor Kitsch decisamente in parte nei panni del rude Isaac Reed. Dane DeHann non lo scopriamo certo oggi, ma la sorpresa è senza dubbio Shea Whigham. Il volto di Jim Bridger (personaggio realmente esistito e già interpretato da Will Poulter proprio in The Revenant) regala una performance incredibile, assieme al suo “fortino” pieno di personaggi luridi e schizzati.

Vale la pena di vedere la serie TV? La recensione in breve

American Primeval, come evidenziato in sede di recensione, è un prodotto validissimo e che, impreziosito da un cast di assoluto livello, racconta una storia cruda e senza respiro. La violenza del West di metà ‘800 è rappresentata in modo potente e realistico anche grazie a un’ottima regia e a una fotografia cupa. Un prodotto che sicuramente farà felici gli appassionati ma che, per ovvi motivi, non incontrerà il gusto di chi non apprezza il genere. Secondo noi, in ogni caso, un’occasione a Sara e Isaac dovreste darla.

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