Black Bag, dove sta la verità se tutti mentono: La recensione del film in 5 motivi

Roberto Ciucci

Black Bag, la recensione del film

Amore e spionaggio sono due elementi ricorrenti nel cinema. Il pubblico adora le love story impossibili e quelle tra agenti segreti ne sono la massima rappresentazione. Non è un caso che il Mr & Mrs Smith di Doug Liman sia diventato negli anni un cult. In quel caso, il motore della vicenda prevedeva che i personaggi interpretati da Brad Pitt e Angelina Jolie non fossero a conoscenza delle rispettive doppie vite. In Black Bag di Steven Soderbergh, di cui parleremo in questa recensione, la situazione è diametralmente opposta e il fulcro della vicenda è la fiducia: se tutti mentono, come capire chi sta davvero dicendo la verità? Il regista di Erin Brockovich, della trilogia di Ocean’s e di Traffic si mette alla prova con una spy story dal cast stellare. Al fianco dei protagonisti Michael Fassbender e Cate Blanchett, infatti, troviamo Tom Burke, Naomie Harris, Regé-Jean Page, Marisa Abela e Pierce Brosnan. Black Bag sarà al cinema dal 30 aprile 2025. In un mondo di bugiardi, come si può mantenere intatta la fiducia?

Di cosa parla la trama di Black Bag?

George (Michael Fassbender) e Katheryn (Cate Blanchett) sono una coppia di agenti segreti ma anche marito e moglie. Dai colleghi, tutti bugiardi e traditori di professione, sono invidiati e ammirati per come riescono, dopo anni, a mantenere intatta e viva la relazione. Un giorno George è chiamato a un ingrato compito: indagare su un gruppo di colleghi tra cui si nasconde una talpa che ha trafugato un pericoloso software. Tra questi nominativi c’è anche quello della moglie.

Senza renderla partecipe di questo dettaglio, ma solo dell’indagine in sé, George organizza una cena a casa propria con i sospettati. Da amante della pesca qual è, vuole gettare l’amo in attesa che la preda abbocchi. Ed è così che al tavolo si ritrovano altre due coppie. Da un lato la dottoressa Zoe Vaughan, psicologa, e l’agente James Stokes. Dall’altro Clarissa Dubose, tecnica satellitare, e Freddie Smalls, analista. Tra una portata e l’altra, i segreti di ciascuno iniziano a venire a galla, in una spirale di inganni e intrighi…

La recensione in 5 motivi di Black Bag

Fascino magnetico

Affrontiamo subito l’elefante nella stanza, ovvero la coppia di protagonisti. È inutile girarci attorno: i nomi di Michael Fassbender e Cate Blanchett suscitano da soli sufficiente interesse da giustificare un posto in sala. In Black Bag, protagonista della nostra recensione, i due portano in scena una performance magnetica, carica di mistero e sensualità e resa ancora più affascinante dal gioco del gatto col topo che si instaura tra i due. Due che si sono giurati fedeltà eterna e che sono ancora assieme nonostante anni e anni passati a mentire per professione. Una fedeltà messa a durissima prova dall’indagine di George, che fino all’ultimo rimane convinto della genuinità delle parole della moglie. Nonostante gli indizi comincino a puntare in una direzione.

Black Bag, la recensione del film

Non una spy story tradizionale

Steven Soderbergh è solito sperimentare. È un regista in grado di saltare con naturalezza dagli spogliarellisti ai criminali, passando per Che Guevara e il basket. Era quindi lecito aspettarsi che il suo Black Bag uscisse dagli stilemi classici del racconto di spie, e così è. Pur mantenendo la struttura tipica del genere, con agenti ed enigmi da risolvere, il film si appoggia profondamente sul lato umano dei suoi personaggi. Un lato rappresentato da Clarissa, la più giovane del team e, per certi versi, non ancora “traviata” dalla professione. È lei che si fa portavoce di una domanda tanto banale quanto importante nel contesto della pellicola. Ovvero se sotto quegli operativi così attenti e metodici si nascondano ancora degli esseri umani autentici, in grado di provare dei reali sentimenti.

A chi dobbiamo la fedeltà?

Black Bag assume spesso i connotati quasi della seduta psicanalitica, non a caso ripresa come elemento ricorrente nel film. Il sottotesto morale è presto svelato: a chi dobbiamo la nostra fedeltà? Alla patria e al lavoro, oppure al matrimonio e alla persona cui cui abbiamo promesso di passare la vita? Si riflette sulla menzogna e sull’essere mutevole e in continuo cambiamento della realtà. Fassbender chiede a Blanchett se lei sarebbe capace di mentirgli. Lui non lo farebbe mai, lei “solo se deve“. Qui Soderbergh cita il se stesso di Sesso, Bugie e Videotape, ma anche il Clint Eastwood di Giurato Numero 2, film in cui si esplicitava quanto la giustizia e la verità non fossero sempre perfettamente sovrapponibili.

Black Bag, la recensione del film

Un dramma in due atti e mezzo

La regia di Soderbergh, proseguendo la nostra recensione, amministra colpi di scena e rivelazioni con grande maestria e con un tocco quasi teatrale. Pregevole il lungo piano sequenza iniziale che accompagna l’ingresso in scena di Fassbender. La suspense, come nei migliori film di questo filone, è sempre ben mantenuta grazie anche a un sapiente gioco di tira e molla. Prendendo in prestito la struttura tipica dei drammi, però, non possiamo non notare quanto l’atto risolutivo sia leggermente affrettato. Il dispiegamento dei nodi narrativi arriva un filo troppo di corsa, lasciando lo spettatore in parte confuso. Tutto torna e nulla viene lasciato al caso o al non detto, ma la narrazione avrebbe giovato magari di una decina di minuti in più a nostro dire. Curata e attenta la fotografia di Peter Andrews, caratterizzata da un sapiente uso dei primi piani per enfatizzare gli scambi di battute più carichi di pathos.

Cast di livello per personaggi di spessore

La grande performance interpretativa dell’intero cast enfatizza l’ottima scrittura dei personaggi, vivi e credibili. A corollario la vena di humor inglese, stuzzicante e accattivante ma mai eccessivo per non spezzare la suspense e allentare la tensione dell’indagine di George. Un plauso alla già citata Clarissa, interpretata dall’ottima Marisa Abela. Un peccato lo scarno impiego di due grandi nomi come Pierce Brosnan e Gustaf Skarsgård, relegati a ruoli che sembrano quasi più camei.

Vale la pena di andare a vedere il film?

Per riassumere la nostra recensione dell’ultima fatica di Steven Soderbergh, Black Bag è una spy story atipica, un thriller d’indagine che gioca sulle emozioni e sull’umanità. Ci si interroga sul senso della fedeltà e in chi vada riposta, sull’etica, la morale e su cosa voglia dire essere umani in un mondo in cui tutti, per professione, mentono. Magistrali Michael Fassbender e Cate Blanchett, ma come loro anche il resto del cast. Peccato aver limitato così tanto il minutaggio di Pierce Brosnan e Gustaf Skarsgård. La regia di Soderbergh amministra molto bene la suspense e snocciola rivelazioni e drammi con un gusto molto teatrale. La narrazione risulta un filo affrettata nel finale, ma i nodi vengono comunque al pettine in maniera sensata e coerente. Se volete dare una chance a Black Bag, vi ricordiamo che sarà al cinema a partire dal 30 aprile 2025.

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