Quello di esseri sintetici, robot e intelligenze artificiali che prendono coscienza è un tema affrontato in ogni salsa dalla fantascienza, sin dai suoi albori. Companion, film di debutto come regista di Drew Hancock, qui in veste anche di sceneggiatore, sviscera questo dilemma declinandolo in sala “horror romantico”. La pellicola, disponibile dal 30 gennaio 2025, è prodotta da Zach Gregger, dietro la cinepresa del buonissimo horror Barbarian del 2022. Nel cast l’ottimo Jack Quaid (lo Hughie di The Boys), affiancato da Sophie Thatcher (Yellowjackets ma anche Prospect), Lukas Gage (Euphoria e Smile 2), Megan Suri (Pisaca e Non ho mai…) e Harvey Guillen (What we do in the Shadows e Il Gatto con gli stivali 2). Abbiamo visto il film Companion in anteprima e vogliamo raccontarvi se vale la pena di andarlo a vedere, e perchè, in una nostra classica recensione in 5 Motivi. Pronti a trovare “la persona perfetta per voi“?
Di cosa parla la trama di Companion?
Iris (Sophie Thatcher) e Josh (Jack Quaid) sono una coppia perfetta, innamorati e devoti l’uno all’altra sin dal magico momento in cui si sono conosciuti, quasi per caso, in un supermarket. I due sono invitati nella baita sperduta tra i boschi di proprietà di Sergey, amante della loro amica Kat (Megan Suri). Iris è ha delle reticenze, in quanto non è convinta di piacere agli amici di Josh, che invece la rassicura dell’opposto.

Arrivati alla casa, vengono accolti anche dagli altri ospiti del party in programma per quel week end: Eli (Harvey Guillen) e il suo fidanzato Patrick (Lukas Gage). Il gruppo di amici inizia subito a spassarsela, tra alcol, musica e risate. La situazione, tuttavia, degenera presto quando Iris uccide Sergey che aveva provato a violentarla. Josh, Kat, Eli e Patrick sono sconvolti e il ragazzo fa l’unica cosa plausibile in quel momento: spegnere Iris. La ragazza è infatti un androide da compagnia creato per replicare in tutto e per tutto la perfetta fidanzata umana. La morte del padrone di casa da il La a una macabra catena di eventi che coinvolgeranno tutti gli occupanti. Iris compresa.
La recensione del film Companion in 5 motivi
Un colorato collage
A Companion va dato atto di essere stato in grado di prendere a piene mani da diversi generi e di averli impastati in un prodotto che funziona molto bene. Gli appassionati di fantascienza troveranno pane per i loro denti, così come chi è alla ricerca di elementi tipici dei thriller psicologici. Infine, saranno accontentati (anche se non troppo) anche i fan del cinema horror (in particolare sul finale). Su quest’ultimo punto, chi arriverà in sala attirato dal nome di Cregger si prepari a rimanere parzialmente deluso. Nessun eccesso di cattiveria o di gore, nonostante non manchi il sangue.
Una trama “vecchia” con una nuova veste
La trama di Companion esplora, come detto, un argomento abbastanza comune nella narrativa fantascientifica, ovvero l’autodeterminazione delle intelligenze artificiali. Iris non è ovviamente conscia di essere un robot fino a che non è lo stesso Josh a rivelarglielo. Il rifiuto e il diniego iniziali della ragazza sono solo un primo passo di un percorso di crescita personale che è preannunciato dalla metafora delle nuvole nere espressa nei primissimi istanti della pellicola. Il lavoro di Drew Hancock, per quanto molto derivativo (Her, M3gan ma anche l’A.I. di spielberghiana memoria), riesce ad avere un colore e un profumo tutti suoi. Lo spettatore più smaliziato non farà fatica a cogliere i numerosi “riferimenti”, ben mescolati in una trama molto lineare nel suo svolgimento ma non priva di qualche interessante colpo di scena.
Cos’è davvero l’amore?
Ciò che funziona molto bene in Companion, e che dona una buona personalità al film, è anche il discorso legato all’amore e al potere, al dominio e al controllo. In un mondo in cui è possibile farsi consegnare a casa, come fosse un enorme pacco postale, un fidanzato o una fidanzata che saranno devoti a noi al 100%, cosa vuol dire essere davvero innamorati? Hancock prova a dare una risposta offrendoci il personaggio di Kat come contraltare di Iris. La prima, fredda e calcolatrice ma al contempo molto fragile, è l’altro lato della seconda, estremamente sensibile e vulnerabile. La prima non si fa scrupoli a usare una persona per i propri scopi, la seconda farebbe di tutto per chi ama. O almeno, questo è quello che le dice la propria programmazione…

La tensione c’è… e si sente
Pur essendo un film di debutto, con Companion, come notato in sede di recensione, Drew Hancock riesce molto bene a tenere alta la tensione nello spettatore mediante alcuni efficaci strategemmi. Il primo, narrativo, prevede l’aver posizionato l’intera azione in una zona isolata, la baita di Sergey, circondata da chilometri e chilometri di boschi. Un posto pressoché irraggiungibile e da cui, di conseguenza, è quasi impossibile fuggire. Ciò amplifica la vulnerabilità della protagonista, per cui ogni scelta diventa vitale per la propria sopravvivenza.
L’altro è il sapiente uso di una buona colonna sonora, in cui i brani musicali sono intervallati da pesantissimi silenzi per alternare climax improvvisi a momenti di grande tensione emotiva.
Un po’ di sano humor macabro
Altro punto a favore di Companion è l’ottimo uso dello humor. Hancock centellina con dovizia momenti di umorismo nero in mezzo alla schiacciante tensione. Ciò fornisce al film una certa dose di leggerezza senza però sminuirne la carica emotiva e senza banalizzare la storia. Molto si gioca, ad esempio, sull’incapacità di Iris di mentire, bypassata giocherellando col telefono di Josh (chi ha visto, sa). Piccoli tocchi di colore per spezzare in modo sapiente la tensione.

Vale la pena di vedere il film Companion?
Siamo arrivati in sala senza aver nemmeno visto il trailer e ciò ci ha permesso di godere appieno di una pellicola che si è rivelata una piccola sorpresa. Companion, come avrete ormai capito dalla nostra recensione, è un film che non offre nulla di realmente nuovo, ma rielabora con gusto una formula frutto della commistione di diversi generi. L’ottima performance dei protagonisti, su tutti una incredibile Sophie Thatcher, assieme alla buona regia e alla sapiente alternanza di momenti di humor nero a quelli di tensione, rendono Companion, distribuito da Warner Bros, un film decisamente godibile. Certo, si sarebbe potuto azzardare andando un po’ più in profondità con alcuni temi, ma si sarebbe probabilmente persa parte della leggerezza che fa funzionare la formula. Se vi abbiamo incuriosito, non vi resta che recarvi in sala a partire dal 30 gennaio per trovare “la persona perfetta per voi“.
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