Uno degli elementi più centrali, quanto misteriosi, della saga fantascientifica letteraria di Dune, creata da Frank Herbert, è la confraternita delle Bene Gesserit. Questa sorellanza, dotata di poteri mistici a metà strada tra la divinazione e il controllo mentale, tesse nell’ombra le proprie trame per piegare il destino dell’universo. Nei recenti film di Villeneuve, essa è esplorata solo parzialmente, per quanto sia uno dei motori cardine della vicenda. Dune: Prophecy, ultima serie partorita da HBO, si professa di colmare proprio questa lacuna, raccontando le origini della sorellanza e del piano per “conquistare” l’universo. Sviluppato da Diane Ademu-John e Alison Schapker (con quest’ultima in veste anche di showrunner), è composta da 6 episodi. Si basa sul romanzo Sisterhood of Dune, scritto nel 2012 da Brian Herbert e da Kevin J. Henderson, figli e collaboratore di Frank Herbert, il papà della saga. In realtà l’adattamento prende spunto anche dai due libri successivi, mischiando un po’ le cose. Nel cast nomi d’eccezione come Emily Watson (Chernobyl), Travis Fimmel (Vikings) e Mark Strong (Kingsman e The Penguin). Abbiamo visto il primo episodio di Dune: Prophecy e vogliamo dirvi la nostra, come al solito attraverso una classica recensione in 5 motivi.
Di cosa parla la trama di Dune: Prophecy?
Ci troviamo oltre 10.000 anni prima della nascita di Paul Atreides, protagonista della saga principale. Lo Jihad Butleriano si è appena concluso e con esso la guerra contro le Macchine Senzienti. La famiglia Corrino, nuovo nome di Casa Butler, ha di conseguenza preso il controllo dell’Imperium, stabilendo un sistema feudale con le altre Grandi Case. Tra le implicazioni della guerra c’è anche la nascita dell’ordine delle Bene Gesserit, una sorellanza nata con lo scopo di addestrare mentalmente e fisicamente le proprie adepte, ora che vige il totale divieto di creare tecnologia “a somiglianza della mente umana”. Valya Harkonnen (Emily Watson) è una di loro ed è tenuta in grande considerazione dalla prima Madre Superiora Raquella Berto-Anirul, eroina dello Jihad. La donna ha in mente un progetto di selezione genetica per dar vita a regnanti e governanti più adatti, in modo che non si ripetano gli errori del passato.

Alla sua dipartita, Valya si covince che l’unico modo per mantenere saldo e sicuro l’ordine è quello di mettere una consorella sul trono imperiale. Inizia così un piano che coinvolge anche Tula (Olivia Williams), sorella di Valya, e la stirpe dei Corrino…
Dune: Prophecy, la recensione in 5 motivi
Tanta roba, troppo in fretta
Partiamo subito da un grosso problema che affligge Dune: Prophecy: la sua eccessiva verbosità. Intendiamoci, i libri di Herbert sono famosi per essere descrittivi ai limiti del maniacale, ma si tratta appunto di libri. Un prodotto audiovisivo dovrebbe seguire la regola aurea dello “Show, don’t tell”, ovvero mostrare invece di raccontare. Prophecy, per stessa ammissione dei creatori, si è prefisso l’obiettivo di essere comprensibile da tutti. Quindi non solo da chi non ha letto i libri della saga originale, ma anche di chi non ha nemmeno visto la recente dilogia di Villeneuve.
La decisione, per quanto sensata, si è rivelata un’arma a doppio taglio. La narrazione, per quanto tratti temi interessanti per chi ha apprezzato le pellicole con Zendaya e Timothée Chalamet, è sin troppo pesante e confusa. Viene riversata in faccia allo spettatore una mole incredibile di informazioni, di nozioni e di spiegazioni, finendo per creare una sensazione di soverchiamento. Perdersi un dialogo o un nome, soprattutto nei primi minuti, genera davvero tanta confusione. Paradossalmente, molti elementi (come la Spezia stessa) sono dati per assodati, creando ancora più ingarbugliamento mentale in chi, magari, non ha dimestichezza con certi concetti. Certo, viene da domandarsi come mai qualcuno che non ha mai visto i film principali decida di guardare un loro spin-off. Ma se si parti dal presupposto di poter essere comprensibili da chiunque, occorre esserlo fino in fondo.
Dune o Game of Thrones?
Passati primi venti minuti di episodio, si apre al pubblico la tematica centrale della serie (che è comune anche all’opera principale): gli intrighi politici. Al centro del contendere, oltre al pianeta Arrakis e alla sua preziosa produzione, c’è nientemeno che il Trono dell’Imperium su Salusa Secundus, pianeta natale della famiglia Corrino. Da un lato chi lo vuole mantenere, con in primis Javicco Corrino (Mark Strong), che deve fare i conti con le pressioni politiche esterne e con la minaccia dei Fremen su Arrakis. Dall’altra chi lo vuole ottenere, ovvero le Bene Gesserit di Valya e Tula.
Nel mezzo un certo numero di personaggi ambigui e misteriosi, capitanati dal Desmond Hart di Travis Fimmel. Sopravvissuto a ben 12 turni sul sabbioso pianeta, è tornato davanti all’Imperatore per chiedere il suo giusto compenso. O forse non solo per questo…
Un cast di livello per Dune: Prophecy
Come ci si aspetterebbe dalle produzioni targate HBO, anche Dune: Prophecy può contare su un parco attori di assoluto spicco. A partire dalla già citata Emily Watson, non nuova all’ambiente avendo lavorato sul set di Chernobyl, fino ad arrivare a Mark Strong e Travis Fimmel. Quest’ultimo, in particolare, già dai primi minuti crea attorno a sé un’aura di mistero ed interesse. Lo sguardo allucinato ogni tanto tradisce un Ragnar di fondo, ma per il resto già da sé funge da ottimo elemento di curiosità per proseguire la visione della serie.
Le prove attoriali, per quanto visto, sono in generale di buon livello, come ci si aspetterebbe da un cast così esperto. Un po’ meno convincente e da “serie teen” l’interpretazione degli attori più giovani, invece.
Il misterioso Desmond Hart
Oltre che sulle origini delle Bene Gesserit, l’attenzione dello spettatore viene inevitabilmente attratta dal personaggio di Desmond Hart. Lo stralunato soldato imperiale è reduce da una lunga permanenza sull’inospitale pianeta di Arrakis, molto più di chiunque altro vi sia stato dispiegato. La sua missione, ricalcando in parte quella che avrà Duncan Idaho qualche migliaio di anni dopo, era di avvicinare i Fremen e mischiarsi a loro per sedare le rivolte dall’interno. Ciò ha richiesto un prezzo, pagato dall’uomo con parte della sua sanità mentale. Travis Fimmel rende alla perfezione la follia nello sguardo di Desmond. Uno sguardo che nasconde non pochi segreti, come si evince da ciò che viene mostrato nell’episodio.

In pieno stile HBO, in cui il materiale originale viene in parte reinterpretato e integrato, il personaggio è stato creato ad hoc per la serie. Non compare, infatti, in nessuno dei libri da cui Dune: Prophecy prende spunto: ciò gli dona un’ulteriore aura di mistero, anche per i lettori. Il timore in questi casi è che Desmond rimanga coerente col materiale originale e che la sua presenza non stravolga la storia, sia per l’impatto delle sue azioni, sia per i poteri che dimostra di avere.
Dune: Prophecy visivamente è di grande impatto
Nulla da dire dal punto di vista degli effetti speciali. La resa visiva di Dune: Prophecy è di quelle da grande produzione. Del resto, HBO con le proprie serie non bada quasi mai a spese. I costumi riprendono lo stile di quelli visti nei film di Villeneuve, così come le scenografie e persino la fotografia. Registicamente nulla di particolarmente ricercato, ma il montaggio non ha problemi e le varie inquadrature rendono giustizia agli spettacolari paesaggi dei pianeti esplorati. Insomma, anche l’occhio avrà di che godere.
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Dune Prophecy in edizione Home Video 4K UHD
Con l’uscita in 4K Ultra HD della prima stagione di Dune: Prophecy, Warner Bros sembra aver pensato proprio a chi ama immergersi a lungo e con attenzione nei dettagli di un mondo complesso, vediamo insieme tutti i dettagli.
Comparto Video
Visivamente, questa edizione 4K UHD è un lavoro pregevole. Il trasferimento in 2160p, con supporto Dolby Vision, esalta l’estetica sobria e austera della serie. Lontano dallo sfarzo barocco dei film principali, Prophecy lavora per sottrazione: grigi opachi, velluti neri, candele e pietra. La fotografia sfrutta le basse luci per creare intimità e mistero, e il 4K riesce a conservare quel sottile equilibrio tra ombra e texture senza impastare. Si nota in particolare in una sequenza dell’episodio 4, durante una cerimonia segreta nell’abbazia delle Sorelle su Wallach IX: i veli traslucidi, i riflessi delle fiaccole sulle pareti umide, le pieghe dei volti in penombra — ogni dettaglio contribuisce a costruire il tono opprimente e religioso della scena, e l’HDR ne amplifica la profondità cromatica con coerenza.



Comparto Audio
Sul fronte sonoro, il cofanetto offre una traccia Dolby Atmos in lingua originale che sorprende per la sua eleganza contenuta. Non ci sono esplosioni né battaglie spaziali: qui l’immersione passa attraverso echi, silenzi e suoni ambientali. Le voci delle Bene Gesserit, spesso sussurrate, si muovono nei canali come presenze fluttuanti, mentre l’organo liturgico e le percussioni etniche della colonna sonora (firmata da Volker Bertelmann) costruiscono una tensione mistica piuttosto che epica. Interessante come il mix enfatizzi i silenzi strutturali — nella scena del rituale genetico nel laboratorio di Tula Harkonnen, si percepisce perfettamente ogni respiro, ogni piccolo movimento del tessuto, rendendo l’atmosfera ancora più inquietante.
I contenuti speciali
I contenuti speciali, spesso trascurati nelle serie TV distribuite in home video, sono qui invece uno dei punti forti del cofanetto. Oltre agli episodi in versione integrale, troviamo una raccolta di featurette esclusive che indagano i retroscena produttivi con sorprendente lucidità. In particolare, “Architettura del Mito” esplora la progettazione visiva della serie, mostrando il lavoro congiunto tra scenografi, costumisti e linguisti per dare forma a un’epoca antica dell’universo di Dune. C’è anche un’interessante conversazione tra i creatori Dana Calvo e Diane Ademu-John, in cui si discute della sfida di rendere cinematografico un periodo tanto sfuggente e non raccontato. Una chicca per i più attenti: l’episodio 5 include una traccia commentata che spiega le implicazioni politiche di una sola battuta, rivelando la profondità nascosta di certi dialoghi apparentemente criptici.
Vale la pena vedere Dune: Prophecy?
In base a quanto detto in sede di recensione, Dune: Prophecy si prospetta come un prodotto di alta qualità. Se avete apprezzato il lavoro di Villeneuve, sicuramente vorrete dare una chance alla serie targata HBO, disponibile a partire dal 18 novembre 2024 su Sky Atlantic. Divisa in 6 episodi, adatta il trittico di romanzi cominciato da Sisterhood of Dune e proprio qui potrebbe nascere un problema, ovvero l’aderenza al materiale originale. Già la presenza di Desmond Hart, creato ad hoc per la serie, denota una certa volontà di deviare da parte delle creatrici Diane Ademu-John e Alison Schapker. Quanto, però, si andrà per una strada diversa non è ancora dato saperlo.









