Hanno davvero ucciso l’uomo ragno? La recensione in 5 motivi della serie TV sugli 883

Roberto Ciucci

Hanno ucciso l'uomo ragno stagione 2: la serie sugli 883 continua

Dopo un improbabile gruppo di ricercatori/narcotrafficanti, l’incredibile sogno di un ingegnere di fondare la propria isola personale e il business delle musicassette contraffatte, Sydney Sibilia ci racconta la storia degli 883. Quella di Max Pezzali e Mauro Repetto, uniti dal caso e dal destino e divenuti protagonisti, per fortuna e talento, di un fenomeno mediatico e musicale che ha investito l’Italia degli anni ’90. Abbiamo visto i primi due episodi della serie, poichè insieme costituiscono una sorta di lunghissimo pilot, e siamo pronti a dirvi la nostra. Ecco quindi la recensione in 5 motivi di Hanno ucciso l’uomo ragno: La leggendaria storia degli 883, mini serie di 8 episodi disponibile su SKY dall’11 ottobre 2024.

Di cosa parla hanno ucciso l’uomo ragno?

Pavia, 1989: Massimo Pezzali (Elia Nuzzolo) riceve l’infausta notizia della sua bocciatura in terza liceo, con conseguenti vacanze a Lignano cancellate ed estate rovinata. Costretto ad aiutare i genitori nel negozio di fiori di famiglia, Max, appassionato di musica punk, si mette a scrivere una canzone per una ragazza su cui vuole far colpo. Parallelamente, Mauro Repetto (Matteo Oscar Giuggioli) è convinto di avere un talento, ma non sa ancora quale sia. Sogna di diventare un DJ e di sfondare nei grandi club americani.

La recensione in 5 motivi della serie tv Hanno ucciso l'uomo ragno

Fortuitamente compagni di banco, dopo un’iniziale diffidenza i due stringono un sodalizio musicale, cominciando a comporre musica assieme nella cantinetta di Max. È l’inizio della carriera degli 883.

La recensione in 5 motivi di Hanno ucciso l’uomo ragno

Max e Mauro…

Come ovvio e inevitabile che sia, tutto ruota attorno a Max e Mauro. Innamorato delle storie di riscatto con protagonisti degli inguaribili sognatori, Sibilia non poteva esimersi dal raccontare anche la loro. La storia di due eroi improbabili ma uniti dal sacro fuoco della creatività. Due simpatici “sfigati” di provincia convinti che per loro la fama non possa mai arrivare.

La recensione in 5 motivi della serie tv Hanno ucciso l'uomo ragno

Max e Mauro, alla fine, sono un po’ tutti noi ed è quindi impossibile non affezionarcisi. Pasticcione ma dal cuore d’oro il primo, forza creativa ed esuberante showman il secondo, al centro di gaffe, amori, scazzi e situazioni in generale in cui tutti noi, almeno una volta, ci siamo trovati.

… E non solo

A fare da contorno alla storia degli 883, una pletora di personaggi che non solo colorano la serie, ma che rendono tutto ancora più vivo e vibrante. C’è Silvia (Ludovica Barbarito), la ragazza per cui Max comincia a fare musica, una sorta di Regina del Celebrità. C’è il Cisco (Davide Calgaro), citato a più riprese in Nord Sud Ovest Est e La Dura Legge del Gol. Non manca neanche qualche cameo “celebre”, come quello di Edoardo Ferrario nei panni del produttore/saggio consigliere Pierpaolo.

Hanno ucciso l’uomo ragno è una macchina del tempo

Liberamente tratta da due biografie di Pezzali, Hanno ucciso l’uomo ragno è stata sviluppata da Sibilia e Groenlandia per Sky e prodotta insieme a Matteo Rovere. Alla regia lo stesso Sibilia, assieme ad Alice Filippi e a Francesco Ebbasta dei The Jackal.

La recensione in 5 motivi della serie tv Hanno ucciso l'uomo ragno

Il lavoro sui due protagonisti è eccellente. Elia Nuzzoli, che interpreta Max e fa da narratore della storia, ha una voce praticamente identica a quella del suo “originale”. Matteo Oscar Giuggioli balla e si muove allo stesso modo di Repetto. È evidente che ci sia stata una ricerca dietro e che abbia funzionato: sembrano loro ma ringiovaniti di quasi 30 anni. In barba ai primi trailer, in cui l’effetto “cosplay del discount” era abbastanza evidente.

Sibilia diverte e si diverte

La sceneggiatura di Hanno ucciso l’uomo ragno è, in pieno stile Sydney Sibilia, brillante e piena di spunti comici. Gli scambi di battute tra Max e Cisco, o tra lo stesso Max e Mauro; le situazioni improbabili in cui i due vanno a cacciarsi. Tutto funziona alla grande e intrattiene in modo genuino, non risultando mai noioso. Uno dei punti di forza della serie è che non serve essere fan degli 883 per appassionarsi alla vicenda. Ciò che cattura lo spettatore è la rappresentazione credibile di un sodalizio umano che si intreccia con quello musicale.

Niente va dato per scontato

Tutto in Hanno ucciso l’uomo ragno urla amore per gli anni ’90 e per come si viveva la vita all’epoca. Dalle telefonate fatte a casa perchè sprovvisti di cellulari, al dover risparmiare ogni centesimo per una VHS o un album, fino all’arte e agli artisti vissuti in modo quasi mitologico. La storia di Pezzali e Repetto riporta a un momento storico in cui tutto era importante perchè incerto, come fosse un territorio da esplorare.

Hanno ucciso l’uomo ragno ci racconta di come non si debba dare nulla per scontato. Che siano i propri sogni, le persone a cui vogliamo bene o il non rassegnarsi ad essere destinati alla mediocrità.

Vale la pena di vedere Hanno ucciso l’uomo ragno?

Basandoci su quanto detto nella recensione di Hanno ucciso l’uomo ragno, senza alcun dubbio sì. La serie messa in piedi da Sydney Sibilia intrattiene e funziona alla grande. I due giovani protagonisti interpretano dei perfetti Pezzali e Repetto e si respira l’aria degli anni ’90. Che siate o meno fan degli 883, date un’opportunità a questa serie tv targata SKY disponibile dall’11 ottobre.

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Tutte le immagini © SKY.