C’è una piccola perla del mondo horror poco conosciuta, che meriterebbe invece attenzione: il giovane regista Didier Konings, in collaborazione con lo sceneggiatore Marc S. Nollkaemper, hanno dato alla luce Heresy, un film del 2024 di cui vi parliamo in questa nostra recensione (senza spoiler!). Nato come episodio di una mini-serie televisiva olandese, il che spiega la durata di solo un’ora, il film, il cui titolo originale è Witte Wieven (e presto vi spiegheremo perché questo dettaglio è importante), ci trasporta in un mondo antico e rurale, fatto di oscurità quasi perenne e di arcaica spiritualità.
La trama del film Heresy
Prima di addentrarci nella recensione, è il caso di fare un breve riassunto della trama del film Heresy. Come accennato, la storia ha luogo in un villaggio olandese, in pieno Medioevo e nel mezzo di una non specificata foresta. In questo contesto conosciamo la protagonista, Frieda, una giovane sposa che non riesce ad avere figli e che, per questo, è trattata dal resto della comunità come una reietta. Lo stesso marito la tratta come tale, tanto che inizia progressivamente ad avvicinarsi a un’altra donna. L’unica fonte di speranza per Freida è la preghiera, ma quando neppure questa riesce ad aiutarla, la donna è pronta a varcare un limite proibito alla comunità: quello della misteriosa e oscura foresta che circonda il villaggio.
Un luogo proibito perché nessuno ne è mai uscito vivo e per questo si pensa che sia abitato da figure demoniache, che conosceremo poi come Witte Wieven, letteralmente le ‘Donne bianche’. Freida quel confine lo varca per scampare al tentativo di stupro del macellaio del villaggio, che la insegue nella foresta proibita. Ciò che accadrà, tra gli oscuri alberi, darà il via ad una serie di conseguenze pericolose e raccapriccianti. Frieda ne uscirà cambiata, e questa nuova donna cambierà anche le sorti della comunità.

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La recensione di Heresy in 5 motivi
Un’atmosfera da paura!
La prima cosa che colpisce del film è sicuramente il lavoro fatto da Didier Konings. L’atmosfera del film è tanto inquietante quanto suggestiva. L’ambientazione rurale, la foresta buia che delimita il villaggio e il realistico uso delle luci (è quasi sempre buio o rischiarato da qualche fuoco), favoriscono un’immersione completa nell’ambientazione e nella storia. Ma c’è di più.
L’attesa è il vero piacere
Il lavoro di Konings non si limita ad un’ottima scelta di ambientazione e al mix di luci e ombre. Punto a favore di Heresy, secondo la nostra recensione del film, è il fatto che la regia sia volutamente lenta e contemplativa, una tecnica che serve a generare suspense. Più che i fatti in sé che scorrono sullo schermo, è l’attesa che questi si compiano a dare piacere allo spettatore. Questo perché ciò che potremmo definire ‘vuoti’ nella narrazione sono, invece, riempiti dalle emozioni dei protagonisti: paura, sorpresa, inquietudine. Tutti visibili e sottolineati da espressioni, musica e giochi di luci.
Suggestivo folclore olandese
Particolarmente affascinante è tutta la parte legata al folclore olandese, che permea in realtà l’intera pellicola. Come accennato all’inizio dell’articolo, il titolo originale del film, Witte Wieven, ha un significato importante: rappresenta, infatti, le ‘donne bianche’, che secondo la mitologia germanica sarebbero un mix tra streghe ed elfi, e apparirebbero solitamente in tre, sempre dotate di un’arma. Sono chiamate in questo modo probabilmente perché sono entità completamente bianche, quasi eteree. C’è chi invece crede che l’etimologia si leghi invece alla parola ‘sapere’. Una duplicità, questa etimologica, che nel film si lega alla loro natura: buone o cattive, demoni o angeli?
Creatura demoniaca o semplice ribellione alla misoginia?
La duplicità di cui parlavano è, in realtà, presente anche nella protagonista Freida. Parliamo di una donna ripudiata solo perché sterile (e neppure è detto che lo sia lei) e additata come ‘creatura del Diavolo’ solo perché infiltratasi in una foresta oscura e uscitane viva. Frieda è il realtà il mezzo attraverso il quale si mette in evidenza una realtà dolorosa: i mostri non sono soltanto nella foresta ma anche fuori. L’uomo, inteso come genere maschile, è nella pellicola misogino, brutale, profondamente patriarcale.
La donna è solamente un mezzo di procreazione, senza identità o peso. Lo rende evidente anche il benservito dato a Frieda dal marito quando capisce che da lei non avrà figli. Frieda cambia non solo per ciò che le accade nella foresta, ma perché comprende che tutto ciò in cui ha creduto finora, inculcatole dagli uomini (a partire dal prete del villaggio) non è per forza giusto o vero. E la storia ci insegna come, in quegli anni (e non solo), una donna che si ribella alle leggi morali dettate dagli uomini è quasi sempre, a prescindere, una strega.
Una Frieda perfetta
In questo senso, un plauso va a Anneke Sluiters, l’attrice che nella pellicola interpreta una Frieda magistrale. Un personaggio perfettamente credibile, sia nell’aspetto che nell’interpretazione, che riesce a catturare lo sguardo dello spettatore e non farsi staccare poi gli occhi di dosso.
Vale la pena vedere il film?
Heresy non è il solito film horror dal ritmo serrato, con continue scene orribili e raccapriccianti. Il lavoro del regista ha portato alla luce un film raffinato, dove c’è il piacere della suspense e dove la paura risiede più nei luoghi e nelle azioni dell’uomo che nella parte ‘soprannaturale’. Per tutto questo, ci sentiamo di consigliare la visione della pellicola, disponibile in streaming su CGTV.
Immagini nell’articolo dal poster del film.









