The Institute, il terrore di Stephen King prende vita (e fa male): la recensione della serie in 5 motivi

Anna Montesano

The Institute, la recensione della serie Prime Video in 5 motivi

Il vasto e spesso inquietante universo di Stephen King continua a trovare nuova vita sul piccolo schermo. Stavolta è il turno de The Institute, la serie targata MGM+, disponibile su Prime Video, della quale vi parliamo nella nostra recensione senza spoiler, e di cui sono disponibili, al momento in cui scriviamo, solo i primi due episodi. Il re del brivido porta questa volta sullo schermo la storia di bambini dotati di capacità uniche, tra atmosfere cupe, elementi di fantascienza, thriller e dramma psicologico.

Di cosa parla The Institute

Prima di addentrarci nei vari punti della nostra recensione, è il caso di raccontare in breve la trama di The Institute. La storia ha inizio con il rapimento di Luke Ellis, un 14enne prodigio dotato di un’intelligenza fuori dal comune e di capacità telecinetiche. Una notte, alcuni intrusi lo rapiscono. Luke si risveglia in una stanza perfettamente uguale alla sua, ma senza finestre, e all’interno del misterioso Istituto. Questo luogo, apparentemente anonimo e nascosto nel Maine, è in realtà una prigione per bambini e adolescenti con poteri paranormali, come Luke.

L’Istituto è gestito dalla spietata Signora Sigsby e dal suo staff, i quali non esitano a usare metodi brutali, torture fisiche e psicologiche, per “estrarre” e amplificare le capacità dei giovani prigionieri. L’obiettivo? “Salvare il mondo”, secondo Sigsby, ma è chiaro che la situazione sia molto losca e misteriosa. Luke, intanto, fa amicizia con altri ragazzi internati e dotati di poteri telepatici o telecinetici. Insieme, cercano di resistere agli abusi e di comprendere la vera natura dell’Istituto, covando il desiderio di un’impossibile fuga.

LEGGI ANCHE: Squid Game 3, la lotta tra il bene e il male ha un vincitore: la recensione della serie in 5 motivi

La recensione della serie The Institute in 5 motivi

Dal romanzo allo schermo: c’è affinità?

È doveroso dare inizio alla nostra recensione con un confronto tra il materiale televisivo e quello scritto da Stephen King. Il responso, almeno per l’appuntamento d’esordio su Prime Video, è sicuramente positivo. La serie dimostra, infatti, un chiaro rispetto per il materiale originale, sia per quanto riguarda i personaggi chiave che per i temi centrali e l’ambientazione. Chi ha letto anche il libro, si ritrova perfettamente tra le prime pagine della storia del celebre scrittore, e rivive le sensazioni provate durante la lettura. D’altronde, lo stesso King, dopo aver visto gli episodi in anteprima, ha dichiarato che la serie “è davvero ben fatta”. Chi siamo noi per contraddirlo?

Un ‘doppio’ talento

Superato lo scoglio King, il secondo punto da evidenziare è ciò che in realtà si dimostra essere il vero cuore pulsante della serie, ovvero le interpretazioni dei giovani attori. I ragazzi che danno vita a Luke, Kalisha, Nicky e gli altri ragazzi super dotati sono il fulcro della storia e riescono a trasmettere vulnerabilità, paura, ma anche incredibile resilienza e forza. Riesce facile empatizzare con loro e con la misteriosa situazione in cui vivono grazie, anche, alla capacità di questi giovani ma talentuosi attori.

The Institute, il trailer della serie tratta dal romanzo di Stephen King

Un tema caro a King

D’altronde non è un caso che il fulcro della storia sia rappresentata proprio da un gruppo di giovanissimi. Vi ricorda qualche altro scritto di Stephen King? I suo lettori sanno bene che il Re del brivido ama porre al centro della scena bambini e teenager, spesso in gruppo, verso un’avventura terrificante. Lo ha fatto ne La lunga marcia, ma ancor più nel celeberrimo IT. E non è un caso: quello del dramma infantile, ma anche del coraggio che solo un ‘bambino sperduto’ può avere, è caro allo scrittore. In questi scritti, l’infanzia, ormai persa, si trasforma in voglia di rivalsa, nel coraggio per sconfiggere i mostri o, in questo caso, in determinazione per trovare una via di fuga. Questo, però, non ne rende meno dolorosa la visione (o lettura).

Un po’ King, un po’ From

Se parliamo, invece, di regia, il lavoro di Jack Bender è sicuramente da elogiare. L’atmosfera claustrofobica e inquietante dell’Istituto è ben resa sullo schermo, ed è ancor più credibile grazie ad una fotografia volutamente scura, cupa, che contribuisce a creare un senso costante di disagio e prigionia. Chi ha visto la serie From avrà sicuramente notato delle affinità con The Institute, che non sono casuali. Non solo il regista è, infatti, lo stesso, ma si vocifera che la serie sia ispirata proprio ad uno scritto di Stephen King. Lo scrittore stesso non ha fatto mistero di aver trovato From un capolavoro sottovalutato. Un cerchio che si chiude, insomma.

Una storia a tratti poco fluida

Sebbene la fedeltà al romanzo sia un pregio della serie, a tratti il ritmo di questa può risultare leggermente lento, soprattutto nelle fasi iniziali, quando l’obiettivo è costruire la tensione e il background dei personaggi. Il romanzo può certamente permettersi questo tipo di rallentamenti, ma una serie TV richiede una maggiore fluidità che a volte viene sacrificata, almeno nei primissimi episodi.

The Institute, la recensione della serie Prime Video in 5 motivi

LEGGI ANCHE: MobLand, il duo Tom Hardy-Guy Ritchie è vincente: la recensione della serie in 5 motivi

Vale la pena vedere la serie? La recensione in breve

The Institute riesce, almeno dopo la visione dei primi due episodi, a catturare l’anima della storia di Stephen King, ponendo ancora una volta l’accento sulla forza dello spirito infantile di fronte alla malvagità. Gli episodi scorrono veloci, nonostante piccoli intoppi di fluidità, e risultano affascinanti allo spettatore. Che siate fan di King o no, che abbiate o meno letto il romanzo, se siete amanti delle storie misteriose e ricche di segreti, vale sicuramente la pena dare una chance a questa serie TV.

Immagini nell’articolo dalle foto ufficiali della serie di Prime Video.