Non Dire Niente, una storia che fa riflettere: la recensione della serie tv in 5 Motivi

Melania Fiata

Non Dire Niente recensione serie tv Disney 5 Motivi

Una delle novità più interessanti presente nel catalogo di Disney+ del mese di novembre è la serie TV Non Dire Niente, basata sull’omonimo best seller di Patrick Radden Keefe del 2018. Chiaramente, noi abbiamo visto il primo episodio e siamo pronti a fornirvi la nostra recensione in 5 Motivi. La serie racconta, nell’arco di quattro decenni, la scomparsa di Jean McConville, madre di dieci figli rapita nel 1972, intrecciandola alle vicende dell’IRA. Esplora le conseguenze del conflitto armato in una società divisa e il peso emotivo e psicologico della violenza e dell’omertà. Le protagoniste sono due donne, Dolours e Marian Price, interpretate da Lola Petticrew e Hazel Doupe. Prima di addentrarci nella recensione in 5 Motivi di Non Dire Niente, diamo uno sguardo più dettagliato alla trama e al cast.

La trama della serie tv

La trama di questa serie (targata Fx), diretta da Anthony Byrne, Michael Lennox, Mary Nighy, ruota attorno alla nordirlandese Jean McConville, una madre vedova con dieci figli che scompare misteriosamente nel 1972. L’Esercito Repubblicano Irlandese (IRA), accusava McConville di essere un’informatrice dei britannici e la punì, anche se non faceva parte della resistenza armata. La sua sparizione è un esempio dei “Disappeared” durante il conflitto nordirlandese, in cui persone comuni venivano rapite. Alcuni attivisti, come le sorelle Dolours e Marian Price, scelsero azioni estreme per perseguire i loro obiettivi politici.

Nel cast: Lola Petticrew, Hazel Doupe, Anthony Boyle, Josh Finan, Maxine Peake.

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Non Dire Niente: la recensione della serie TV in 5 Motivi

Non solo la scomparsa di Jean McConville al centro della trama

In questi nove episodi sono presenti tematiche molto importanti, ma andiamo con ordine. La serie si apre con il rapimento (reale) di una donna, Jean McConville, una madre single di dieci figli che viene sottratta da casa sua e mai più ritrovata. I suoi figli sentivano solo le urla della loro madre, la quale veniva costretta a salire con la forza su un furgone bianco. Circa 29 anni dopo, una Dolours più matura racconta come, insieme a Marian, si avvicinarono all’IRA quando capirono che le manifestazioni pacifiche non avrebbero avuto alcuna possibilità di riuscire. Già questa scena mostra la realtà violenta, macabra e spietata di quel periodo, dominato da un feroce conflitto che ha devastato l’Irlanda del Nord, nel corso della seconda età del ventunesimo secolo.

Le sorelle Dolours e Marian Price, due figure della radicalità politica

La serie è tratta dalla vera storia di Dolours Price, una donna realmente esistita e morta nel 2013. In questo dramma storico, l’attenzione è focalizzata su quattro persone (anche se su due in maniera minore): Jean McConville, di cui vi abbiamo parlato nel paragrafo precedente; Dolours Price, una figura di spicco nell’IRA, ha scalato i vertici dell’organizzazione. Ciò è stato reso possibile grazie a una freddezza che affascinava chiunque incrociasse il suo cammino, per poi integrarsi con naturalezza nei circoli culturali delle società di Londra e Dublino. E ancora, Brendan Hughes, ex membro dell’IRA e Gerry Adams, il quale per molto tempo è stato il leader del Sinn Fein.

Attraverso frequenti salti temporali, si possono notare il coraggio, la tenacia e la determinazione delle due donne, che con azioni importanti e significative hanno lasciato un segno nella storia, divenendo icone della radicalità politica.

Il titolo fa riflettere: Che cosa non si può dire?

Guardando già il primo episodio, abbiamo capito che sarebbe stata una visione abbastanza forte e, soprattutto, riflessiva. Il titolo ci fa porre subito un interrogativo: cos’è che non si può dire? La trama è ambientata durante i Troubles in Irlanda del Nord, alla fine degli anni Sessanta, e chi conosce un po’ di storia, sa che quel periodo è stato terribile. Scontri violenti, sangue, bombe, sparatorie e brutali omicidi erano all’ordine del giorno. La cosa che non poteva essere detta era di far parte dell’IRA e, cosa più importante, non si potevano fare nomi per ‘l’incolumità di tutti’. Anche dire di essere cattolici era quasi una condanna.

La narrazione è un po’ lenta

Come spesso può accadere per questo tipo di genere, i drammi storici, a volte, possono presentare dei cali di narrazione, che fanno diminuire un po’ l’attenzione durante la visione. Purtroppo, succede anche qui, il ritmo non è sempre alto e coinvolgente: sono presenti delle scene in cui bisogna prestare un’attenzione maggiore per non perdere la concentrazione.

I salti temporali potrebbero destabilizzare

È solo un nostro punto di vista, ma la frequenza di salti temporali che sono presenti in questa serie potrebbero destabilizzare un po’ chi sta guardando. Non fraintendeteci, sappiamo bene che quando si parla di eventi storici, i salti temporali sono quasi essenziali, ma troppi rischiano di creare confusione. Il caso non è questo ma comunque è consigliabile non fare altro mentre si guarda questa serie.

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Non Dire Niente, la recensione in breve: vale la pena vedere la serie?

Dopo avervi fornito i nostri 5 Motivi nella recensione di Non dire niente, vi consigliamo di guardare la serie TV ma con delle raccomandazioni: se siete appassionati di film o serie di genere storico, allora questa fa al caso vostro, perché è ben fatta e vi piacerà di sicuro. Se però cercate una nuova serie da vedere, in modo casuale per questo mese, vi consigliamo di informarvi prima, leggendo la trama e solo dopo decidere se guardarla o meno. Se deciderete di farlo, la troverete in streaming sulla piattaforma Disney+.

Le immagini sono tratte dal poster ufficiale della serie TV Non Dire Niente.