Abbiamo visto il primo episodio di Sausage Party: Cibopolis, disponibile su Prime Video dall’11 luglio, e siamo pronti a dirvi la nostra attraverso la recensione – come al solito – in 5 motivi. Si tratta del sequel diretto del lungometraggio Sausage Party del 2016. Seth Rogen riprende la propria allegoria cibesca più o meno da dove si era interrotto l’ultima volta: la fortunata formula usata ormai 8 anni fa è ancora fresca, oppure la data di scadenza è ormai arrivata?
Di cosa parla la serie tv Sausage Party: Cibopolis?
Sausage Party: Cibopolis è, a conti fatti, una diretta continuazione del primo film, seppur con qualche lieve differenza. Nel finale della pellicola originale, infatti, dopo la cruenta battaglia nel supermarket Shopwell’s, Frank e gli altri cibi si imbarcavano in un viaggio interdimensionale dopo essersi resi conto di essere protagonisti di un film d’animazione. Nella serie, invece, lo scontro ha come conseguenza una rivoluzione globale da parte degli alimenti, che si ergono a specie dominante sul pianeta.

Ottenuta l’agognata libertà, le cose sembrano finalmente essersi messe sulla giusta strada, ma il conto arriva presto, ed è salato: un improvviso temporale scioglie (in alcuni casi letteralmente, visti gli effetti su alcuni cibi) la neonata utopia, creando una spaccatura nella popolazione. Frank e Brenda si trovano così a dover risolvere l’annoso problema di tenere unità la nuova società.
Sausage Party: Cibopolis, la recensione in 5 motivi
Umorismo non per tutti i palati
Partiamo gestendo subito l’elefante nella stanza: come ogni prodotto legato in qualche modo a Seth Rogen, Sausage Party: Cibopolis è caratterizzato da un umorismo fortemente scorretto. Già nel primo episodio non si contano le battute a sfondo sessuale, razziale e religioso, quindi chi non si trova a proprio agio con tutto ciò, difficilmente troverà interessante la serie. Come probabilmente è stato per il film.
Ma esattamente come per il lungometraggio originale, anche in questo caso basta andare oltre alla velo di scurrilità gratuita per trovare alcune vere e proprie chicche comiche, che inesorabilmente strapperanno più di una risata. Chiaramente la grandissima mole di giochi di parole e battute non traducibili lo rende un filo indigesto (ha-ha) se visto doppiato. Il lavoro di adattamento è comunque di buona fattura, ma inevitabilmente molto si perde.
Il cibo basta da solo?
Libero dalle costrizioni imposte dagli umani, prima visti come divinità, il cibo è chiamato a formare una società, con tutti i problemi che ne conseguono. Rogen e soci mettono in piedi una nuova allegoria, questa volta creando un parallelo alimentare con il mondo in cui viviamo, fatto di avidità, opportunismo e giochi di potere.
A tutto questo si aggiungono i pericoli a cui gli alimenti non erano abituati, essendo prima al sicuro sugli scaffali. Il temporale è solo un esempio ma funge da primo, importante spartiacque per capire se il sogno di Frank e Brenda può diventare realtà, oppure se il cibo è destinato a ripercorrere gli stessi passi dell’umanità che ha appena sconfitto.
Sausage Party: Cibopolis ha anche dei discreti contorni
Non solo il piatto principale offerto dalla missione in cui si devono imbarcare Frank e Brenda. Sausage Party: Cibopolis, come ogni buon banchetto che si rispetti, offre un pot-pourri di alternative in grado di soddisfare anche i buongustai più esigenti. Ed è così che ci vengono offerte alcune sottotrame all’apparenza piuttosto interessanti, come quella legata al Disturbo da Stress Post Traumatico di cui è vittima il povero Sammy Bagel Jr (Edward Norton) a seguito della perdita del suo amato Kareem Abdul Lavash (David Krumholtz) durante la battaglia del supermarket (una delle modifiche al finale del film di cui abbiamo già parlato).
Parallelamente abbiamo la situazione di Barry il würstel (Michael Cera), il miglior amico di Frank: finita la battaglia, la piccola salsiccia si trova a dover fare i conti con la dipendenza da adrenalina che lo scontro gli ha causato, portandolo a buttarsi a capofitto in ogni situazione di pericolo.
Animazione che fa il suo
Come per il film del 2016, anche in questo caso il comparto animazioni è affidato allo studio Annapurna Pictures. Lo stile adottato è il medesimo, molto cartoonesco ed esagerato nelle proporzioni e nel design. Anche qui, l’effetto “straniante” è il medesimo: il contenitore è, all’apparenza, da film animato per bambini, mentre il contenuto non potrebbe essere più lontano.
Il risultato, però, arriva solo in parte, poiché l’effetto “wow” se l’è mangiato il primo film. Nulla di drammatico, ovviamente, poiché siamo davanti a un prodotto che punta a tutto meno che a stupire per animazioni fotorealistiche.
Un’occasione mancata
Se proprio vogliamo trovare a Sausage Party: Cibopolis un difetto, è sicuramente quello di non aver sfruttato l’occasione per spingersi un pochino più “a fondo”. Ora che il cibo è a tutti gli effetti qualcosa di “vivo” e senziente, sorgono spontanee alcune domande. Ad esempio: come funziona per i cibi di derivazione animale (tipo il tacchino spennato che si vede a inizio episodio)? Oppure, di cosa si nutrono, visto che hanno la bocca? Stiamo chiaramente andando a cercare il pelo nell’uovo, ma sarebbe stato carino vedere esplorati argomenti di questo tenore.
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Vale la pena continuare la visione della serie tv? LA recensione di Sausage Party: Cibopolis in breve
Basandoci sulla nostra recensione in 5 motivi di Sausage Party: Cibopolis, possiamo affermare che sia da continuare per tutti gli 8 episodi che la compongono. La durata di ciascuno è abbastanza contenuta (circa 20 minuti), quindi l’impegno di tempo non sarà nemmeno troppo gravoso. Ricordiamo che è disponibile su Prime Video a partire dall’11 luglio.









