Abbiamo visto il primo episodio di Storia della mia famiglia, la serie TV targata Netflix composta da sei episodi, e ve ne parliamo nella nostra recensione senza spoiler. Diretta da Claudio Cupellini, la serie è un adattamento dell’omonimo romanzo di Filippo Gravino, e porta sullo schermo una storia di dolore e amore, e di tutte quelle sfumature che caratterizzano le relazioni familiari.
La trama della serie
Prima di addentrarci nella nostra recensione, ricordiamo in breve la trama della serie Storia della mia famiglia. Al centro c’è la storia di Fausto (interpretato da Eduardo Scarpetta), un uomo di circa trent’anni che ha una malattia terminale. È papà di due bambini, Libero ed Ercole, il cui futuro, dopo la scoperta della malattia, diventa la più grande preoccupazione. La madre dei ragazzi è stata infatti privata dell’affido, il che fa di lui l’unico tutore legame.

Fausto cerca allora di organizzare la sua vita, e soprattutto quella dei figli, per il periodo dopo la sua morte. Non volendo che i suoi bambini finiscano in una casa famiglia o tornino dalla madre, cerca di creare una nuova famiglia allargata, coinvolgendo le persone a lui più care: sua madre Lucia (Vanessa Scalera), suo fratello Valerio (Massimiliano Caiazzo), la sua amica di infanzia ed ex flirt Maria (Cristiana Dell’Anna), e il suo migliore amico Demetrio (Antonio Gargiulo). L’ultimo desiderio di Fausto è che siano loro, dopo la sua morte, la nuova famiglia dei due bambini, ma i quattro riusciranno ad esserlo davvero?
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La recensione della serie Storia della mia famiglia in 5 motivi
Un cast ‘sincero’, con un protagonista toccante
Il primo punto che colpisce e va a segno nella serie è il cast, con un appunto particolare al protagonista. Eduardo Scarpetta interpreta con cuore e sincerità Fausto, dandogli una forte verità e un elemento toccante a cui è impossibile resistere. L’attore, che ha già dato prova di portare con valore e talento un cognome già di per sé importante, è d’altronde supportato sul set dalla bravissima Vanessa Scalera, che tutti conoscono anche come Imma Tataranni. Nella serie Netflix è una donna con tante debolezze ma, all’occorrenza, determinata. Gli altri membri principali del cast, tra cui Massimiliano Caiazzo, sono altrettanto bravi nel dare vita a personaggi complessi e sfaccettati.

Due tempi per immergersi nella storia
Altro punto forte della serie TV è il fatto che la storia di Fausto e della sua famiglia sia raccontata su due piani temporali. Da una parte c’è il tempo attuale, quello di Fausto che affronta la malattia, che cerca di gestire figli e futuro, e in cui la sua famiglia fa i conti col dolore e il nuovo assetto familiare. Dall’altra c’è l’antefatto. Con una serie di flashback è infatti raccontata la storia di Fausto, il suo amore per Sarah e tutto ciò che lo ha reso l’uomo che è oggi. Questo duplice punto di vista contribuisce a rendere la storia più chiara e completa, dando alla serie la profondità che merita.
Ironia che non intacca l’emotività
Altra duplicità che permea la serie sin dal primo episodio è questa alternanza di dolore e ironia che, inaspettatamente, convivono perfettamente. La triste narrazione, in cui ha un peso fondamentale la malattia, viene spezzata spesso da battute e momenti di ilarità mai fuori luogo. L’umorismo ha anzi il pregio di smorzare la tensione della serie senza, tuttavia, intaccare la parte più emotiva e toccante. Una duplicità che incarna perfettamente Fausto, la cui volontà è quella di andarsene col sorriso, di essere ricordato per ciò che è stato prima della malattia.
Le emozioni prima di tutto
Collegandoci al punto precedente, c’è da dire che la trama non è particolarmente ricca di spunti o di svolte eclatanti. La narrazione lascia, infatti, ampio spazio alle emozioni, che sono il reale protagonista di Storia della mia famiglia. Le emozioni invadono lo spazio e il tempo, diventando padrone della vicenda. Le dinamiche tra i personaggi sono realistiche e toccanti, cosa che pur andando a discapito dell’imprevedibilità degli eventi, non diminuisce il valore del prodotto.
Un plauso alla regia
L’ottimo risultato complessivo che ottiene la serie, già dopo la visione del solo primo episodio, è merito anche del lavoro di Cupellini. La sua regia è infatti curata e sensibile, capace di valorizzare le interpretazioni degli attori e di creare un’atmosfera intima e coinvolgente.
Vale la pena vedere la serie?
Storia della mia famiglia è una miniserie ben realizzata, che racconta con delicatezza e profondità le dinamiche familiari e la malattia. Le interpretazioni intense, la narrazione efficace e la regia curata la rendono una serie sicuramente consigliata, soprattutto a coloro che non hanno timore di versare anche qualche lacrime.
Immagini nell’articolo dalle foto ufficiali della serie (dal profilo Instagram di Eduardo Scarpetta).









