Tulsa King 2, “il Generale” è tornato (e in grande stile): la recensione della serie in 5 Motivi

Melania Fiata

Tulsa King 2 recensione 5 Motivi

Da qualche giorno è disponibile su Paramount+ la seconda stagione di Tulsa King, la serie creata da Taylor Sheridan e con protagonista Sylvester Stallone nei panni di Dwight Manfredi. Con grande interesse abbiamo guardato il primo episodio di Tulsa King 2 di cui vi proponiamo la nostra recensione in 5 motivi. Dopo il tachicardico finale della prima stagione, che si è conclusa con il suo arresto, “il GeneraleManfredi è pronto a riprendere il suo posto e a portare avanti i suoi affari. L’hype per questa nuova stagione è piuttosto alto, visto lo straordinario successo che ha avuto la prima. Infatti, in diverse interviste, Sheridan ha confermato che non deluderà le aspettative. Prima di addentrarci nella recensione del primo episodio della serie, diamo un’occhiata alla trama e, solo alla fine, vi diremo se vale la pena vederla.

la trama della serie tv

La serie tv Tulsa King 2 riprende esattamente da dove l’avevamo lasciato. Dopo aver pagato la cauzione ed essere uscito dal carcere, Dwight e il suo fidato gruppo continuano a costruire e a difendere il loro impero in espansione a Tulsa. Ciò nonostante, appena gli affari iniziano ad andare bene, si accorgono che non sono gli unici a contendersi il potere. La mafia di Kansas City e un ricco imprenditore locale avanzano sul territorio e minacciano ritorsioni. Dwight si ritrova a dover proteggere la sua famiglia e la sua squadra, mentre continua a gestire i suoi affari. Come se non bastasse, deve ancora affrontare alcune questioni irrisolte a New York.

Tulsa King 2 recensione serie TV in 5 Motivi

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Tulsa King 2: la recensione del primo episodio della serie TV

Il ritmo della narrazione è lineare e coinvolgente

Nella nostra recensione di Tulsa King 2 vogliamo esordire menzionando una delle cose che ci ha sorpreso, nella visione del primo episodio, ovvero, il ritmo della narrazione che è piuttosto coinvolgente e lineare. Anche se in alcune scene questa intensità va a diminuire, l’attenzione non cala mai. Un piccolo esempio è possibile farlo con la scena iniziale, quando Dwight è in cella e colpisce il bullo di turno con un pugno. La nostra attenzione era totalmente rivolta a lui, a ciò che stava accadendo.

Subito dopo la scarcerazione, invece, è calato tutto ma non proprio drasticamente. Possiamo comunque comprendere questi “sbalzi” perché si tratta dell’episodio pilota e sicuramente il meglio arriverà con quelli successivi.

Sylvester Stallone vale l’intera serie

Siamo più che sicuri di ciò che stiamo per dirvi: uno dei motivi principali per cui vale la pena vedere questa serie è Sylvester Stallone. Il suo carisma, il suo fascino e la sua durezza, creano un mix perfetto e ineguagliabile che lo rendono unico. Non è solo uno spietato uomo d’affari ma anche e soprattutto un uomo d’onore, dotato di un’anima che lo rende vulnerabile. Un padre affettuoso, protettivo e un capo comprensivo che fa sentire importanti i suoi sottoposti.

Un uomo che oltre quella corazza sa citare anche poeti, scrittori, filosofi (nel primo episodio abbiamo avuto modo di ascoltare una frase di Oscar Wilde) e fare battute taglienti che, però, fanno sempre centro. Insomma, potremmo andare avanti a lungo ed esprimere solo elogi nei confronti dell’attore e della sua immensa bravura.

I nuovi personaggi daranno del filo da torcere a Dwight

Già dal primo episodio abbiamo assistito alla presenza di nuovi personaggi, i quali riserveranno non poche sorprese e daranno del filo da torcere a Dwight e la sua banda. Il primo è Carl Thresher (interpretato da Neal McDonough), un imprenditore locale dallo sguardo freddo e che ha il monopolio della marijuana. L’altro è Bill Bevilaqua, boss di Kansas City, spietato e pericoloso, interpretato da Frank Grillo. Tutto fa presagire che ci saranno grandi colpi di scena con questo amalgama di personaggi che si incastrano perfettamente tra loro dando vita a scene interessanti (e forse anche un po’ forti).

La mafia al centro della trama: ma la fase preparatoria può annoiare un po’

È vero, l’intera serie ruota attorno al mondo della mafia, di come funzionano gli affari e di come si dà inizio a una nuova attività. Nella seconda stagione, almeno nel primo episodio che abbiamo visto, si nota come Manfredi si dia da fare per aprire la sua attività e, tutte le procedure per farlo, possono risultare un po’ noiose. Tuttavia, Chickie, il nuovo capo della famiglia Invernizzi, dopo aver eliminato suo padre, è più determinato che mai a vendicarsi di Dwight dopo che quest’ultimo lo ha minacciato (finale della prima stagione).

La famiglia del “Generale” è il suo punto debole?

C’è una novità significativa nella seconda stagione della serie: il trasferimento della figlia di Dwight, Tina, a Tulsa. Anche se questo è motivo di gioia per Manfredi, in realtà, potrebbe rappresentare il suo punto debole, il punto in cui tutti i nemici potrebbero colpirlo per fargli male. Anche l’arrivo della sorella del “Generale” potrebbe rappresentare un problema perché il protagonista potrebbe fare veramente di tutto per proteggere i suoi cari, se messi in pericolo.

Tulsa King 2 recensione 5 Motivi

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In conclusione: vale la pena vedere la serie?

Dopo avervi esposto i nostri cinque motivi, vi consigliamo vivamente di proseguire la visione della serie tv perché promette bene e siamo sicuri che l’apprezzerete. Il segreto di Tulsa King è questo: non è pensata e destinata solo ai giovani ma anche e, soprattutto, ad un pubblico adulto, che ama trame di questo genere e che ha un “debole” per Sylvester Stallone. Insomma, non abbiamo trovato note negative alla visione del primo episodio, anzi, siamo ulteriormente convinti che la stagione 2 replicherà il successo della prima.

Se vi abbiamo incuriositi, correte a guardare questa serie che troverete in streaming su Paramount+ e godetevi la visione.

Le immagini sono tratte dal poster ufficiale della serie tv Tulsa King.