Dove eravamo rimasti, Massimo Lopez e Tullio Solenghi al Teatro Manzoni di Milano: la presentazione

Rosanna Donato

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In occasione delle feste natalizie, il Teatro Manzoni di Milano conclude la stagione teatrale 2023 con uno spettacolo “divertente e speciale” dal titolo Dove eravamo rimasti, scritto e interpretato da Massimo Lopez e Tullio Solenghi, i quali avevano iniziato la loro carriera proprio in questo luogo di cultura. L’evento va in scena dal 19 dicembre all’1 gennaio, e con l’avvicinarsi della prima teatrale i due protagonisti dello show presentano in una conferenza stampa la loro ultima fatica.

Dove eravamo rimasti: Massimo Lopez e Tullio Solenghi al Teatro Manzoni

Uno spettacolo che promette di far ridere il pubblico è quello presentato da Massimo Lopez e Tullio Solenghi al Teatro Manzoni di Milano e che propone numeri, sketch, brani musicali, contributi video, con alcuni picchi di comicità come una lectio magistralis di Sgarbi/Lopez, insieme a un affettuoso omaggio all’avanspettacolo. Il filo conduttore è quello di una chiacchierata tra amici, che collega i vari momenti dell’evento teatrale. La band del maestro Gabriele Comeglio accompagna ancora una volta lo spettacolo, “irrinunciabile ‘spalla’ della cornice musicale”.

Dopo un breve discorso introduttivo, il primo a prendere la parola è Massimo Lopez: “Non vedevamo l’ora di essere qui, romanticamente perché siamo legati al Teatro Manzoni, essendo il luogo in cui abbiamo debuttato, io con lo spettacolo il Fu Mattia Pascal di Giorgio Albertazzi nel 1976”.

Anche Solenghi ricorda la sua prima volta in scena: “Io ho debuttato ancora prima qui, nel 1970 con Madre Coraggio e i suoi figli di Bertolt Brecht. Il nostro nuovo spettacolo ha un titolo che rappresenta la voglia di ritornare in scena dopo la pausa forzata dovuta al Covid, che ci ha creato un’astinenza micidiale. È la voglia di tornare a raccontare al nostro pubblico, che consideriamo una sorta di famiglia allargata. C’è sempre qualcuno che viene a raccontarci un qualcosa della propria vita legata ai 12 anni del trio. Ormai facciamo parte della loro esistenza e questo per noi è un privilegio meraviglioso, che dà una grande responsabilità perché quando sei sul palco non devi deluderli”.

Stando alle parole di Tullio Solenghi, lo spettacolo sta andando bene: “È piaciuto a Sgarbi, il che voleva dire per noi un deterrente micidiale, ma abbiamo continuato lo stesso e, tra l’altro, rappresentiamo il critico anche in scena. Il nostro modulo di raccontare è sempre quello e gli ingredienti sono tutti nuovi”, dice l’attore.

Spazio alle domande

Cosa vedremo? Potete darci qualche dettaglio in più?

Massimo Lopez: “Lo stile dello spettacolo è simile a quello precedente. Avremmo potuto scrivere una commedia, ma in realtà abbiamo voluto continuare con quello stesso marchio. Quindi ci sarà una lectio magistralis di Sgarbi fatto da me”.

Tullio Solenghi: “C’è anche un duetto Mattarella/Bergoglio e poi una rivisitazione delle favole alla luce del politicamente corretto, scoprendo che non si può più raccontare, per esempio, Cappuccetto Rosso. Inoltre è presente un omaggio all’avanspettacolo con un pezzo classico insieme a un momento musicale dedicato ad Anna Marchesini. Abbiamo scelto una canzone bellissima di Gianmaria Testa, un pezzo che sembrava scritto per lei. Oltre alla Jazz Company, c’è un fondale schermo che ci aiuta a raccontare i vari momenti dello spettacolo. Questo fondale rappresenta anche il collegamento con il paradiso, una scena dove appaiono due personaggi che dialogano con noi: si tratta di Papa Ratzinger e Maurizio Costanzo, chiamati in cui per dire la loro”.

Com’è cambiato il modo di essere comici adesso con il politicamente corretto?

Tullio Solenghi: “Io credo che il teatro debba esulare dal politicamente corretto, lo spettacolo è anche una forma di estraniamento. Penso che la narrazione debba avere comunque libertà politica, facendo riferimento a volte a situazioni che potrebbero sembrare scomode. La satira è un qualcosa che dà l’idea della salute di un’azione”.

La carriera di Lopez e Solenghi: dal Teatro Stabile a Dove eravamo rimasti

In quali percentuali influiscono sulla carriera di successo il talento, le opportunità della vita, quindi la fortuna e gli incontri, e lo studio?

Massimo Lopez: “Io non sono mai stato ambizioso, volevo fare l’attore e capitò l’opportunità di fare un provino al Teatro Stabile di Genova con Luigi Squarzina. È stato mio fratello Giorgio a spingermi a partecipare al provino. Mi diceva: ‘Vai’, e io rispondevo: ‘Ma figurati’. Non credevo minimamente nelle mie possibilità, nonostante sognassi di fare proprio questo mestiere. Alla fine andò bene e decisero di scritturarmi per molti anni. Ero la persona più felice del mondo. Ho iniziato dicendo una battuta. L’anno dopo ne ho fatta una in più e poi un numero sempre maggiore, lavorando con grandi maestri.

La mia grande opportunità era quella di fare ed essere a Teatro, lì qualcosa sarebbe accaduto sicuramente. Dentro di me speravo di non diventare mai un uomo conosciuto, perché poi dovevo fare le interviste e già a scuola avevo paura di essere interrogato. Poi grazie ai personaggi interpretati a teatro mi sono un po’ sbloccato e ho perso quella timidezza che oggi mi consente di essere Massimo Lopez sul palco e di non nascondermi dietro un personaggio”.

Le percentuali

Tullio Solenghi: “Secondo me per fare l’attore serve talento per il 50%, le opportunità per il 30% e la scuola di teatro per il 20%. È chiaro che queste percentuali a volte variano. Se penso al Trio e a come ci siamo incontrati metterei anche la casualità, non dico al primo posto ma quasi. Però tutti e tre avevamo talento e venivamo da una scuola di teatro. Io credo che queste caratteristiche costruiscano un professionista dello spettacolo. Non costruiscono un divo, perché non ce ne è bisogno se vuoi fare questo mestiere in maniera duratura.

Non abbiamo mai perseguito il successo, il divismo, l’essere personaggi, ci ha sempre spaventati un po’. Proprio perché il nostro successo è arrivato in un’età matura e sapevamo cosa voleva dire anche avere momenti bui, sentire la sofferenza e farsi strada con il tirocinio. Non è facile: si parte da zero. Abbiamo sempre cercato di creare empatia con il pubblico”. Massimo Lopez poi sottolinea che tra loro due c’è sempre una grande complicità”.

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Un clima di festa in Dove eravamo rimasti, con Lopez e Solenghi

C’è uno spirito di festa nel vostro spettacolo? Che toni ha?

Tullio Solenghi: “Credo che per noi sia una festa all’età di 145 anni in due salire ancora sul palcoscenico, avere la passione per questo mestiere e trovare gente complice che ci viene a vedere. Vengono sempre numerosi a vederci, li consideriamo ormai nostri parenti. Il divertimento noi lo provochiamo perché vogliamo vivere divertendoci quando è possibile. Le persone si prendono davvero una pausa con noi di un’ora e quaranta – è la durata dello spettacolo – dai problemi quotidiani. Credo ci sia bisogno di questo ossigeno e noi lo stiamo dispensando a grandi dosi. Talvolta suscitiamo lacrime in loro per quanto ridono e questa è una cosa meravigliosa”.

Massimo Lopez: “C’è sempre un bel lavoro dietro, e quando c’è questa grande complicità tra le persone sul palco lavori molto meglio. Abbiamo lavorato con grande attenzione e passione anche per 10/12 ore al giorno. Nei 12 anni del trio ci vedevamo e scrivevamo ogni giorno”.