Drop, quando il primo appuntamento prende la piega peggiore: la recensione del film in 5 motivi

Roberto Ciucci

Drop - Accetta o muori, la recensione del film

La prima uscita, si sa, potrebbe finire in molti modi. Potrebbe scattare la scintilla che dà il via a una lunga relazione. Oppure l’altra persona potrebbe deludere le nostre alte aspettative, lasciandoci con un senso generale di insoddisfazione. Oppure il nostro telefono potrebbe essere preso di mira da un misterioso individuo che ci dà ordini minacciando qualcuno a noi caro. Ok, magari quest’ultima opzione è la meno probabile, ma è anche l’incipit di Drop – Accetta o rifiuta, di cui ci troviamo oggi a parlare insieme in questa recensione. La pellicola horror-thriller, diretta da Christopher Landon (Auguri per la tua morte e Freaky), ha alla sceneggiatura il duo Jillian Jacobs-Chris Roach. La coppia di protagonisti è affidata a Meghann Fahy (The White Lotus e The Perfect Couple) e a Brandon Sklenar (Midway e It Ends With Us). Abbiamo visto in anteprima Drop, che sarà in uscita in sala dal 17 aprile 2025 distribuito da Universal Pictures, e vogliamo dirvi la nostra attraverso una classica recensione in 5 motivi. Siete disposti ad accettare il messaggio?

Di cosa parla la trama di Drop – Accetta o rifiuta?

Violet (Meghann Fahy) è una casalinga e madre single con un passato violento e burrascoso. Il marito Blake era infatti violento e abusivo e il loro rapporto, come si capisce dall’incipit del film, è finito con la morte di lui durante una lite. La donna da quel momento ha preferito lasciarsi le relazioni amorose alle spalle, preferendo crescere da sola il figlio Toby con l’aiuto della sorella Jen (Violett Beane). Dopo mesi di corteggiamento, però, decide di accettare l’invito a cena in un elegante ristorante da parte dell’affascinante fotografo Henry (Brendon Sklenar). Ancora titubante, Violet affida Toby a Jen, e si avvia all’appuntamento.

La cena prende tuttavia subito una piega strana e inquietante. La donna comincia infatti a ricevere sul proprio cellulare dei drop, dei messaggi wireless non tracciati, da parte di un utente sconosciuto. Quello che inizialmente sembra solo un innocuo scherzo di cattivo gusto, in fretta si trasforma in un incubo. Dalle telecamere di sorveglianza della propria abitazione, Violet scopre che un intruso si è intrufolato in casa e sta minacciando la sua famiglia. I messaggi sono chiari: o seguirà gli ordini senza avvisare le autorità e senza lasciare il ristorante, o Toby e Jen faranno una brutta fine.

La recensione in 5 motivi di Drop – Accetta o rifiuta

Occhi sul cellulare

Christopher Landon è uno che si diverte a sperimentare, provando a trasporre escamotage narrativi nel genere horror. Con la dilogia di Auguri per la tua morte raccontava Il Giorno della Marmotta in chiave slasher. Freaky era una sorta di Quel Pazzo Venerdì ma con killer e vittima scambiati di corpo invece di una madre e una figlia. Con Drop prova a traslare In linea con l’assassino di Joel Schumacher all’interno dei canoni dello smartphone-thriller, genere in cui è il cellulare a farla da padrone. Interessante che lo stesso “nemico” del cinema finisca per diventare il protagonista indiscusso. I drop che arrivano a Violet vengono proiettati sullo schermo a uso dello spettatore, mentre lei è costretta a dissimulare nei confronti del suo accompagnatore. Un espediente narrativo che funziona molto bene all’inizio, ma che perde naturalmente di potenza via via che il film progredisce nella trama, arrivando inevitabilmente a sgonfiarsi sul finale.

Va bene la sospensione volontaria dell’incredulità, però…

In questa tipologia di film è doveroso farsi domande solo fino a un certo punto. È infatti molto vero l’adagio per cui se, in un horror, i personaggi agissero con logica esso durerebbe la metà. Anche Drop purtroppo non fa eccezione e negli ultimi 20 minuti (su circa 90 totali), richiede un esercizio di sospensione dell’incredulità particolarmente gravoso. Lo sgherro assoldato dall’antagonista, infatti, si rivela il più incapace nella storia dei tirapiedi incompetenti, prendendo una sequela infinita di scelte sbagliate e agendo nel modo peggiore. Una conclusione che in parte rovina un’esperienza che, fino a quel momento e con i dovuti paletti, era risultata anche piuttosto intrattenente.

Unità di tempo ma soprattutto di luogo

Prendiamo in prestito un paio delle unità del teatro aristotelico per parlare di quello che è forse uno degli aspetti più interessanti del film. Tutta l’azione (o quasi) si svolge all’interno di un ristorante, costruito in maniera splendida dalla scenografa Susie Cullen. Unitamente al fatto che i drop hanno una portata massima di 15 metri, il risultato è un livello di tensione medio per tre quarti della pellicola mantenuto piuttosto bene. Chiunque nel locale potrebbe essere il misterioso ricattatore: uno degli avventori, la barista, il pianista… Ciò innesca un avvincente gioco del gatto col topo tra Violet e l’antagonista: mentre lui prova a manovrarla come una marionetta, lei a sua volta cerca di stanarlo. Purtroppo lo svelamento conclusivo risulta un po’ buttato lì e manca di reale presa sullo spettatore.

Drop - Accetta o muori, la recensione del film

Brandon e Meghan funzionano benissimo

Oltre alla scenografia, il cuore pulsante di Drop è la sua coppia di protagonisti. Meghan Fahy e Brandon Sklenar irradiano grande fascino e la chimica tra i due sul set è credibile e d’effetto. Risultano entrambi molto plausibili nel rappresentare persone che non si sono mai viste prima e che quindi stanno ancora cercando di capire chi si trovano di fronte. Paradossalmente, il loro l’essere “esageratamente perfetti”, bellissimi e gentili fa inevitabilmente destare qualche sospetto nello spettatore, che passerà del tempo a cercare di capire dove stia la fregatura. Interessante il loro gioco di sguardi, che anticipa anche una riflessione su cosa non vada nelle relazioni di oggi.

Drop - Accetta o muori, la recensione del film

Ritmo martellante

Un grande pregio di Drop, che ritenevamo di dover segnalare in sede di recensione, è il suo ritmo a tratti martellante. I dubbi sugli ultimissimi minuti rimangono, ma nei tre quarti precedenti vi consigliamo di non distrarvi un secondo. Per risolvere il mistero bisogna cogliere ogni indizio nascosto nei vari angoli del ristorante, disseminato qui e là con maestria. La regia di Landon, poi, si prende il lusso di lasciarsi andare a qualche vezzo creativo. Pregevole l’uso della luce, che ogni tanto isola un particolare elemento o personaggio ponendolo sotto un riflettore, come se fosse sul palco di un teatro.

Vale la pena di andare a vedere il film?

L’ultimo film di Christopher Landon è un thriller interessante e che vanta qualche spunto di grande gusto. Il ritmo serrato, soprattutto nei primi tre quarti di pellicola, tiene alta l’attenzione dello spettatore, che è chiamato a non distrarsi mai per non perdere qualche indizio chiave. Peccato per l’ultima ventina di minuti, in cui lo svelamento finale finisce per creare un po’ di confusione nella narrazione. Magnetica la performance di Meghann Fahy e Brandon Sklenar. Vi ricordiamo che Drop, di cui vi abbiamo parlato in questa recensione, sarà al cinema dal 17 aprile 2025.

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