In gran parte della filmografia di Ron Howard, uno dei registi più importanti e amati della sua generazione, si percepisce in maniera evidente la volontà di indagare l’animo umano e la vita in generale. Apollo 13, Cinderella Man, Rush, a Beautiful Mind: il filo conduttore è abbastanza chiaro, per quanto cambino notevolmente generi, trame e ambientazioni. Non esula da questo tracciato anche Eden, ultima fatica del cineasta “ex Happy Days” e presentato al Festival del Cinema di Torino 2024. In uscita nelle sale italiane a partire dal 10 aprile, ci racconta una storia vera attraverso due punti di vista diametralmente opposti. Una vicenda, quella legata agli abitanti dell’isola di Floreana, nelle Galapagos, che Howard voleva trasporre in film da una quindicina d’anni. Per l’occasione un cast di grandissimi nomi: Jude Law, Vanessa Kirby, Ana De Armas, Sidney Sweeney e Daniel Brühl. Abbiamo visto Eden in anteprima e vogliamo parlarvene come al solito attraverso una nostra classica recensione in 5 motivi.
Di cosa parla la trama di Eden?
Come accennato in apertura di recensione, il film Eden si basa sulla storia vera del Dr Friederich Ritter (Jude Law) e della sua compagna/discepola Dora Rauch (Vanessa Kirby). Per sfuggire alla grande depressione e al conseguente collasso della società, la coppia si è trasferita sull’isola di Floreana, nelle Galapagos, con Ritter intenzionato a scrivere un saggio filosofico che sia il definitivo mezzo di salvezza per l’umanità. Ispirati dallo stile di vita a metà tra il survivalismo e il new age di Ritter e compagna, sull’isola arrivano Heinz Wittmer (Daniel Brühl) e la sua seconda moglie Margret (Sidney Sweeney). Assieme ai due il giovane figlio Harry, malato di tubercolosi.

La difficile e precaria convivenza delle due coppie è messa a dura prova dallo sbarco sull’isola della narcisista, bugiarda e libertina Eloise de Wagner Wherhorn-Bousquets, nota come La Baronessa. Con l’intenzione di costruire un esclusivissimo hotel per ricchi, la donna si è fatta accompagnare dall’ingegnere Rudolf Lorenz (Felix Kammerer) e dalla guarda del corpo Robert Philippson (Toby Wallace). I rapporti tra i tre gruppi iniziano ben presto a diventare tesi e le macchinazioni, le bugie e la crudeltà prendono il sopravvento.
Eden, la recensione del film in 5 motivi
Sorprende Sidney Sweeney
Inutile girarci attorno: oltre al grandissimo nome dietro alla macchina da presa, il principale biglietto da visita del film è il suo più che nutrito cast. Purtroppo Howard pecca nella gestione dei suoi attori. Troviamo quindi un Jude Law non sempre all’altezza e una Vanessa Kirby limitata da una sceneggiatura che la lascia sin troppo in ombra. Poco convincente anche il di solito ottimo Daniel Brühl, che si ritrova invischiato nei panni di un personaggio un po’ piatto e a cui non riesce a dare rotondità. Sorprende, ed è tutto dire, Sydney Sweeney, con un’interpretazione stile diesel. Tanto pacata e “remissiva” all’inizio quanto esplosiva e ferina nel finale. A lei a Vanessa Kirby il compito, in un certo senso, anche di narratrici di ciò che realmente accadde.

Un po’ troppo ripetitivo
Eden, il cui titolo strizza ovviamente l’occhio al paradisiaco giardino ma che in questo caso assume i connotati del girone infernale, pecca un po’ troppo di ripetitività. La narrazione non riesce nell’intento di creare un legame emotivo tra lo spettatore e i personaggi, della cui sorte finisce per importare fino a un certo punto. La premessa è anche interessante, ma il parallelismo tra passato e presente viene quasi subito accantonato per fare spazio a un (a tratti) stucchevole gioco al massacro tra cattivi vicini. Il risultato finale è una commistione di generi che fatica a trovare una propria identità e che si sofferma poco sui grandi temi appena accennati in apertura.
Alla fine siamo pur sempre esseri umani
Ciò in cui riesce tutto sommato ben il film è dipingere la bassezza a cui l’essere umano arriva pur di sopravvivere. Inutile nascondersi dietro a ideali filosofici e a discorsi sui massimi sistemi. Posti in condizioni di vita o di morte, ci aggrappiamo a tutto pur di sopravvivere. Ed è in questo senso emblematica la spirale in cui precipita Ritter. Introdotto allo spettatore come su un piedistallo morale più alto, col passare dei minuti crolla sempre più in basso. Fino a toccare il fondo, fino a rinnegare totalmente ciò in cui ha strenuamente creduto e ciò a cui ha dedicato tutta la sua vita.
La mina vagante della baronessa
Abbastanza efficace anche il personaggio della Baronessa di Ana De Armas, nelle sue corde e per cui vale in parte il medesimo discorso fatto per Brühl. Ma se nel primo caso alla performance manca profondità, la De Armas riesce a spingere senza paura sull’acceleratore. La sua Eloise, patetica, ingannatrice e disposta a tutto pur di sopravvivere diventa così lo specchio del peggio della piccola borghesia dell’epoca. La stessa grazie alla quale il fascismo riuscì ad arrivare a capo di mezza Europa in quegli anni.

Il sacrificio della profondità
Diversi temi di Eden, inspiegabilmente, vengono nominati e poi del tutto abbandonati. Uno, per esempio, è la tubercolosi di Harry, il figlio adolescente dei Wittmer. Da motore secondario della loro presenza sull’isola, su cui sperano di trovare una “cura”, d’improvviso viene totalmente accantonato. Visivamente Eden è molto accattivante, anche grazie alla fotografia di Mathias Herndl, ma Howard non riesce a donargli il giusto bilanciamento. Un po’ smorzate anche le musiche di Hans Zimmer, che appare lievemente sottotono rispetto ai suoi standard.
Vale la pena di andare a vedere Eden?
Nonostante premesse abbastanza interessanti e un cast di assoluto livello, Eden, distribuito da 01 Distribution, soffre di qualche problema di sceneggiatura, come evidenziato nella nostra recensione del film. Il ritmo ne risente e la ripetitività di alcune sequenze ne smorza il reale potenziale. Ron Howard regala comunque una pellicola visivamente accattivante, anche grazie alla splendida fotografia di Mathias Herndl. Assolutamente da menzionare la performance di Sidney Sweeney, che risulta molto più in parte dei più blasonati colleghi. Ci troviamo in ogni caso davanti a un prodotto ampiamente sufficiente ma che, dati i presupposti, sarebbe potuta (e dovuta) essere molto di più. Eden sarà al cinema a partire dal 10 aprile 2025.
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