We were the lucky ones disney+: un dramma familiare nella polonia della seconda guerra mondiale. la recensione in 5 motivi

Roberto Ciucci

We were the lucky ones su Disney+ la recensione in 5 motivi

Abbiamo analizzato il primo episodio di We Were the Lucky Ones, nuova aggiunta al catalogo di Disney+ e siamo qui per darvi la nostra recensione in 5 motivi. Disponibile dal 19 giugno vanta un cast di assoluta eccezione, con Logan Lerman e Joey King star indiscusse, ed è scritto da Erica Lipez e diretto da Thomas Kail, Amita Gupta e Neasa Hardiman. Pronti a scoprire se vale la pena vedere questa miniserie?

Indice

We were the lucky ones: di cosa parla la serie disney+?

Polonia, fine Anni 30. La famiglia di origine ebraica dei Kurc vive serenamente a Radom, parzialmente protetta dalle persecuzioni sempre maggiori per chi appartiene a questa religione. La pressione della Germania di Adolf Hitler si fa sempre più grande, però, fino a culminare nell’invasione del Paese l’1 settembre 1939. I Kurc vengono così investiti dalla furia nazista: chi finisce al fronte, chi deportato, chi riesce con difficoltà a scappare. Il destino dei vari membri della famiglia è sconosciuto, ma l’obiettivo comune è uno: ricongiungersi ad ogni costo.

We were the lucky ones su Disney+: la recensione in 5 motivi

La trama è basata su una storia vera. Il soggetto riprende infatti il libro scritto da Georgia Hunter, romanzo ispirato alla vita dell’autrice e pubblicato nel 2017.

we were the lucky ones, la recensione del primo episodio della serie disney+

L’importanza della famiglia…

L’intera vinceva si impernia sui Kurc e sulla loro numerosa famiglia. Sol e Nechuma, i genitori, già scampati con fatica al primo conflitto mondiale e gestori di un negozio di tessuti; Genek, avvocato e primogenito; Mila, seconda figlia maggiore e madre della piccola Felicia; Addy, figlio mediano e compositore a Parigi; Jakob, figlio maschio più giovane, aspirante avvocato e con una passione per la fotografia; Halina, la più giovane, ribelle e con un forte spirito combattivo e di libertà. Assieme a loro Adam, architetto innamorato di Halina; Selim, dottore e marito di Mila; Herta, moglie di Genek; Bella, fidanzata di Jakob sin da quando erano bambini.

Tanto quanto il contesto della Guerra e della segregazione, il motore della vicenda sono la famiglia e i legami tra i membri, messi a durissima prova dalla durezza del periodo e dalla distanza e dall’ignoto a cui tutti sono sottoposti dopo l’invasione della Polonia.

… e di avere sempre speranza

Sin da subito, si coglie quanto la serie voglia spingere sulla speranza e su quanto sia fondamentale non abbandonarla mai per non essere sopraffatti dagli eventi. Ogni membro della famiglia Kurc è una rappresentazione di una diversa tipologia di speranza: chi, come Genek e suoi genitori, è pragmatico e coi piedi per terra, già temprato dalla sofferenza della Prima Guerra Mondiale; chi, come la giovane Halina, serba dentro di sé il fuoco della gioventù, della ribellione e della costante ricerca di ciò che è giusto nel mondo, anche a costo di combattere con le unghie e con i denti per raggiungerlo.

E chi, come Addy, vuole solo ricongiungersi ai propri cari, anche a costo di affrontare a piedi il tragitto che separa Parigi dalla Polonia. Ogni Kurc è un diverso lato della medesima medaglia, un pezzo di un puzzle che si completa solo se tutte le tessere sono assieme e al loro posto.

Logan e Joey

Parlando di Addy, impossibile non tirare in ballo anche Logarn Lerman, la stella del cast. O meglio, una delle due, perché il “palco” della serie è diviso equamente con Joey King. Il primo torna a vestire i panni di un giovane uomo ebreo dopo l’esperienza con The Hunters su Amazon Prime Video, al fianco di uno strepitoso Al Pacino, mentre la seconda abbandona le vesti della spietata killer in Bullet Train.

Entrambi, per motivi diversi, accentrano l’attenzione e spiccano rispetto agli altri, in particolare Joey King, perfettamente calata nella parte e alle prese con una discreta performance attoriale già nel primo episodio. Il rischio di adombrare un po’ il resto degli attori c’è, ma nella prima puntata ognuno ha un adeguato screentime.

We were the lucky ones su Disney+: la recensione in 5 motivi

Ricostruzione accurata

Da quel che si può evincere dalla prima puntata, la serie fa dell’accuratezza storica un punto fondamentale, tra vestiti, musiche e scenografie. Tutto è studiato per immergere efficacemente lo spettatore, che viene catapultato nella Polonia della prima metà del ‘900.

L’unica nota forse un po’ stonata è la totale assenza di “lingua originale”. Nel senso, l’intero cast recita in inglese, simulando l’accento. Un po’ un peccato, ma che possiamo comprendere per necessità puramente legate alla facilità di fruizione.

We were the lucky ones: una storia vera

Come già accennato, alla base della miniserie di Disney+ c’è la vera storia della famiglia dell’autrice, Georgia Hunter, che venne a scoprire del proprio retaggio ebraico a 15 anni per via un compito assegnatole a scuola. Un’insegnante di inglese le aveva infatti chiesto di intervistare un membro della propria famiglia per imparare qualcosa sulle proprie origini.

La Hunter si rivolse così a sua nonna Caroline, che le raccontò la storia di suo nonno, Addy Kurc, scomparso un anno prima. Egli era un ebreo polacco di Radom scampato all’Olocausto. La giovane iniziò così un viaggio attorno al mondo e attraverso cinque continenti per ricostruire la storia della sua famiglia, trasponendolo poi nel romanzo che ha fatto da ispirazione alla serie.

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Vale la pena vedere la miniserie tv?

Alla luce di quanto detto, non possiamo che consigliare la visione della miniserie, che conta un totale di 8 episodi disponibili sulla piattaforma streaming Disney+.