Il tatuatore di Auschwitz: la recensione del primo episodio della serie TV in 5 motivi

Anna Montesano

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Abbiamo visto il primo episodio di Il tatuatore di Auschwitz, la nuova serie TV disponibile su Sky e Now, e siamo pronti a darvi la nostra recensione. Ispirata all’omonimo romanzo bestseller internazionale di Heather Morris, la serie è composta da sei episodi (con un’uscita di due puntate a settimana) ed è diretta dalla regista Tali Shalom-Ezer. Nel cast, nel ruolo dei protagonisti, troviamo Harvey Keitel e Melanie Lynskey, Jonah Hauer-King, Hanna Prochniak e Jonas Nay.

Date queste premesse, scopriamo se vale la pena vedere Il tatuatore di Auschwitz.

Il tatuatore di Auschwitz: di cosa parla la serie tv?

Prima di addentrarci nella recensione de Il tatuatore di Auschwitz, ricordiamo brevemente di cosa parla la serie TV. Le vicende si basano sulla vera storia di Lali Sokolov (Jonah Hauer-King), che nel 1942 viene deportato al campo di concentramento di Auschwitz. Per sopravvivere, Lali è costretto a diventare il tatuatore dei prigionieri. Ha dunque il compito di marchiare a vita ogni prigioniero con il proprio numero identificativo. È proprio svolgendo questa mansione che incontra incontra Gita (Hanna Próchniak), una ragazza appena arrivata nel campo di concentramento, e se ne innamora all’istante.

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Inizia così una storia d’amore che si sviluppa in mezzo all’orrore e alla disperazione del campo di concentramento. Lali e Gita trovano amore e speranza nell’altro. Attraverso gesti di gentilezza e compassione, Lali cerca di sopravvivere e di mantenere viva la sua umanità in un luogo dove sembra non esserci posto per esse.

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Il tatuatore di Auschwitz: la recensione del primo episodio della serie TV

tratto da una storia vera

Il primo punto su cui vogliamo soffermarci nella nostra recensione de Il Tatuatore di Auschwitz è il fatto che ci ritroviamo di fronte ad una storia vera. E non parliamo solo dei fatti tristemente noti dell’Olocausto, ma della storia del protagonista. I titoli che anticipano l’inizio del primo episodio specificano subito che la storia è basata sui ricordi di Lali Sokolov, che scopriamo essere anche il protagonista dei fatti. E questo incipit serve ad alimentare curiosità e aspettative del pubblico su ciò che accadrà, risultando, dunque, un punto a favore della serie TV.

Una narrazione cruda e toccante

Lali Sokolov lo chiarisce subito nella serie TV: questa è una storia d’amore. Un chiarimento che vorrebbe mettere l’accento su una parte del racconto che, in realtà, nel primo episodio è solo accennato nel finale. La scena viene infatti rubata da situazioni di ben altro tenore. Il resto dei 50 minuti dell’episodio ci fanno infatti sbattere il muso contro una realtà che ormai il mondo ben conosce ma che è sempre difficile vedere con i propri occhi. Le scene sono dure, crude, toccanti e dolorose in molti punti, ma non appaiono artefatte o forzate.

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salti temporali ‘necessari’

È proprio in virtù di queste scene spesso dure che i salti temporali della narrazione risultano una boccata d’aria fresca. L’alternarsi di passato – Lali nel campo di concentramento – e di presente – Lali che racconta la sua storia ad una scrittrice – funge quasi come pausa (forse voluta, forse no, ma sicuramente necessaria) dall’orrore dell’Olocausto.

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un protagonista credibile a 360°

Merita una menzione Jonah Hauer-King, l’attore che interpreta il giovane Lali Sokolov. E non solo per la performance credibile a livello emozionale, ma anche per la fatica fisica da lui resa magistralmente. C’è da dire che Jonah Hauer-King è lui stesso ebreo, e ha ammesso di sentirsi personalmente coinvolto nella storia narrata nella serie TV. Motivo per il quale ha voluto essere coinvolto a tutti i costi nel progetto (e, dopo il primo episodio, viene da dire che non ha deluso le aspettative).

scenografia e costumi senza pecche

Concludiamo con un cenno indispensabile al lavoro di scenografi e del costumista Ján Kocman, che ha ricreato le divise dei prigionieri, dando loro un impatto molto credibile. Una parte fondamentale della resa finale della serie TV è sicuramente la ricostruzione di Auschwitz, per la quale sono state necessarie otto settimane nel mezzo di un rigido inverno slovacco.

vale la pena vedere la serie TV?

La nostra risposta a questa domanda è: assolutamente sì! La serie TV promette di essere una storia toccante e indimenticabile.

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Immagine in copertina tratta dal poster della serie TV, interne dal profilo Instagram tattooistofauschwitz_official.